Ho letto con grande interesse l'intervista resa al "Tirreno" (29 agosto) dall'assessore regionale all'Urbanistica Riccardo Conti. Ne traggo occasione per una premessa metodologica, che spero valga una volta per tutte: non mi sono mai mosso, né intendo farlo ora, con spirito di contrapposizione alla Regione Toscana, di cui riconosco lo spirito costruttivo e l'apertura al confronto. Del resto, se siamo ancora qui a discutere seriamente di come l'ambiente toscano possa essere meglio preservato, vuol dire che ne esistono le condizioni, altrimenti sarebbe fiato sprecato. Ribadisco una convinzione pluridecennale (a cui è legata anche la mia scelta di passare qui e non altrove tanta parte della mia vita): la Toscana rappresenta l'esempio più alto in Italia d'integrazione tra opere dell'uomo e ambiente naturale. È perciò che la sua conservazione, e conseguentemente le forme possibili del suo sviluppo, costituiscono una materia così delicata. Ma veniamo al punto. Tutto parte da un mio articolo ("Repubblica", 24 agosto), in cui denunciavo l'edificazione presso Monticchiello di un vero e proprio ecomostro, un complesso edilizio enormemente sovradimensionato (95 appartamenti in 11 lotti!), più grande del paesino cui è addossato, lesivo dell'ambiente e del paesaggio, tipologicamente più simile ad una periferia urbana che ai famosi casali toscani, distruttivo dal punto di vista antropologico (gli abitanti potenziali più del doppio di quelli attualmente residenti nel borgo medievale), autolesionistico dal punto di vista economico (ovviamente, infatti, in rotta di collisione con l'attività predominante sul territorio, l'agriturismo). L'assessore Conti non sembrerebbe lontano dal senso della mia valutazione. In due punti della sua intervista, infatti, egli usa la seguente espressione: «l'insediamento di Monticchiello è uno schifo», «fa schifo». È un'espressione incredibilmente forte, che non lascia adito a equivoci. Subito dopo, però, Conti passa a ribadire l'impossibilità di qualsiasi intervento nel caso in questione da parte della Regione e a delineare un quadro di «attenzioni» legislative, con cui far fronte in futuro all'eventuale ripetersi di consimili «schifi». Qui c'è secondo me un salto logico, su cui vorrei soffermarmi, rimandando ad altro momento l'analisi delle interessanti intenzioni progettuali della Regione in materia di urbanistica. Dunque, a Monticchiello (ma potrebbe essere un qualsiasi altro luogo) si sta costruendo un «ecomostro» (Asor Rosa), ovvero uno «schifo» (Conti), e non si può far nulla per impedirlo? Dunque, in Toscana (in Italia) si costruiscono «ecomostri», si costruiscono «schifi», perché le «autorizzazioni» e le concessioni sarebbero, come si dice, tutte a posto? Dunque, in Toscana esistono gli «ecomostri», gli «schifi» autorizzati? Naturalmente, sul piano storico non sarebbe indifferente capire come da una buona intenzione iniziale si sia arrivati a concepire e a rendere realizzabile un «ecomostro», uno «schifo»; e neanche sarebbe fuori luogo verificare se il progetto in via di realizzazione sia in tutto e per tutto corrispondente a quello inizialmente approvato. Ma sul piano pratico e fattuale io propongo alla Regione Toscana di studiare, per così dire all'incontrario, come si possa rendere non realizzabile un «ecomostro», uno «schifo», apparentemente dotato di tutte le autorizzazioni ad essere realizzato. È difficile farlo? Facciamo un esempio estremo. Se su un lembo del territorio toscano s'abbatte una catastrofe atmosferica e tellurica, Stato e Regione intervengono in misura straordinaria con aiuti, misure, sovvenzioni. Ci spendono, insomma, impegno e soldi. Che differenza passa fra una catastrofe atmosferica o tellurica e una catastrofe ambientale? (questa seconda, se mai, è più grave delle prime, perché duratura). Propongo che sia presa in considerazione una misura che si potrebbe definire «rientro dall'errore» (oppure, in altri casi, come, se non ho capito male, quello di Fiesole, «premio alla virtù»). Poiché non ha senso che si progetti sensatamente il futuro, lasciandosi dietro una scia così fitta di «errori autorizzati» e di «magagne malcelate» (anche limitandomi al Comune di Pienza e alla Val d'Orcia, avrei potuto allargare il catalogo ben oltre lo scempio di Monticchiello, se avessi voluto procedere in maniera globalmente accusatoria). Sarei lieto se questa scommessa fosse assunta come una proposta positiva da parte della Regione Toscana.