Da qualche tempo un nuovo garbuglio legale turba i sonni già inquieti dei soprintendenti. E' una disposizione che di fatto abolisce ogni controllo sulle esportazioni di opere d'arte. Se in passato gli antiquari italiani dovevano sottoporre ogni sei mesi alle locali soprintendenze il registro di entrata e di uscita degli oggetti passati nelle loro mani, ora quest'obbligo non esiste più, e sono le soprintendenze a doversi attivare per vedere che cosa comprano o vendono i singoli antiquari. In pratica, con la vecchia normativa, quando qualcuno staccava dalla parete di casa un quadro del Seicento per darlo a un commerciante, e questi lo rivendeva a un inglese che se lo portava a Londra, c'era qualche probabilità che la vendita venisse bloccata. Adesso è molto più difficile. La riforma ha scaricato sul groppone dei Prefetti dell'arte un'ulteriore, gravosissima incombenza. Anzi, potremmo dire, una Mission Impossible. Come se non bastassero tutte le altre seccature quotidiane che gli piovono addosso, tutta la lunga lista di restauri e altre faccende a cui devono correre dietro. E come se avessero a disposizione un'armata di segugi da sguinzagliare in ogni bottega per acchiappare al volo statue e dipinti in fuga. E invece come è noto il personale delle soprintendenze invecchia e va in pensione senza venire rimpiazzato da nuove reclute. SOno molti anni che non si fanno concorsi. Inutile dire quanto sia popolare questa norma fra i miei colleghi dei Beni culturali. Basta venire sul discorso perché si mettano a imprecare. E molti, naturalmente, buttano la croce addosso all'attuale ministro, Giuliano Urbani. Chi se non lui, lo spietato liberista, il privatizzatore selvaggio, poteva dare il disco verde al commercio e all'esportazione di pezzi del nostro patrimonio artistico? Chi se non Urbani poteva fare un così grazioso regalino ai soprintendenti? Peccato che il decreto incriminato (n. 490, sezione terza, articolo 62, commea terzo) porti la data del 29 ottobre 1999. E' il famoso Testo Unico dei Beni Culturali, che almeno su questo punto non si è limitato a recepire la legge del 1939, ma ha "innovato"(purtroppo perversamente). Regnante Giovanna Melandri, centrosinistra.
2262003 - Ministri e arte in fuga
Un nuovo decreto ha abolito il controllo sulle esportazioni di opere d'arte, rendendo più difficile per le soprintendenze italiane monitorare le transazioni. Con la vecchia normativa, gli antiquari italiani dovevano sottoporre ogni sei mesi le transazioni alle locali soprintendenze. Ora, le soprintendenze devono attivarsi per verificare le transazioni. La riforma ha scaricato sulle Prefette dell'arte un'ulteriore incombenza, considerata una "Mission Impossible". Il personale delle soprintendenze invecchia e non viene rimpiazzato da nuove reclute, rendendo difficile la gestione del patrimonio artistico. Molti colleghi dei Beni culturali criticano il ministro Giuliano Urbani, che è stato accusato di aver dato il decreto.
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