Beni culturali. Terreno su cui muoversi con cautela. Come vi abbiamo riferito giorni fa, si sta discutendo - Rutelli ben presente - sulla trasportabilità delle opere d'arte da una sede all'altra. Dal luogo in cui l'opera è collocata e custodita, alle varie esposizioni che necessitano, per ovvio prestigio, dell'originale. A Milano qualcuno si è pure offeso. A Brera, i tecnici contrari al prestito del "Cristo morto" del Mantegna per la mostra di Mantova sono scesi in campo con una "Lettera aperta ad un ministro, a un assessore e ai loro variopinti cortei". La missiva reca venti firme. E' una risposta ad una affermazione all'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi, che aveva affermato nel suo solito stile vulcanico: "I funzionari mentono al loro ministro". In pratica, secondo Sgarbi, vorrebbero tenersi l'opera fornendo dati fasulli sulle sue condizioni di conservazione. Una lettera pesante, per nulla conciliante, piccatissima e puntuta. Ecco alcuni passi, per una polemica che non trova poi così tanto spazio sui giornali, ma ci pare invece di primissimo piano, capace di andare oltre i battibecchi momentanei, coinvolgendo un intero mondo di cui poi, in finale, i fruitori di mostre e musei, sono l'ultimo anello, cui bisogna pur servire un piatto ben preparato, che sarebbe l'allestimento stesso. "Il 'Cristo morto' - si legge - è un'opera estremamente delicata e come tale è stata definita nella lettera. Nessun medico sensato autorizza un novantenne, seppure in buona salute, a salire sull'imalaya. E nessuna compagnia di volo accetta a bordo donne all'ottavo mese di gravidanza. Perché ci sono dei rischi". E ancora: "Il 'Cristo morto' andrà a Mantova non per una autonoma decisione, legittima, di un ministro intimidito, o irritato, dall'onda montante di polemiche, ma a seguito di un teatrino vergognoso". Parla anche la direttrice reggente di Brera, Luisa Arrigoni, secondo la quale il "Cristo morto" è "un'immagine simbolo irrinunciabile per il museo". Mentre si apprende che Andrea Emiliani sarà presidente della Commissione che deve stilare le linee guida per i prestiti, replica Sgarbi: "Io accusavo i funzionari perché dicevano a Rutelli che l'opera non poteva muoversi per conservazione. E questo non era vero. Mantova non è l'Himalaya e il 'Cristo' non è all'ottavo mese di gravidanza. Per altro si sposta in camion dove, anche in caso di incidente, l'opera si può salvare. Se un aereo cade, invece, si perde. Per questo non porterei 'L'Annunciazione' di Leonardo a Tokio".