Mancano i fondi e chiude il villaggio della Preistoria di Noia: dopo la pausa estiva, infatti, l'eccezionale ritrovamento dell'età del bronzo non riaprirà i battenti ai visitatori. Meridies, l'associazione di volontariato che si è occupata di promuovere il sito e di accogliere turisti e studiosi, ha gettato la spugna: «È una impresa troppo onerosa che ha bisogno del concorso delle istituzioni. Siamo riusciti a tenere alta l'attenzione e i risultati non sono mancati. Oggi però non siamo più nelle condizioni di farlo». L'assessore regionale Di Lello: è pronta la delibera per l'acquisto dell'area. L'allarme a Noia: impossibile garantire il servizio Gli esperti: sito importantissimo per la conoscenza della preistorie La Regione formalizza l'acquisto ma la gestione resta ai volontari Noia. Le risorse economiche mancano e il villaggio della Preistoria di Noia chiude: l'eccezionale ritrovamento dell'età del bronzo, trascorsa la pausa estiva, non riaprirà i battenti ai visitatori. Meridies, l'associazione di volontariato che fino ad oggi si è occupata di promuovere il sito e di accogliere turisti e studiosi italiani e stranieri ha gettato la spugna: «È un'impresa troppo onerosa che ha bisogno del concorso delle istituzioni». «Tra mille difficoltà - incalza Angelo Amato De Serpis, presidente di Meridies - siamo riusciti a tenere alta l'attenzione sul sito e i risultati non sono mancati. Oggi però non siamo più nelle condizioni di farlo. Ci abbiamo rimesso di tasca nostra e nonostante tutto siamo andati avanti tra l'indifferenza delle istituzioni». L'affondo è duro e dura è la decisione di cancellare, a un anno di distanza dal suo varo, l'iniziativa promozionale che prevedeva l'apertura settimanale al pubblico del parco archeologico. E il tutto nonostante le continue richieste. Come quelle giunte da parte di un gruppo di turisti londinesi, che oltre a Pompei ha scelto di visitare Noia, e di una delegazione di studiosi proveniente dall'università di Monaco di Baviera. Insomma, a più di quattro ani di distanza dal ritrovamento delle capanne abitate dagli uomini della preistoria, la strada per il recupero definitivo dell'area e per la realizzazione del più grande parco preistorico del Meridione è ancora tutta in salita. Eppure uno spiraglio sembra essersi aperto. Il fazzoletto di terra dentro il quale sono affiorati i reperti dovrebbe essere acquistato a breve dalla Regione. Il 3 agosto scorso, con oltre due anni di ritardo dall'annuncio, la giunta guidata dal governatore Bassolino si è impegnata a comprare definitivamente il sito. Il valore dell'acquisto è pari a 750mila euro. Risorse che di fatto serviranno a sbloccare una situazione che fino ad oggi ha impedito alla sovrintendenza dei beni archeologici di realizzare il progetto di recupero e di rilancio del sito. Ma intanto, nell'attesa che si completi l'iter burocratico avviato a palazzo Santa Lucia, resta l'amaro in bocca per un cancello sbarrato che impedirà agli amanti della storia e della cultura di ammirare uno dei tesori più importanti preservati dal tempo e per le condizioni in cui versa attualmente il ritrovamento che, nonostante l'allestimento di una idrovora che lo ha posto al riparo dall'acqua proveniente dalla falda acquifera sottostante, continua a essere in pericolo. «Il livello dell'acqua fortunatamente è sceso - spiega Angelo Amato De Serpis - ma i rivoli che si formano intorno ai calchi delle capanne rischiano di minare la tenuta dei reperti».