Puntare su arte e cultura perché sono questi i veri tesori della bella Italia, ma anche la vera ricchezza di Napoli e di tante città del Sud. Non è un caso che il centro storico di Napoli, tra i più antichi, estesi e importanti d'Europa, faccia parte dei trentadue siti italiani protetti dall'Unesco come area di straordinario interesse per l'umanità. Per quanto finora tale riconoscimento è valso solo come marchio di qualità, ma ancora non è servito a garantire al nostro centro storico quel restauro di cui avrebbe bisogno. Occasione d'incontro, dibattito e riflessione sul tema è stato il convegno «Lo Stato e la conservazione dei centri storici protetti dall'Unesco» a Palazzo Reale. Sono intervenuti, tra gli altri, il sovrintendente Enrico Guglielmo, il presidente del consorzio Sirena Bruno Discepolo, Antonio Parlato, il preside della Faocltà di Architettura Benedetto Gravagnuolo, i docenti Giulio Pane, Luigi Fusco Girard e Lucio Morrica. Il convegno è stato inaugurato dal rettore della «Federico II», Guido Trombetti. La stessa identità nazionale degli italiani si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali al mondo. Ma questo patrimonio in tutta Italia è d'obbligo che vada tutelato e protetto e questo compito non spetta all'Unesco, ma allo Stato italiano. «Finora i centri storici hanno risentito solo degli effetti negativi di una cattiva politica - spiega Nicola Bono, sottosegretario al ministero per i Beni e le attività culturali, con delega per i siti protetti dall'Unesco - Ma nel 2004 l'Italia è chiamata in sede Unesco a rendere conto, attraverso un apposito rapporto, della conservazione dei siti e dei centri storici tra cui quello di Napoli. L'iniziativa di questo convegno si sposa con la strategia che il governo porta Avanti. Bisogna definire percorsi d'incremento di finanziamenti pubblici con incentivi privati all'investimento nei centri storici. Solo così si può incrementare l'occupazione e il turismo culturale». Di qui l'esigenza di incoraggiare al massimo, attraverso misure fiscali e di riduzione della contribuzione, i soggetti sia pubblici sia privati presenti nei centri storici protetti affinché investano sempre più in interventi di conservazione e restauro. In sede di legge finanziaria 2002 un articolato di legge, elaborato in tal senso da magistrati e professori universitari e recepito in un apposito emendamento, ottenne un ordine del giorno favorevole alla Camera ed ora è all'attenzione del Governo. Punti salienti delle proposta sono il restauro qualificato e qualificante del centro storico di Napoli e l'opera continua di conservazione dello stesso, che permetterebbero non solo il recupero della memoria storica e dell'identità cittadina ma anche una grande occasione di lavoro per artigiani, architetti, giovani diplomati e laureati con l'emersione di piccole e medie imprese edili e il rilancio delle attività commerciali. Il convegno di Palazzo Reale si è concluso con l'approvazione dell'appello al Presidente della Repubblica affinché la proposta di legge per la Conservazione del centro storico di Napoli e degli altri centri storici protetti dall'Unesco trovi presto un'applicazione pratica.
2162003 - Pubblico-privato per la tutela dei centri storici
Il centro storico di Napoli è uno dei più antichi, estesi e importanti d'Europa e fa parte dei trentadue siti italiani protetti dall'Unesco. Tuttavia, il riconoscimento non ha ancora garantito un restauro adeguato. Un convegno a Palazzo Reale ha discusso della conservazione dei centri storici protetti dall'Unesco e ha proposto misure per incrementare gli investimenti nei centri storici. Il governo ha presentato una proposta di legge per il restauro qualificato e qualificante del centro storico di Napoli e per la conservazione dello stesso. L'appello al Presidente della Repubblica chiede che la proposta di legge trovi un'applicazione pratica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo