La commissione istituita dal ministro Rutelli per stabilire i criteri di prestito delle opere d'arte forse potrà fissare indirizzi stabili rispetto alla discrezionalità di oggi. E' di ieri la visita del direttore generale del ministero Giuseppe Proietti alla Pinacoteca di Brera per stabilire chi deve firmare il nulla-osta che consentirà al «Cristo morto» di andare a Mantova per la mostra di Mantegna organizzata da Vittorio Sgarbi, che si aprirà il 16 settembre. Quanto alle preoccupazioni sulla custodia dell'opera in mostra, Enrico Voceri, presidente di Palazzo Te ha risposto al critico-assessore: «Sgarbi stia tranquillo, garantiremo le migliori condizioni di conservazione dell'opera». Sempre di ieri è anche la dichiarazione dell'ex ministro Antonio Paolucci che in accordo con il direttore degli Uffizi Antonio Natale e con Sgarbi, ma contro la dichiarazione del ministro Rutelli ritiene che l'"Annunciazione» degli Uffizi di Leonardo «non si dovrebbe prestare alla mostra di Tokio, e che l'ambasciatore Mario Bova è stato scorretto a trattare solo con il ministro». Infine, il maggior studioso del genio di Vinci, Carlo Pedretti, minaccia di organizzare un sit-in per impedire la partenza della tela. Registrato lo iato che va divaricandosi tra i fedeli custodi di un thesaurus da tramandare ai posteri anche a costo di sottrarlo alla fruizione dei viventi (sovrintendenti e conservatori) e i benculturalisti o i critici romantico-dannunziani, che intendono invece ristabilire un rapporto diretto tra arte e vita (quindi fare mostre, usare le piazze per gli eventi ecc.), due aspetti vanno approfonditi: in quali siti e in quali occasioni l'arte si trova più a rischio e quali benefici, o meno, arrecano all'arte le mostre. Ebbene, dai dati emergerebbe che le opere rischiano maggiori insidie quando sono a casa loro, nelle chiese, nei siti archeologi, ma anche nei musei (402 quelli statali in Italia visitati nel 2005 da 33 milioni di persone). A parte gli eventi naturali e gli attentati, i maggiori atti di vandalismo hanno colpito le tele a casa loro. «La ronda di notte» di Rembrandt è stato il quadro quantitativamente più danneggiato del XX,secolo: tre volte (1915, 1975. 1990) nel suo Rijksmuseum a Amsterdam. A Rembrandt non è andata meglio con la «Danae», danneggiata all'Ermitage nel 1985 da sconosciuti. L'anno dopo uno squilibrato ha bucato «Il cardinale» di Raffaello nel suo Prado. Un disoccupato italiano ha danneggiato «L'Adorazione del vitello d'oro» di Poussin nel '78 nella National Gallery di Londra. In San Pietro è stata martellata la «Pietà» di Michelangelo, al Beaubourg l'«Orinatoio» di Duchamp e così via... Ugo Zottin, generale comandante dei carabinieri tutela patrimonio traccia un quadro della situazione di danneggiamenti e furti. «Nell'ultimo triennio, compreso primo semestre 2006, la situazione dei danneggiamenti a tutti i beni artistici è in calo: ne sono stati denunciati 35 nel 2003, 26 nel 2004, 27 nel 2005 e 12 nel primo semestre 2006. A memoria nell'ultimo triennio è stato danneggiato un quadro all'anno esposto in mostra o nei musei. A volte si tratta di un danneggiamento involontario». Anche i furti sono in calo, «essendo passati da 2.267 del 2000 a 1.102 dell'anno scorso. Il semestrale 2006 è ancora in calo: 360 contro i 481 del precedente». Anche nelle chiese il dato è in calo: «Si è passati da 770 furti nel 2000 afferma Zottin a 483 nel 2005». Ma dove sono più sicuri i beni? «Il problema è che il loro numero è enorme. I sistemi di custodia ci sono tanto nei musei che in mostra. In alcune chiese restano invece difficoltà strutturali ed economiche, specie per le opere di scuola; no di certo per Caravaggio in San Luigi dei Francesi a Roma». Chi danneggia la grande opera (tipo «Pietà» di Michelangelo) «agisce spesso come caso patologico, per i furti gli identikit sono differenziati, e le opere che rischiano di più sono quelle nelle case gentilizie». Garantita la sicurezza (non mancano, tuttavia, casi di danneggiamento in mostra, come «La Femme qui lit» alla mostra di Atene «Picasso e il Mediterraneo» nel 1983) resta il fatto che il prestito spoglia il museo (più del 50 del patrimonio di un museo, tuttavia, è spesso in depositi non visitabili) e, inoltre, che le opere non sono prestate dietro ritorno economico: la burocrazia degli organi periferici del ministero non consente il «fee». Ciò, oltre a ragioni conservative, frena i sovrintendenti al prestito. Dal canto loro, gli organizzatori di mostre (il «Giornale dell'Arte» ne ha censite quest'estate 913 in 267), come Algranti (che organizza quella di Mantova), fanno valere le loro cifre. «Per la mostra "Caravaggio e l'Europa", ad esempio, abbiamo pagato restauri per 95mila euro, fee per 54 e concambi pari a 25». Seguono altri esempi: 68mila euro per la mostra «Andrea Mantegna, dipinti», 21 per «La scultura ai tempi di Mantegna» circa 108mila per la «Maniera padana». Quanto ai visitatori, secondo i dati del ministero, bisogna considerare che una pinacoteca come Brera ha avuto nel 2005 203mila visitatori con un introito di 576 milioni di euro. Nei quattro mesi della mostra su Mantegna gli organizzatori attendono circa 500mila visitatori. Per ora sostengono che i costi potrebbero arrivare sino a quasi 10 milioni di euro.