FIRENZE. «In Toscana si è imboccata la strada delle lottizzazioni selvagge e della seconda casa turistica che crea un danno all'ambiente e al paesaggio». E' il grido di allarme di Alberto Asor Rosa, 79 anni, professore emerito della Sapienza di Roma. Un richiamo forte, il suo. Sì, perché Asor (casa a Capalbio e a Monticchiello, nel Senese), è l'autore della famosa definizione della Toscana come «terra felix». Qualcosa si è inceppato, negli ultimi anni, nella tutela del territorio toscano. A tal punto che Asor Rosa su Repubblica ha denunciato la costruzione di un grande insediamento nel borgo di Monticchiello, vicino a Pienza, nel cuore della Val d'Orcia. Monticchiello non è un caso isolato. La Toscana è a rischio, secondo il professore. Non più terra 'felix'? «Riconfermo il mio giudizio positivo sulla Toscana e sugli orientamenti generali della salvaguardia del territorio. Anche se questi negli ultimi anni sono entrati in una fase critica, in cui le ragioni dello sviluppo, che nessuno nega, vengono passati al filtro di molti e contraddittori strumenti di realizzazione». E' venuta meno una certa tutela ambientale per favorire uno sviluppo economico basato sulle seconde case anziché sull'agriturismo? «Non c'è dubbio. L'agriturismo rappresenta una forma decente di sviluppo sostenibile. Esso andrebbe sostenuto come un volano importante dell'economia turistica, impedendo la costruzione di megacomplessi turistici. Si è favorita la politica delle seconde case che confligge sia con una linea di sviluppo che di tutela ambientale». Quale è la responsabilità della Regione Toscana? «Io non sono un esperto di questioni urbanistiche. Da ospite della Toscana direi che l'inversione di tendenza sia determinata da un indebolimento della capacità progettuale della Regione nei confronti del territorio». In che misura questo venir meno della funzione progettuale della Regione è frutto della nuova legge regionale urbanistica che assegna ai Comuni un ruolo decisivo nell'iter edilizio? «Ritengo questa legge sbagliata perché i vincoli regionali devono sovradeterminare quelli locali. Altrimenti è la vittoria delle logiche e degli interessi campanilistici». Però questa legge ha consentito l'abbreviamento dei tempi nelle concessioni edilizie, cavallo di battaglia del mondo industriale edile. «Mi pare onestamente una spiegazione opportunistica. La sfida di un governo di sinistra deve essere invece quella di tenere insieme i due obiettivi della tutela del territorio e della rapidità negli iter autorizzativi». Il centrodestra toscano - a Grosseto, Lucca e Arezzo - ha puntato sull'edilizia. L'immagine vincente è stata quella della gru, simbolo felice di operosità e dinanismo. Anche la sinistra si è adeguata a questo modello? «Non c'è dubbio che il contagio del berlusconismo abbia preso anche parte della sinistra. E' tornato in auge un modello di sviluppo basato sulla gru. La ritengo una strada sbagliata non solo per il territorio ma anche per lo sviluppo economico della Toscana». Non ritiene che i numerosi obbrobri che si vedono in giro siano frutto anche di un certo peggioramento del personale tecnico? «Parliamoci chiaro, i tecnici mettono il loro sapere al servizio del maggiore profitto. Nel caso di Monticchiello su una cubatura prefissata si è passati da 40 a 95 appartementi. I tecnici possono dividere un volume per tre o per sei. Il loro compito è meramente esecutivo. Il problema è di chi dà loro gli ordini. Non c'è dubbio che la responsabilità sia della politica». Perché le amministrazioni locali hanno abbassato la tutela territoriale? «Per leggerezza, ignoranza e scarso spirito progettuale. Spesso i politici hanno orizzonti amministrativ corti, che non progettano per il futuro ma si limitano a sguardi che non vanno oltre i 3-4 anni». Quale futuro per la Toscana? «In bilico tra la ripresa forte di salvaguardia di una tradizione tipicamente toscana e il cedimento alle tematiche più distruttive dello sviluppo turistico e economico». Oltre a Monticchiello quali altri luoghi della Toscana sono un esempio negativo di salvaguardia del territorio? «Delle zone che conosco posso citare Capalbio, dove hanno costruito male. Stessa cosa a sud di Livorno, dove spuntano nuovi insediamenti turistici, all'isola d'Elba, a San Vincenzo. Ma l'elenco è molto più lungo, purtroppo».