Vittorio Sgarbi illustra in piazza la mostra «Cristo morto in cambio della Madonna» II botto più forte è quello finale: riportare la pala della Madonna della Vittoria nella chiesa di via Fernelli, per la quale Mantegna l'ha concepita. Sotto i riflettori accesi a cielo aperto per presentare alla città la grande mostra alle porte, il patron Vittorio Sgarbi rilancia l'idea e traccia la triangolazione vincente. Un gioco di sponda con il Ministero che presta il Cristo Morto della pinacoteca di Brera alla rassegna che il Louvre ha in cantiere per il 2008 e chiede in cambio l'opera razziata da Napoleone. Per l'Italia è una doppia occasione: riportare in patria il capolavoro che non è più uscito dalla Francia e dimostrare una politica nazionale sull'arte seria e concreta. La proposta c'è. Ora la palla passa al ministro Francesco Rutelli La serata è gradevole e lo scorcio sulla casa del Cappellaio, con la facciata mantegnesca riscoperta e restaurata e una volta tanto rimarcata da un fascio di luce rendono via Goito il luogo naturale in cui allestire un primo assaggio di mostra: per gli occhi, ma soprattutto per le orecchie. Arrivano in trecento e chi non trova posto a sedere si accalca ai lati, in fondo e persino dietro il palco. Sgarbi è un istrione. Ed è in forma smagliante. Incalzato (e quando serve tenuto a freno) dalle domande di Stefano Scansani, fa i fuochi artificiali. Ne ha una per tutti. Per Di Pietro, o meglio per la commissione d'esame che gli ha concesso la laurea, per il suo predecessore all'assessorato alla cultura del comune di Milano che ha paragonato l'evento mantovano ad una rassegna da strapaese, e per la direzione della pinacoteca di Brera. Brera: il Cristo Morto conteso, l'opera che da sola vale una mostra secondo le aspettative del critico d'arte riuscirebbe a far staccare duecentomila biglietti in più. Fosse stato per il museo, il capolavoro non avrebbe mai lasciato Milano. Al primo no, nove mesi fa, Sgarbi aveva incassato senza replicare. Ma quando il neoministro Francesco Rutelli l'ha chiamato mettendosi a disposizione per dare un colpo d'acceleratore alla mostra tripartita e al turismo in quest'angolo di pianura, gli occhi del critico si sono illuminati e la sua lingua ha sciorinato tre nomi: San Giorgio, San Sebastiano e Cristo Morto. Tre problemi: un comprovato 'non si può' motivato, un 'no' con Sgarbi che minaccia querele e un sì sudatissimo. «Brera ha provato a barare ha detto come un dipendente pubblico che sventola un certificato medico. Ma è arrivata la visita fiscale». Il quadro è in perfette condizioni, può viaggiare e sull'onda della polemica diventa un incredibile veicolo pubblicitario. «Non volevano separarsene? Potevano organizzare là una mostra attorno al Cristo. Sarebbe stata la quarta gamba della commemorazione dei cinquecento anni dalla morte di Andrea». Scorrono le diapositive per un primo assaggio degli 850 pezzi che dal 16 settembre saranno esposti a Padova, a Verona, e qui a Palazzo Te, a San Sebastiano, alla Casa del Mantegna e al Castello di San Giorgio. Il polemista lascia spazio al critico d'arte, e il Maestro viene evocato col nome di battesimo. Sullo schermo appaiono madonne ieratiche che contemplano il mistero dell'incarnazione e santi con le facce da osteria. Ogni scatto, con le figure dipinte come bassorilievi, per Sgarbi è una conferma: il maestro era anche un grande scultore. Statue su tela. Ma il Cinquecento incombente portava con sé nuove mode. Il gusto del movimento che Isabella d'Este chiedeva con sempre maggiore insistenza. Finisce lì, sul passaggio del secolo, la fortuna di Mantegna. E nasce quella di Raffaello. Mantova avrebbe voluto in prestito anche il trittico degli Uffizi. Non è arrivato. Sgarbi se ne è fatto una ragione: «Ci sta. Il più grande museo italiano deve tenere in mostra un'opera rappresentativa di Andrea, tanto più durante questa ricorrenza». La coda è polemica: «Certo, potrebbero almeno valorizzarlo meglio».
Mantova-Louvre: un baratto per Mantegna
Vittorio Sgarbi, patron di Mantova, ha presentato la mostra "Cristo morto in cambio della Madonna" in piazza, con il Cristo Morto della pinacoteca di Brera come capolavoro centrale. La mostra è stata organizzata per dimostrare una politica nazionale sull'arte seria e concreta. Il ministro Francesco Rutelli ha chiesto il prestito del Cristo Morto per la mostra, che sarà esposta a Padova, Verona e Palazzo Te. La mostra presenterà 850 pezzi, tra cui opere di Mantegna, Raffaello e altri artisti del Cinquecento. Sgarbi ha anche presentato la possibilità di valorizzare meglio il Cristo Morto, che è stato oggetto di polemica.
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