OSLO II metal-detector è se-verissimo: vanno posati i cellulari, gli orologi, le monetine e bisogna levarsi la cintura, altrimenti suona l'allarme. Niente bagaglio a mano, ovviamente, e biglietto in bella vista, che va passato allo scanner. Si percorre poi un corridoio sotto gli occhi di tre guardiani che stanno in cima a una torretta, alta due metri e tappezzata di monitor, per raggiungere le doppie porte antiproiettili, dove una si apre solo se l'altra è ben chiusa, come nelle banche. Ancora una paratia di cristallo, automatica, e siamo arrivati. Sembra di imbarcarsi a Heathrow su un volò per gli Stati Uniti, e invece stiamo soltanto visitando il museo Munch di Oslo. Dopo anni di pochi controlli e continui furti, ultimo il «rapimento» di Urlo e di Madonna conclusosi tre giorni fa con il rilascio degli «ostaggi» un po' malandati, Urlo ha due piccoli buchi in basso a sinistra, Madonna un foro più grande e il colore leggermente grattato il Comune norvegese per non correre rischi ha preferito strafare. Una volta si poteva uscire da una delle due porte del museo a scelta, oggi non più: hanno messo il senso unico. Prima era un'unica grande sala circolare, adesso sono tante salette separate da tramezzi. Perché? «In questo modo impediamo all'eventuale ladro di avere il colpo d'occhio totale sulla posizione delle guardie», spiega la signora Christoffersen, capo del servizio informazioni del museo, un sopracciglio alzato e l'altro giù, come se non ci credesse troppo. Mica finito. I dipinti più preziosi ora sono protetti da una barriera di plexiglass. Pure un Urlo «minore» a pastello e una Madonna litografata piazzati nella terza sala, in attesa che quelli veri tornino disponibili. La sala più grande, dove sono custodite tele molto note come Uomini al bagno, Vecchio, Ragazzo e Onde (dipinti da Munch tra il 1908 e il 1913), ha un'intera parete protetta da barriere di cristallo scorrevoli, che hanno inorridito i visitatori più sensibili tra cui la regina Sonia, in visita l'altroieri con la moglie del primo ministro bulgaro perché tra una e l'altra si sovrappongono, con un effetto ottico poco piacevole. Probabilmente proprio lì, in regime di doppia sicurezza, torneranno i capolavori ritrovati giovedì scorso. Non ci sarà da attendere a lungo: appena la polizia avrà terminato i rilievi, Urlo e Madonna saranno esposti per un breve periodo e gli si farà festa. Solo in seguito inizieranno i restauri. Il clamore che la vicenda ha suscitato in tutto il mondo ha fatto aumentare di un terzo i visitatori del museo, e non si vuoi sprecare occasione per far cassa, visto che la ristrutturazione è costata 8 milioni e mezzo di euro. Uscire dal Munch è laborioso quasi quanto entrare. C'è una doppia porta e poi un passaggio con accanto un guardiano che schiacciando un bottone può bloccare il vetro. L'unico luogo dove non ci sono telecamere ma non c'è da giurarci sono le toilette, che si trovano solo al di là delle barriere. Dice ancora la Christoffersen: «La sicurezza totale non c'è. In caso di assalto armato con ostaggi, c'è poco da fare. Primasi poteva scappar fuori in un attimo, adesso è più difficile». Se il pubblico è guardato con sospettosi sorrisi, anche per i dipendenti del museo la vita è complicata. La signora Christoffersen ha un badge sul tailleur e una scheda magnetica che deve usare per aprire qualsiasi porta. A volte non basta. Prima di alcuni passaggi deve scannerizzare i polpastrelli per farsi riconoscere. «Giù, nei magazzini, è peggio: mi scannerizzano anche la faccia», racconta un po' sconvolta. Per essere ammessi, gli estranei devono munirsi di un passi con foto. I norvegesi, però, non perdono proprio il vizio di fidarsi. Per le generalità, niente documenti: basta l'autocertificazione.