La Medusa del Bernini e altre opere: "cantieri" aperti al pubblico Ci avevano provato in tanti, a rubarle l'anima. Alla fine ci son voluti i raggi infrarossi e gli ultravioletti, per strapparle gli ultimi segreti ancora inviolati. Ma lei, la Medusa dalle labbra carnose e dallo sguardo corrucciato come quello di Costanza, amante ufficiale di maestro Bernini, ieri notte ha ceduto e ha lasciato che quei fasci di luce che l'illuminavano nel buio insolito e nel silenzio improbabile dei Musei Capitolini, riuscissero finalmente a raccontare di che pasta era fatta. Si trattava soltanto di una fase, quella notturna, dell'ultimo restauro, diretto da Elena Bianca di Gioia, eseguito dai restauratori Tuccio Sante Guido e Giuseppe Mantella e realizzato grazie alla Fit Federazione Italiana Tabaccai di Logista Italia, che il più antico museo del mondo si è concesso. L'ultimo restauro di una scultura dalla bellezza ineffabile e dalla perfezione inarrivabile. I riccioli che non sono altro che serpenti, quelle labbra dischiuse come in una conversazione interrotta, gli occhi addolorati e turbati dalla sua stessa immagine riflessa da uno scudo immaginario. E' la Medusa del Bernini, il suo busto marmoreo che dal 1713 è custodito come una perla preziosa in una delle stanze di maggior rilievo dell'intero complesso architettonico, la stanza detta delle Oche. Spostata dalla sua originaria collocazione solo un paio di volte nell'ultimo secolo, è stata delicatamente trasportata in luglio nella grandiosa Sala di Annibale e per lei è stato costruito un separé in vetro che la protegge da mani pericolose ma non da occhi indiscreti, mentre sotto gli occhi di tutti l'istrionico maestro restauratore Tuccio Sante Guido la coccola e la riporta all'infinito splendore creato da Gian Lorenzo Bernini. Un restauro a vista secondo lo stile del "cantiere aperto" già collaudato per l'Apollo di Veio, ora largamente utilizzato e in atto anche nell'altro restauro al quale stanno lavorando in questi giorni ai Musei Capitolini Laura Liguori e Tiziana Borgese della RA Restauratrici Associate, quello del Grande Salone e delle sue statue, grazie alla sponsorizzazione di 150.000 euro di Lottomatica. Così come sarà quello della Sala del Fauno, alla cui progettazione stanno lavorando i tecnici di Zetema. «I cantieri aperti sono un modo straordinario di far partecipare la gente - spiega l'assessore alla cultura Gianni Borgna - senza chiudere parte dei percorsi museali, sottraendo la vista di alcune opere. Un grosso impegno alla luce del sole, in modo che tutti si possano liberamente rendere conto dell'investimento che le istituzioni fanno nella conservazione». «600 mila euro destinati ai restauri di opere mobili e un milione per nuovi acquisti di opere d'arte soltanto per il 2006 secondo la prassi di una spesa ormai istituzionalizzata nel contratto di servizio proprio per permettere la giusta programmazione - continua Borgna che conclude - anche se il supporto dei privati in questi dieci anni è stato fondamentale: basta pensare al restauro della Cordonata, targato Biagiotti, o a quello della Pinacoteca, con Pirelli». Un restauro che sfida ogni curiosità, anche quella dei più piccoli che s'incantano davanti ai solventi e agli attrezzi. E dispensano consigli su ipotetici detergenti da usare, un po' come se vedessero le loro mamme alle prese con i soprammobili del salotto.