Mi fanno orrore i minacciosi firmatari della lettera aperta a me e al ministro Rutelli. che continuano a raccontare bugie su una Pinacoteca in abbandono da anni proprio grazie all'immobilismo di chi ragiona come loro. E intanto, per il Cristo morto basti ricordare che la richiesta di riesame per ottenerlo dal Ministero, stimolata dal Ministro stesso, ha portato molti cittadini a incuriosirsi e anche, in numerosi casi, a «scoprire» che quel capolavoro sta a Brera. La stessa direzione della Pinacoteca non ha avuto la sensibilità in occasione delle importanti manifestazioni del quinto centenario della morte dell'artista, di promuovere una mostra o una sezione di studio con i capolavori del Mantegna e dei pittori a lui vicini, promuovendo la Pinacoteca e sottolineando un'occasione tanto importante per accrescere la visibilità. Il Cristo morto sarebbe stato, nelle migliori intenzioni dei suddetti funzionari, nascosto anche in questa occasione. Morto due volte. Intanto è falso che che continue richieste depauperino la Pinacoteca. È lo stesso ministro infatti a comunicare che «nei primi sette mesi del 2006 il Polo museale napoletano ha prestato 218 opere, 67 in Italia, 151 all'estero. I prestiti del Polo museale fiorentino sono stati 261, 196 in Italia e 65 all'estero. Brera ne ha prestate 21, di cui 19 in Italia». Non solo Brera presta poco ma, attraverso Napoleone, è stata una Pinacoteca di rapina: sarebbe una giusta riparazione che, come non farà mai, restituisse almeno temporaneamente il Piero della Francesca all'altare bramantesco che lo attende nella Chiesa di San Bernardino a Urbino. Il viaggio del Cristo morto da Milano a Mantova non comporta alcun rischio, come ha riconosciuto il ministero, verificato una restauratri-ce dell'Istituto Centrale del Restauro e sancito dal capo dipartimento dei Beni culturali, esperto di restauri, Giuseppe Proietti. E se il ministro Rutelli. nella sua valutazìone di opportunità, con il conforto di tecnici fededegni, non merita alcun rimprovero, io lo respìngo fermamente in quanto storico dell'arte e funzionario della soprintendenza, pur in aspettativa senza assegni. Mi si spieghi allora perché si è consentito al trasferimento nella più lontana Fabriano di metà del ben più fragile Polittico di Gentile da Fabriano, su tavola e non su tela. Hanno ceduto a pressioni che io ben conosco. Mi stupisco e mi indigno per i rischi cui i funzionari di Brera espongono il Cristo morto facendolo diventare un «casus belli» che potrebbe stimolare la fantasia malata di qualche provocatore. Ritengo così opportuno indicare al ministro che non è mia intenzione ospitare il Cristo morto a Mantova se non garantito da una speciale sicurezza. La mancanza di serenità dei funzionari di Brera, estremizzando con spirito polemico un prestito tanto semplice quanto opportuno, rischia di fare diventare il Cristo morto una vittima, caricandone la «passione» in modo insostenibile. Se il ministro e il Centro Internazionale di Palazzo Te non considereranno questa emergenza reale rispetto alla questione inesistente della fragilità del dipinto, io mi vedrò costretto a rinunciare al prestito del Cristo morto.