Gli investigatori sono convinti che la matrice della ruberia alla chiesa di S. Michele Arcangelo è la stessa delle parrocchie precedenti. Il capitano Giovinazzo rilancia l'appello: «Sappiamo chi siete, restituite le opere» IN SINTESI ROSARIO DI FURTI II furto registrato nella notte tra sabato e domenica a Crosia è l'ennesimo di una lunga serie che ha toccato quattro delle cinque province calabresi: San Ferdinando nel Reggino; Capistrano e Spilinga nel Vibonese; Crucoli nel Crotonese; Belmonte, San Fili e Paola nel Cosentino. REGIA UNICA Gli investigatori sono convinti che tutti i furti siano opere di un'unica banda, specializzata nel settore e di matrice siciliana. L'APPELLO II comandante del Nucleo patrimonio culturale dei carabinieri, il capitano Raffaele Giovinazzo, si è appellato ai ladri, facendo intendere d'avere ormai scoperto la loro identità e quindi invitandoli a restituire il maltolto. La "risposta" dei malviventi è stato il furto a Crosia. PISTA SATANICA Anche dopo il furto delle ostie consacrate a Crosia gli investigatori escludono senza tentennamenti la pista satanica. COSENZA - Una regia unica dietro tutti i furti sacrileghi delle ultime settimane. Sono "gestiti" da un'unica mente di matrice siciliana. Catanese, per essere precisi. Ne sono convinti gli investigatori che domenica hanno dovuto aggiungere il furto nella chiesa di San Michele Arcangelo, a Crosia, alla sfilza di parrocchie finite nel mirino della "Banda del Bambinello": da Belmonte Calabro a San Fili, da Spilinga a Capistrano, da San Ferdinando a Paola a Crucoli. Hanno agito sempre le stesse mani. Che tra l'altro sono già state schedate dagli investigatori coordinati dal comandante del Nucleo tutela patrimonio culturale, Raffaele Giovinazzo, che ha assunto la guida delle indagini, sul campo condotte comunque in sinergia con i singoli Comandi dei carabinieri. Per quanto riguarda l'episodio di Crosia, in particolare, il fascicolo investigativo sul caso è stato affidato al procuratore capo della Repubblica di Rossano, Dario Granieri. Sì, gli investigatori sono convinti di avere individuato i componenti della "Banda del Bambinello". E anche la macchina utilizzata. Il riserbo sul caso è impenetrabile. Ma in base a quanto trapelato conferme agli identikit e al numero di targa appurati coi furti precedenti sono giunte dalle testimonianze raccolte a Crosia dai numerosi testimoni oculari che hanno segnalato nei giorni precedenti al furto, quindi sino a sabato pomeriggio, la presenza di personaggi sospetti nell'area della piccola chiesa crosiota. Ecco perché ieri mattina il capitano Giovinazzo ha rilanciato l'appello fatto sabato mattina a Palazzo Arnone, a Cosenza, durante la conferenza stampa con cui l'Arma ha restituito alla comunità di Villapiana il tabernacolo ligneo rubato nel '98 dalla parrocchia dell'Immacolata concezione e ritrovato nella bottega di un antiquario milanese. L'ufficiale dei carabinieri ha invitato i malviventi, di cui ha chiarito d'avere già in mano non solo l'identikit e il numero di targa dell'auto ma molti altri, stringenti elementi investigativi, a restituire le opere rubate prima che scatti il blitz dei militari. La restituzione sarebbe utile a ottenere vantaggi giudiziari e religiosi oltre che a salvaguardare la "salute" dei pezzi sacri trafugati nelle chiese. È ormai chiaro che oltre a identikit e targa i carabinieri hanno in mano nomi e cognomi dei ladri, con tanto di pedigree giudiziario. Il capitano Giovinazzo, inoltre, ha nuovamente escluso in maniera categorica la pista satanica quale motivazione delle ruberie. Un'ipotesi spuntata con forza dopo che sia a Paola che a Crosia i ladri hanno portato via non solo le pissidi ma anche le ostie consacrate che erano contenute al loro interno.
(Cosenza) Furti sacrileghi, la regia è una sola
Gli investigatori credono che la matrice della ruberia alla chiesa di S. Michele Arcangelo sia la stessa delle parrocchie precedenti. Il capitano Giovinazzo ha rilanciato l'appello ai ladri, facendo intendere di aver scoperto la loro identità e invitandoli a restituire il maltolto. Gli investigatori credono che tutti i furti siano opere di un'unica banda, specializzata nel settore e di matrice siciliana. Il capitano Giovinazzo ha escluso la pista satanica e ha invitato i ladri a restituire le opere rubate per ottenere vantaggi giudiziari e religiosi. Gli investigatori hanno individuato i componenti della "Banda del Bambinello" e la macchina utilizzata.
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