Dieci milioni di libri da rendere disponibili su Internet in meno di quattro anni. La sfida è ardua, ma il Vecchio continente non la vuole perdere, anche se le difficoltà non mancano. La Commissione europea con una raccomandazione del 24 agosto ha sollecitato gli Stati membri ad affrettarsi alla costruzione della Biblioteca digitale europea (Bde). Sui finanziamenti, però, rimane vaga e chiama in causa le istituzioni o i cittadini che abbiano a cuore la conservazione della nostra cultura. Il progetto è ambizioso e nasce dalla riscossa dell'orgoglio europeo nei confronti dei dirimpettai d'oltreoceano. Infatti, dopo l'annuncio nel 2005 di Google Print di voler costituire un enorme database in cui mettere a disposizione sul web 15 milioni di libri entro i prossimi sei anni, Jean-Noel Jeanneney, presidente della Bibliothèque Nationale de France aveva lanciato la sfida: fare di più e meglio del portale statunitense, perché la cultura europea non venga sopraffatta da quella anglofona. Dopo il grido di dolore di Jeanneney molti passi erano stati fatti e in poco tempo. Immediatamente era stata convocata una riunione di capi di Governo dell'Unione, un comitato di esperti era stato messo in piedi a velocità record per dare vita al progetto, che aveva ottenuto la benedizione di Viviane Reding, commissario per la Società dell'informazione e media della Ue. Fino alla raccomandazione dei giorni scorsi in cui si cominciano a dare le linee guida della nuova biblioteca virtuale. Intanto le tappe: entro il 2008 dovranno essere digitati due milioni di titoli tra libri, film, fotografie, manoscritti. Entro il 2010 la cifra dovrà salire a dieci milioni di opere disponibili gratuitamente via Internet per tutti gli eurocittadini. Quello che manca sono i fondi. Nel documento si fa riferimento a una cifra non meglio definita di 200-250 milioni di euro, somma che dovrebbe comprendere il costo dell'intera avventura senza specificare però chi dovrà erogarli. «Di finanziamenti per il progetto finora non si è parlato precisa Luciano Scala, direttore generale del ministero per i Beni e le attività culturali , ma noi ci candidiamo a ricevere fondi. L'Italia, comunque, non arriva impreparata alla sfida; abbiamo già fatto importanti passi avanti». L'iniziativa nel nostro Paese per la biblioteca digitale italiana (Bdi) è partita nel 2000, prima con la digitalizzazione dei cataloghi storici delle più importanti biblioteche e poi di alcuni contenuti culturali scientifici, letterari e musicali (disponibili su www.internetculturale.it). «L'operazione spiega Scalaha utilizzato i fondi del ministero per i Beni culturali per 8 milioni di euro tra il 2001 e il 2005. Per il 2006 abbiamo finito le risorse». L'Europa non è nuova all'argomento. Tra il 2001 e il 2005 (prima ' quindi dell'ideazione della Bde) nell'ambito del VI Programma Quadro, la Ue ha stanziato 36 milioni per un progetto riguardante la conservazione (14 milioni) e l'accessibilità ai contenuti (22 milioni). «Si tratta di piani con cui si prevede la creazione di strumenti e strutture che facilitino l'accesso alla digitalizzione, ma che nulla hanno a che fare con i contenuti spiega Maria Carla Cavagnis Sotgiu, direttore dell'Opib, l'Osservatorio dei programmi internazionali per le biblioteche e gli archivi.Ora, però, questi soldi sono finiti e ben poche istituzioni e biblioteche italiane ne hanno beneficiato». In ballo poi ci sono i soldi di econtentenplus, il piano che tra il 2005 e il 2008 distribuirà 60 milioni di euro per creare soluzioni informatiche per rendere accessibile a tutti i Paesi, anche semplicemente solo sul piano linguistico, le varie collezioni digitalizzate. Mancano solo i soldi per rendere virtuali i contentuti. Scala e Sotgiu sono convinti che prima o poi la Ue emetterà un bando grazie al quale ricevere finanziamenti. Atteggiamento che non sembra però emergere dall'ultima raccomandazione, che esorta gli Stati a collaborare e organizzarsi da soli, chiedendo aiuto anche ai privati. Chi avrà ragione non si sa. L'importante a questo punto è fare presto.