Concorrenze uliviste. I tassisti, la cultura, e la sfida da tombaroli a colpi di inaugurazioni tra il sindaco e il ministro. Partito democratico addio? Roma. Con chi vuoi che ce l'abbia Francesco Rutelli quando dice: "Io voglio difendere la più antica e straordinaria mostra del cinema che l'Italia abbia avuto". Con chi vuoi che ce l'abbia Walter Veltroni quando dice: "Sulla nascita del Partito democratico sono preoccupato, vedo un ritorno alla deriva identitaria". Negli ultimi giorni i gemelli del gol prediletti dai cultori del Partito democratico (a cominciare dalla tessera numero 1, l'Ing. Carlo De Benedetti) hanno raggiunto un livello allarmante di reciproca insofferenza. L'ultimo capitolo del dossier non poteva che essere cinematografico: il sindaco Veltroni inaugura a ottobre la mostra romana del cinema destinata, per sponsor e ambientazione senza rivali, a immiserire la mostra-madre di Venezia protetta dall'ex sindaco Rutelli. Amministrato come una scienza esatta per guadagnare e proteggere il consenso personale, l'universo dello spettacolo è luogo congeniale per la tenzone tra l'Augustarello sindaco di Roma e il guaglione bello (così Romano Prodi) che presidia il ministero della Cultura. La disputa nasce quando il presidente della Margherita, da vicepremier, ottiene il dicastero a danno della protesi politica veltroniana chiamata Goffredo Bettini. Uno sgarbo confermato dal rimescolamento imposto da Rutelli ai fondi per lo spettacolo, e al quale Walter ha risposto a modo suo, gommoso, impermeabile alle allusioni, forte di un potere immaginifico ma concretissimo. Prima che i protagonisti invelenissero per la duplicazione delle mostre, c'era già stata la disputa sui tassisti colpiti dal decreto Bersani. Rutelli minacciava la concessione di licenze straordinarie contro la casta del tassametro scatenata in ogni città, Veltroni s'è intromesso come mediatore ed è finita con un accordo molto romano e al ribasso. Ma questo è poco, fatta eccezione per la leadership del Partito democratico, se paragonato al conflitto che si svolge lungo le vie gloriose dell'antichità, fra scoperte e riscoperte archeologiche. Come fosse, senza offesa, una gara tra tombaroli. "Là dove c'era il degrado" Successore di Rutelli, dal Campidoglio Veltroni ha imparato che i simboli contano. Lui siede da oltre cinque anni sopra un tesoro archeologico. Una risorsa apparentemente inestinguibile che assicura, tra scavi e restauri, una decina d'inaugurazioni monumentali all'anno fra le quali la sfortunata Ara Pacis non è neppure il massimo del blasone. Il 2006 veltroniano si è aperto con il ritrovamento di una necropoli sotto il Foro di Cesare e con la restituzione ai cittadini delle Mura aureliane. Rutelli ci ha pensato su e ha ingaggiato gli etruschi, antichissimi italici affacciati sul Tirreno e serviti ai contemporanei da un eccellente ufficio stampa. Il primo incontro del ministro con la stampa estera? Il 16 giugno davanti alla "Tomba dei leoni ruggenti" di Veio, a nord della capitale, presentata da Rutelli come "la più antica tomba etrusca" - fine VII a.C. - e trasformata nella "prima vittoria di una sfida politica che vuole puntare sulla cultura". Nel lessico veltroniano poteva suonare come una provocazione. In ogni caso, sei giorni dopo, il sindaco di Roma salutava dai giornali, quasi simbolo di un'investitura dall'alto, il ritrovamento sul Palatino di quattro lance con lame in ferro, due picche, due alabarde e tre scettri imperiali di età tardo antica "usciti dalla terra mandando bagliori lucenti come oro" (Corriere della Sera). Da quel giorno si sono intensificate le conferenze stampa sul recupero dei reperti (per lo più etruschi, cioè rutelliani vittime di traffici clandestini. Poi a fine luglio c'è stata una proditoria incursione di Rutelli agevolata dal collega della Margherita e presidente della provincia romana, Enrico Gasbarra: l'improvviso (?) ritrovamento dei resti di alcune ville romane, sotto il palazzo che ospita la sede della provincia. Risultato: Rutelli accorre sul posto, si fa fotografare con Gasbarra, promette l'impegno del ministero per rilanciare l'area scoperta "scavando là dove c'era degrado". Degrado? Nella città di Veltroni. La storia andrà avanti e, dopo la sovrapposizione mediatica intorno alla statua del "Lanciatore di giavellotto", ricollocata nel fascistissimo Stadio romano dei Marmi e coccolata dal ministro per proteggere l'arte dai giudizi ideologici, Rutelli ha rilanciato il 19 agosto da Vulci (Viterbo): "Valorizziamo il patrimonio etrusco. Trasformeremo l'archeologia in ricchezza". Veltroni intanto perfezionava l'accordo con il museo di Tarquinia per esporre i famosi cavalli alati etruschi a Roma durante la Notte bianca dell'8-9 settembre. Concorrenza sleale? Semmai virtuosa, come concede Rutelli "E' finito il tempo di credere, obbedire e combattere, sostituito da creare, innovare, competere".