Due o tre mesi, e la riforma del sistema culturale di Mantova sarà nero su bianco. Salvatore Settis risponde alle nostre domande in piazza Erbe, fra la libreria di Festivaletteratura e il Palazzo del Podestà che aspetta la sua visita. Il rettore della Normale di Pisa preferisce non fornire anticipazioni sul piano, ma svela che ha trovato la "dimensione unitaria". Super specialista della tutela e della promozione dei beni culturali, espertissimo di patrimonio artistico e imprese, il professore parla chiaro. La "dimensione unitaria" di Mantova - quella che promette di individuare e proporre nel progetto che il sindaco Fiorenza Brioni gli ha comissionato - è il riordino di ciò che già la città ha, è, e fa. Serve coordinamento e qualificazione degli eventi, sinergia fra musei, monumenti, ambiente. L'importante è trovare la chiave giusta per muovere insieme gli ingranaggi del carillon, più o meno come ha fatto nel 1997 il Festivaletteratura. Professore, allora il pacchetto è pronto? Quando scioglierà il riserbo sulla sua analisi e sulle sue proposte? «Penso che fra un paio di mesi sarò in grado di consegnare questo mio testo, che avrà tre caratteristiche. Sarà analitico, sarà diagnostico, sarà propositivo. Ho cominciato a scrivere e sarà necessaria qualche altra mia visita a Mantova. Mi ero ripromesso in via teorica di consegnare il lavoro in municipio entro la fine di quest'anno. Ma arriverò in anticipo». Un'indagine a tappeto e poi la sintesi, quindi la sua formula scritta. Non si metterà in gioco anche la persona Settis? «Ora la cosa più importante è che il progetto lo faccio io, da solo. La mia è una riflessione personale con tutti i vantaggi e gli svantaggi che sono prevedibili in uno studio realizzato da una persona che viene da fuori». Qualche anticipazione? «No. Preferisco di no. Tra l'altro quando scrivo una cosa, delineo un progetto, questo può essere modificato dalle necessità di argomentazione del momento. Posso comunque dire che il lavoro avrà un carattere fortemente unitario». Però può dirci che cosa, in sintesi, a Mantova va benissimo... «Certo. Va benissimo l'autocoscienza forte di questa città, l'alta densità di presenze e proposte culturali». Ci parli dei limiti. «Vedo una certa dispersione di iniziative, noto dislivelli nelle proposte. Credo che a Mantova, a differenza delle grandi e grandissime città, è possibile realizzare una dimensione unitaria dell'offerta culturale». Preferisce il Te o il complesso di San Michele? Cioè, immagina un incarico al Centro o una nomina da Rutelli, al ministero? «Io amo Palazzo Te, è fuor di dubbio. Ma è vero che sto attendendo indicazioni per un impegno nel Consiglio Superiore dei beni culturali, a Roma. E non so proprio quando il ministro deciderà al riguardo. In ogni caso l'impegno con Mantova è una priorità che io non intendo abbandonare». Polemica sul Cristo Morto e quindi sui prestiti dei capolavori. Lei l'avrebbe concesso, o no? «Non ho visto le relazioni diagnostiche sul Cristo Morto e di conseguenza non posso avere opinioni personali. Penso tuttavia che la decisione del ministro poteva imboccare altre vie, cioè avrei preferito che a comunicare la concessione del Cristo Morto dalla Pinacoteca di Brera al Centro Te fosse stato il sovrintendente. O meglio, Francesco Rutelli ha fatto benissimo a ordinare un secondo controllo diagnostico sull'opera, ma sarebbe stato ancor più giusto che la comunicazione fosse stata affidata al responsabile diretto del Cristo Morto». Prestare o non prestare, considerando che le mostre di Mantova si fondano sui prestiti? «La regola è: le opere d'arte meno viaggiano e meglio è. I prestiti vanno limitati, stabiliti con regole, e Rutelli ha fatto bene a creare una commissione nazionale. Il criterio base secondo me è questo: generosità nei prestiti quando le mostre rappresentano un vero acquisto di conoscenza e non sono semplici rassegne». Il sovrintendente ai beni architettonici ha detto basta ai concerti con strutture imponenti nel Giardino del Te. Lei è d'accordo? «Dico che negli spazi monumentali le cose effimere si possono anche fare, ma in modo estremamente effimero. Tanto si può fare, ma in modo di non compromettere nulla. Non deve cadere un milligrammo di polvere. E poi non bisogna pensare soltanto al momento della manifestazione, ma anche al prima e al dopo, al montaggio e allo smontaggio delle strutture». La nuova tre-giorni del professore si è chiusa poco dopo l'intervista con la visita al Palazzo del Podestà: il "non luogo" che è nel mezzo della città, ma che un tempo era il generatore della vita pubblica, un labirinto di pietre e testimonianze dipinte, dal Duecento al Novecento, dalle decorazioni gotiche fino ai relitti ultimi di "W il duce". Molto frequentata ed emotivamente visssuta la visita organizzata dal sindaco, e accompagnata dall'architetto Paola Menabò. C'erano l'assessore ai lavori pubblici Luciano Battù, il rettore della Iuav di Venezia Marino Folin, il direttore del Te Ugo Bazzotti, il delegato vescovile per i beni culturali monsignor Giancarlo Manzoli, la responsabile del patrimonio artistico delle cattedrali Giuse Pastore e il direttore regionale dei beni culturali Carla Di Francesco che così ha assecondato l'invito della Brioni: attenzione quotidiana per Mantova alla svolta. ------------------------------- CHI È Consulente del sindaco da un anno Rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Salvatore Settis è professore di storia dell'archeologia classica e direttore del Laboratorio interdisciplinare per la ricerca, progettazione e gestione del patrimonio culturale. Autore di numerosi testi sulla materia di cui è uno degli specialisti più illuminati e ascoltati, Settis è consulente del ministero dei beni culturali e nel giugno scorso ha ricevuto il Premio Grinzane-Ermitage. Il primo contatto con il sindaco di Mantova risale al settembre dell'anno scorso con un incontro a Pisa. Il 21 ottobre 2005 Fiorenza Brioni ha organizzato la prima consultazione con i rappresentanti degli enti e delle istituzioni culturali locali a Palazzo Te. Il seguente 4 dicembre, partecipando al IX Salone dei beni e delle attività culturali a Venezia, ulteriore confronto fra il sindaco e il rettore della Normale. Finalmente, il 1 marzo di quest'anno Settis pronuncia il primo "sì": accoglie la proposta del sindaco. Per lui si profila l'incarico di coordinatore delle politiche culturali e probabilmente, per via Roma, è il candidato alla presidenza del comitato scientifico del Centro internazionale di Palazzo Te. A Settis la Brioni commissiona un progetto di riforma e promozione del sistema culturale cittadino (sinergie fra musei, monumenti, percorsi, ambiente). Il 7 marzo con un convegno al Bibiena si chiude una missione di tre giornate (la prima della serie di due, per ora) di Settis a Mantova. Il professore presenta il suo ultimo libro, "Battaglie senza eroi, i beni culturali tra istituzioni e profitto".