«Il territorio toscano è salvaguardato Altrove un caso come questo non avrebbe fatto notizia» «Mai più un caso Monticchiello» Il presidente della Toscana Martini: «Ma ora non possiamo più bloccare quell'insediamento» Le seconde case in Val d'Orcia intanto fanno litigare anche i Ds locali e il parroco del paese PRIMA della legge regionale sull'urbanistica in Toscana (3,6 milioni di abitanti) si prevedeva di costruire case per 8 milioni di persone. Oggi il fabbisogno è sceso a 4 milioni Il presidente della Toscana è sicuro che nel futuro in Toscana non sarà più possibile vedere sorgere seconde case in un territorio che l'Unesco considera patrimonio dell'umanità. L'attuale legge regionale sull'urbanistica, la futura normativa "salvacolline" e il prossimo (in consiglio regionale a dicembre) piano territoriale (una specie di prg per tutta la Toscana) metteranno paletti così alti che sarà impossibile valicarli anche per quelle amministrazioni che prima autorizzano progetti di pubblica utilità (20 case per giovani coppie) e poi non li bloccano quando diventano speculazione immobiliare (90 appartamenti per turisti). «Prima della nostra legge sull'urbanistica spiega Martini - i prg dei comuni toscani indicavano la necessità di fare case per 8 milioni di abitanti. Dopo la legge 5 del '95, la previsione è di 4 milioni a fronte di una popolazione reale di 3,6 milioni. Che significa nessuna megacolata di cemento sulla Toscana». Per l'oggi Martini fa presente ai giornalisti (riuniti per la ripresa dei consueti incontri del lunedì) che le ruspe a Monticchiello non possono essere fermate. Almeno dalla Regione. «Ho sentito i nostri uffici legali - spiega il presidente toscano e mi hanno detto che non abbiamo strumenti giuridici per intervenire». Insomma nell'attesa che si muova Roma ( il ministro Rutelli ha chiesto la documentazione) il dibattito va avanti. Sul caso specifico ieri si sono levate le voci dei diessini locali e del parroco. Don Carlo Prezzolini si schiera contro un insediamento («più che casali toscani sembrano condomini di periferia cittadina ») che finirà per stravolgere non solo il profilo collinare della zona, ma anchel'identità delle persone di Monticchiello. Roberto Rappuoli (coordinatore deiDs dell'Amata -Val D'Orcia) invece attacca «i tanti politici e ambientalisti, o presunti tali» che fanno uso di slogan in difesa della Val d'Orcia e poi hanno realizzato«megaville in campagna, recitando aie, costruendo piscine, illuminando viali e spesso chiudendo quelle strade che da sempre erano utilizzate dalla comunità locale». Per la cronoca Asor Rosa ha un contenzioso aperto con alcuni abitanti di Monticchiello proprio per una strada di vicinato fatta spostare dietro la sua casa. Ma sullo sfondo del caso specifico di Monticchiello resta aperta una discussione (iniziata da Asor Rosa e che in questo fine settimana ha visto un vivace botta e risposta fra Vittorio Emiliani e l'assessore regionale Riccardo Conti sull'Unità), che Martini giudica utile, sul futuro della Toscana e sul modo con cui si può mantenere tutelato un territorio. Martini ad esempio non crede che la ricetta stia in un nuovo centralismo riportando a Roma il potere decisionale «i peggiori scempi in Italia sono frutto dello Stato centralizzato ». Difende i comuni toscani che hanno salvato e valorizzato («i centri storici rimessi a nuovo con i loro soldi») il territorio toscano. «Il caso Monticchiello - fa notare - fa scandalo perché è Toscana, altrove non avrebbe avuto la stessa eco». Il problema di fondo semmai per Martini è che oramai i comuni hanno sempre meno risorse e così guardano ai soldi da incassare con gli oneri di urbanizzazione e che il mattone rimane l'investimento più redditizio di tutti. La sfida è nota: far prevalere l'ambiente sul profitto.