Venezia Mentre una parte della sua favolosa collezione sarà esposta in una mostra nella capitale per la prima volta al pubblico, il finanziere genovese Angelo Guido Terruzzi punta il dito sulla città che non lo ha voluto. O meglio, la città che ha preferito alla sua sterminata raccolta (si parla di cinquemila e più opere, con importantissimi lavori dell'arte veneta tra il Sei e il Settecento, ma anche i grandi moderni e contemporanei) la proposta di un altro ricchissimo magnate e collezionista, il francese François Pinault. È quest'ultimo, infatti, che lo scorso anno ha acquistato Palazzo Grassi, garantendone nel contempo la continuazione dell'attività espositiva con grandi mostre a tema, come voluto dal Comune. In una lunga lettera indirizzata al direttore dei Musei civici veneziani, Giandomenico Romanelli e inviata per conoscenza ai rappresentanti di Comune, Provincia e Regione, Terruzzi si è levato qualche sassolino dalle scarpe raccontando come sono andate le cose nella trattativa per palazzo Grassi. Trattativa sfumata all'ultimo minuto ufficialmente (da comunicato del Casinò di Venezia, intermediario nell'affare) per la rinuncia della famiglia a proseguire. In realtà, il Comune non era soddisfatto delle condizioni poste da Terruzzi e per questo portò avanti il discorso con Pinault. «La mia offerta - scrive Terruzzi - era questa: costituire una fondazione alla quale conferire l'intera mia collezione; esporre permanentemente al pubblico la collezione a palazzo Grassi; sostenere per intero le spese di restauro offrendo un intero piano all'amministrazione comunale per gli eventi culturali che intende promuovere; sostenere per intero le spese per il restauro del teatrino; lasciare permanentemente alla città di Venezia sia palazzo Grassi che l'intera collezione in essa contenuta; rendermi disponibile a dotare questa fondazione di una consistente cifra annua atta ad incrementare il fondo artistico della fondazione stessa e a recuperare per la città di Venezia elementi del suo patrimonio artistico eventualmente dispersi nel tempo». L'interesse per la collezione è tornato a farsi sentire quando sia Francesco Rutelli (ministro ai beni culturali ed ex sindaco di Roma) e Vittorio Sgarbi (assessore alla cultura di Milano) hanno visitato la casa di Terruzzi a Bordighiera e rimanendo entusiasti dei capolavori da lui raccolti. Si è così scatenata una sorta di "guerra" tra Roma e Milano per poter ospitare quelle opere in modo permanente. Una guerra che ha risvegliato l'interesse anche a Venezia e ha ricordato come la città fosse stata inizialmente la prescelta. La "colpa" di tutto ciò, secondo Terruzzi sarebbe del direttore dei musei, in quanto interlocutore culturale per conto della città, da lui accusato di scarsa sensibilità. «Non intendo fare polemica - risponde Romanelli - perché credo che alla base di questo ci sia un equivoco. Se Terruzzi vorrà sbarcare a Venezia tutti noi saremo felici di accoglierlo e di collaborare. Se la lettera è un segnale che lui ha ancora il cuore aperto verso Venezia sono il primo a rallegrarmene. Davvero. Comunque, a proposito di palazzo Grassi, l'ipotesi Terruzzi era legittima ma andava in altra direzione di quella voluta dal Comune. Infine, quando se la prende con me, Terruzzi mi attribuisce più poteri di quelli che ho. Non ho certo io condotto le trattative. I suoi interlocutori erano i sindaci Costa e poi Cacciari». A Venezia, comunque, qualcuno sta cercando di reagire raccogliendo i cocci e cercando di partire da quelli per ricostruire un rapporto non del tutto perduto. Qualche giorno fa, infatti, l'assessore provinciale alla Cultura Nicola Funari ha lanciato la proposta a Comune e Regione Veneto di lavorare assieme per portare a Venezia l'ambita collezione. «Credo che vi sia ancora spazio - spiega Funari - per fargli capire che in città c'è un clima favorevole per trovare una soluzione che possa rendere tutti felici e soddisfatti. Assieme a Comune e Regione stiamo lavorando per incontrare Terruzzi e spiegargli tutto questo». Dal canto suo, la Regione ribadisce la disponibilità a mettere sul piatto il palazzo Priuli Manfrin, ai piedi del ponte delle Guglie e situato a pochi minuti dalla stazione e dal terminal automobilistico di piazzale Roma. «Si tratta - spiega Franco Miracco, portavoce del presidente Giancarlo Galan - di un grande contenitore storico che, alle sue spalle, ha una vicenda incredibilmente vicina alla storia di Terruzzi. Manfrin, infatti, fu un grande collezionista d'arte e la sua dimora fu fino ai primi dell'800 una delle maggiori attrazioni delgrand touritaliano. Nelle radici del palazzo, insomma, c'è la vocazione di essere aperto al pubblico. L'offerta, che facciamo collaborando con Comune e Provincia, è sempre valida e credo che sia un messaggio importante». Più riservato, invece, il sindaco Massimo Cacciari. «Dal momento che in tutte le cose serie che stiamo facendo ogni volta che se ne parla viene fuori un polverone - conclude Cacciari - ho deciso di fare senza parlare. A risultato compiuto lo farò volentieri, ma solo in quel momento». Michele Fullin
Venezia: Terruzzi punta il dito contro l'amministrazione comunale
Angelo Guido Terruzzi, un finanziere genovese, ha scritto una lettera al direttore dei Musei civici veneziani, Giandomenico Romanelli, in cui si lamenta di non essere stato scelto per ospitare la sua collezione di arte, che comprende opere del Sei e del Settecento, nonché moderni e contemporanei, a palazzo Grassi a Venezia. Terruzzi sostiene che il Comune di Venezia non era soddisfatto delle sue condizioni e che ha portato avanti la trattativa con il francese François Pinault, che ha acquistato Palazzo Grassi l'anno scorso. La lettera di Terruzzi è stata inviata per conoscenza ai rappresentanti del Comune, della Provincia e della Regione.
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