Gli scavi, con i resti della villa romana in completo abbandono e le cisterne crollate Termitito offesa dal degrado Archeologia della Magna Grecia e la vergogna di Termitito. Si tratta del «cimitero» di quello che una volta era un Parco archeologico. Costato, per di più, almeno un miliardo di lire al contribuente. I lettori della Gazzetta sanno che periodicamente, nel mese di agosto, ripercorriamo la strada che porta su in cima ad uno dei terrazzi appenninici che degradano sulla valle del Cavone. La strada, probabilmente, che potrebbero percorrere, il condizionale è d'obbligo visto il completo disinteresse che circonda questo spazio storico-urbanistico-architettonico- ambientale, alcuni delle migliaia di turisti che da giugno a settembre frequentano il centro del Metapontino. Ebbene, gli stessi lettori sanno che la battaglia della Gazzetta perchè Termitito venga restituito ad una immagine decorosa, sinora, non ha avuto successo. Purtroppo, viviamo in una realtà istituzionale- politico- sociale che assomiglia sempre più ad un muro di gomma, capace di assorbire, cioè, i «colpi» più terribili. Così, ecco che torniamo sul pianoro. La scena che appare ai nostri occhi è ancora più squallida di quella delle altre estati. Tutti gli scavi, con i resti della villa romana, i muretti a secco, le cisterne, sono ricoperti da erbacce e roveti. Il grande silos dove, come hanno dimostrato insigni archeologi tra cui il «padre dell'archeologia lucana», Dinu Adamesteanu, venivano conservate le derrate alimentari, è in parte crollato e con la copertura in lamiera divelta, mancante in molti tratti, sostituita in altri da lastre in plastica. E non parliamo della recinzione saltata in più punti. Fanno ancora bella mostra di se, ad ogni modo, i cartelli del Ministero per le attività ed i beni culturali del cosiddetto «Progetto Mirabilia- Piano di comunicazione nazionale del patrimonio culturale». Cartelli che testimoniano dell'importanza del sito su cui hanno vissuto gli indigeni dell'età del bronzo, poi i micenei, gli achei, i lucani, i romani. Gente che si rivolta nelle necropoli a vedere le condizioni in cui è stato ridotto il luogo da loro abitato. La vergogna di Termitito continua da anni. Eppure, pensavamo, può essere che in questo agosto la ripulitura degli spazi, la falciatura delle erbacce, la sistemazione delle coperture del silos, la ricostruzione della recinzione in legno, potesse essere cosa fatta. Al Comune c'è una nuova amministrazione forse più sensibile al problema del turismo di qualità. Alla Pro loco c'è un nuovo presidente magari più attento anche alle cose «stabili» della cultura e dell'arte che non solo all'effimero delle «serate», dei «saggi» e del «pret a porter». Invece, a Termitito è vergogna continua. L'unica novità da noi rinvenuta rispetto al passato, gentili lettori, sapete qual'è? Sterco di cavalli a quintali sparso lungo il pianoro, soprattutto nella sua parte iniziale, lasciato lì, evidentemente, da animali al pascolo brado. Povera archeologia della Magna Grecia dove sei andata a finire a Termitito, Scanzano, Basilicata. Filippo Mele