Cara Unità, mentre leggo l'articolo di Vittorio Emiliani «un pericoloso grimaldello » mi trovo per l'appunto a Capalbio e sto lavorando con la Sindaco, un po' di assessori, progettisti e stiamo discutendo del nuovo Piano Strutturale. I temi che abbiamo di fronte sono proprio quelli di cui parla, con toni in verità «apocalittici», Vittorio Emiliani: le olivete, la salvaguardia, come frenare - ero tentato di dire «azzerare» - quell'eccesso di sollecitazioni immobiliari che gravano sulla Maremma e su tutto il territorio rurale toscano, che, è vero, rappresenta agli occhi della speculazione immobiliare un grande infinito potenziale mercato. Con la nostra riforma, con il nostro sistema di pianificazione questo cerchiamo di fronteggiare, contenere, se necessario, azzerare. Se Vittorio Emiliani è interessato potremo fornirgli materiali, elaborazioni, spunti, idee: a partire dal testo della LR 12005 «Norme per il governo del territorio» per vedere se potremmo avvalerci anche di qualche suo suggerimento. Tuttavia c'è un punto di dissenso irrinunciabile con la tesi di fondo dell'articolo in questione che non può essere sottaciuto. Per motivi essenzialmente culturali e politici. Noi per contrastare la speculazione e per un buon governo del territorio investiamo tempo, denaro, energie, risorse sui Sindaci, sugli enti locali, sulla democrazia e sulla partecipazione. Altri su un centralismo di stampo ottocentesco. Invito a rileggere dagli atti parlamentari lo splendido intervento del '67 di Mario Alicata sul sacco di Agrigento e sull'alluvione di Firenze; allora le Regioni nemmeno c'erano, le Sovrintendenze si, la speculazione imperava e creava quei danni e quei dissesti. Un grande intellettuale come Mario Alicata puntava fin da allora il dito contro le Sovrintendenze e invitava ad investire in democrazia. Il tema ha un grande rilievo culturale; attiene alle idee sulla società di domani ma anche alla qualità delle battaglie culturali di oggi. Se qualcuno pensa di governare società complesse, variegate Zygmunt Bauman le chiama «liquide», a furia di editti, decreti, vincoli; auguri! Noi preferiamo la strada dura e faticosa ma non illusoria - certo senza esisti scontati - della partecipazione, del confronto, della crescita politica e culturale. Vivaddio anche di buone leggi, di buoni piani, mestiere che noi toscani pensiamo di saper fare egregiamente. Siamo una Regione dove da due settimane uno stimolante intervento di Asor Rosa su caso di novantacinque nuovi alloggi, purtroppo, in via di costruzione in Val d'Orcia ha innescato un dibattito che impegna sindaci, assessori, intellettuali, giornalisti. Questo è un bene, può segnare, infatti, la strada di una crescita vera di una cultura urbanistica più avanzata e la sostanza di un metodo riformista di governo del territorio. Fatto questo importante quasi come buone leggi e buoni piani. Questa è la nostra esperienza che pure ancora non ci accontenta e che lavoriamo ogni giorno a migliorare. Insomma non siamo istituzioni che il lunedì si occupano della tutela e il martedì dello sviluppo, ma vogliamo rappresentare una cultura che sa affrontare insieme tutela e sviluppo. Questo chiama democrazia, sindaci, amministratori un grande patto istituzionale per un governo sostenibile del territorio. Il centralismo invocato nell'articolo ci taglierebbe a fette; tutelare sarebbe cosa diversa dal governare. Questa sì è una prospettiva destinata alla sterilità e all'inefficacia. Il tema ha una valenza politica indiscutibile; ricordo a me, prima che ai lettori dell'Unità, che nelle analisi della sconfitta del 2000 che aprì la strada al berlusconismo, abbiamo criticato un'azione troppo volta al «riformismo dall'alto». Reichlin ha parlato di «riformismo senza popolo». Quello che vogliamo fare in tema di governo del territorio è anche tanto «riformismo dal basso». Sarebbe interessante se il tanto «riformismo dal basso» che amministratori, tecnici, intellettuali, cittadini praticano ogni giorno senza poter accedere agli onori delle cronache giornalistiche, potesse incontrarsi con una buona, indispensabile riforma del governo del territorio di tipo parlamentare. Sì, la nostra azione trova spesso limiti insormontabili nei regimi dei suoli, in quello fiscale, nella difficoltà nel praticare buone politiche di perequazione; insomma nell'aleatorietà di strumenti che solo una buona riforma a livello nazionale potrebbe darci. L'appello che faccio io ai ministri del centrosinistra è che insieme ai «riformisti dal basso» possano impegnarsi per darci questa buona legge. Assessore Regione Toscana al Territorio e Infrastrutture
La Val d'Orcia tra apocalisse e riformismo
Il Presidente della Regione Toscana, in un articolo, discute del Piano Strutturale e della salvaguardia delle olivete. Il Presidente sostiene che la speculazione immobiliare è un problema grave e che il piano strutturale deve contenere misure per frenarla. Il Presidente riferisce di aver discusso con la Sindaco, assessori, progettisti e di aver espresso la sua disponibilità a condividere materiali e idee con l'autore dell'articolo. Tuttavia, il Presidente si oppone alla tesi dell'articolo che sostiene che il governo del territorio debba essere affidato a un centralismo di stampo ottocentesco.
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