Lettera aperta di 16 funzionari che accusano ministro e critico: «In scena un teatrino vergognoso, cultura svenduta». "Il Cristo morto è un'opera delicata doveva rimanere in Pinacoteca". L'assessore: è un museo romanocentrico Si ribellano al ministro Rutelli e all'assessore Sgarbi. Si sentono «screditati e offesi». Sedici funzionari della sovrintendenza di Brera, contrari al prestito del «Cristo morto» del Mantegna alla mostra di Mantova, hanno scritto una lettera aperta. Affermano: «L'opera deve rimanere in Pinacoteca». E denunciano: sul caso Brera si è scatenato «un teatrino vergognoso». Secondo fronte: il codice Sgarbi su Leonardo. L'assessore ha invitato a riflettere sull'utilità del numero chiuso e sul passaggio dei visitatori in una sorta di «camera iperbarica» prima dell'ingresso al refettorio di Santa Maria delle Grazie. «L'Ultima Cena non gode ottima salute», risponde Carla Di Francesco, direttrice regionale per i Beni culturali. Per Rossana Bossaglia «più si protegge l'opera, meglio è». Philippe Daverio è d'accordo con Sgarbi: «Queste camere iperbariche rendono asettica l'osservazione». Brera si ribella: museo in crisi senza i suoi capolavori Lettera aperta dei funzionari: l'opera del Mantegna immagine simbolo della Pinacoteca. L'assessore: posizione romanocentrica. La sovrintendenza contro Rutelìi e Sgarbi: prestare il Cristo morto? Un teatrino vergognoso Controffensiva. «Screditati e offesi» dall'affermazione di Vittorio Sgarbi «i funzionari mentono al loro ministro», i funzionari della sovrintendenza di Brera, i tecnici contrari al prestito del «Cristo morto» del Mantegna per la mostra di Mantova scendono in campo con una «Lettera aperta ad un ministro a un assessore e ai loro variopinti cortei» (una ventina di firme). La loro lettera si aggiunge alle spiegazioni della direttrice reggente di Brera, Luisa Arrigoni, secondo la quale il «Cristo morto» è «un'immagine simbolo irrinunciabile per il museo», mentre il dato conservativo, si ammette, era «solo uno degli aspetti». Secondo i funzionari, comunque, «il "Cristo morto" andrà a Mantova non per una autonoma decisione, legittima, di un ministro intimidito, o irritato, dall'onda montante di polemiche, ma a seguito di un teatrino vergognoso». E sottolineano che «il "Cristo morto" è un'opera estremamente delicata e come tale è stata definita nella lettera... Nessun medico sensato autorizza un novantenne, seppure in buona salute, a salire sull'Himalaya. E nessuna compagnia di volo accetta a bordo donne all'ottavo mese di gravidanza. Perché ci sono dei rischi». A ciò si aggiunge un secondo aspetto, quello dell'importanza dell'opera per Brera «anche per il ruolo che gioca in una sala che da conto della dialettica tra Mantegna e Bellini. A un museo non si possono togliere indiscriminatamente dei pezzi senza produrre vuoti di senso». Ne deriva che «Brera potrà anche avere un pubblico potenziale di 15 milioni di visitatori all'anno, ma difficilmente supererà i duecentocinquantamila attuali se le sue opere più amate andranno costantemente in tournée a vantaggio economico degli organizzatori di mostre». Critiche sono sollevate anche a proposito della commissione di esperti per decidere sui prestiti, «che per ora assomiglia ad un doppione di qualcosa che esiste già, il Comitato Tecnico». La risposta, indiretta, del ministro Rutelli è stata la nomina, ieri, di Andrea Emiliani presidente della Commissione che deve stilare le linee guida per i prestiti. La risposta dell'assessore Vittorio Sgarbi, invece, è diretta. «Io accusavo i funzionari perché dicevano a Rutelli che l'opera non poteva muoversi per conservazione. E questo non era vero. Mantova non è l'Himalaya e il "Cristo" non è all'ottavo mese di gravidanza. Per altro si sposta in camion dove, anche in caso di incidente, l'opera si può salvare. Se un aereo cade, invece, si perde. Per questo non porterei "L'Annunciazione" di Leonardo a Tokio». Quindi la risposta alla seconda obiezione. «Le opere fondamentali di Brera non si muovono mai: Raffaello e Piero della Francesca non si sono mai spostati. A Brera, mesi fa, si erano rifiutati di prestare anche Gentile di Fabriano. È intervenuto l'onorevole Martusciello e allora Brera ha concesso metà del polittico: una decisione salomonica ma assurda. Milano, che è federalista, ha in Brera l'istituzione più centralista, romana».