Alessandra Mottola Molfìno, dal '98 direttore dell'assessorato Cultura, a fine mandato tirale somme. "La battaglia più dura? Contro la burocrazia, per piccole cose ". Quando sono arrivata tutte le sedi avevano bisogno di restauri. Oggi quattro concorsi su cinque sono al progetto esecutivo ALESSANDRA Mottola Molfino, otto anni come direttore del settore Cultura. Bilancio? «Felice di aver lavorato nella struttura comunale che è validissima, con persone straordinarie. Vado via soddisfatta». Che problemi ha trovato all'inizio del suo mandato? «Gli edifici dei 23 musei civici erano fatiscenti, aspettavano interventi di restauro da 40 anni. Al Castello non c'erano impianti d'allarme né anti-incendio, nelle biblioteche civiche c'erano 8 computer, oggi sono più di 340. Ma ho trovato anche molte difficoltà burocratiche che rendevano la vita difficile nelle piccole cose». Per esempio? «Convincere la Ragioneria che non c'era nulla di fraudolento nel comperare il collirio per i pesci dell'Acquario civico, o il salmone da 15 chili per Natale per il museo di Storia Naturale, che non voleva mangiarlo ma imbalsamarlo. O una scala telescopica di sicurezza per far salire i restauratori di Palazzo Reale fino ai soffitti delle sale, alti 5 metri, e cambiare le lampadine dei lampadari storici. Ci ho messo tre anni per ottenere dal settore Parchi e Giardini il taglio dei rampicanti che sgretolavano le mura medievali del Castello, nessuno voleva prendersi la responsabilità. E poi mi ricordo la disastrosa situazione dei custodi dei musei. Depressi e demotivati, furono rinforzati da 150 tranvieri in cassa integrazione che appendevano le giacche sulle statue e bevevano il caffè sui tavoli del 700. Oggi, dopo aggiornamenti intensivi, i custodi sono impeccabili, i migliori controllori delle condizioni di conservazione delle opere». Perché era così difficile ottenere cose banali, una scala o una potatura? «Tutto era diviso in dipartimenti che non dialogavano tra loro». Di che cosa va più fiera? «Di molte cose, ma soprattutto dei cinque concorsi internazionali di progettazione». Grandi concorsi ma scarsi risultati. O no? «No. Il concorso per il terzo riallestimento dei Musei del Castello è stato vinto da Michele De Lucchi, che ha già un contratto e sta progettando. La Grande Biblioteca, vinta da Peter Wilson, è all'esecutivo, ma lì il Comune ha già fatto la sua parte, dando un'area molto importante a Porta Vittoria. Ora tocca a Ministero e Regione. All'Arengario, per il Museo del '900, si firma il contratto con l'impresa tra 15 giorni. Pure l'Ansaldo di Chipperfield, la Città della Culture, è al progetto esecutivo, anche se è necessario finanziare il primo lotto. L'unico concorso arenato è per la nuova sistemazione della Pietà Rondanini di Michelangelo. Troppe polemiche». E l'incompiuta del museo di Arte Contemporanea, in Bovisa? «Lì il discorso è chiuso, non si farà nei gasometri, la bonifica dell'area è troppo costosa. Ma si farà altrove. Un museo di Arte Contemporanea è nei programmi del sindaco Moratti». Quale futuro per gli Arcimboldi? «È un transatlantico costosissimo, ma se continua con un mix di spettacoli popolari accanto a quelli più colti ed elitari, la formula può funzionare. E ben venga l'allargamento anche alle mostre, come ha detto l'assessore Sgarbi». Qual è la cosa più importante, tra le tante, che ha acquistato per i musei milanesi? «L'ultima, l'archivio del Futurismo di Adriana Bisi Fabbri. Una tessera decisiva per la collezione futurista che il Comune possiede». E quella che non è riuscita ad acquistare? «La signora Popova, dipinto in Russia da Boccioni nel l907. Un quadro quasi cubista, bellissimo. Costava un milione di euro». Che farà ora? «Ora sono libera di collaborare con chi vorrà fare progetti veri e realizzarli. Anche con il Comune di Milano, se me lo chiede».