Un po' tramortito dalla raffica di rimproveri di Sebastiano Brandolini su Repubblica di venerdì scorso, mi riprendo e provo a rispondere, anche se, per la prima volta, forse, ero tentato di non farlo. Non capisco come si possa rimproverare chi vuole restituire decoro a una città obiettivamente mortificata; e perché debba essere «miserevole» togliere brutte fioriere dal basamento antico delle colonne di San Lorenzo. O illuminare e rimettere ordine all'area dell'Arco della Pace, usato negli anni scorsi perfino come piscina. Pulizia e decoro, armonia, concetti semplici che si ammirano se si calano nella realtà, ma che Brandolini intende come provocazioni, o addirittura «frecce velenose». La conclusione è che, nell'indicare ciò che non va, io saprei essere, a suo dire, «provocatorio ma non coraggioso». Lo dica agli abitanti di Sant'Ambrogio e a Cini Boeri, che lottano da anni per impedire lo scavo del parcheggio in Piazza Sant'Ambrogio, dissacrazione di un luogo carico di aura. Brandolini mi attribuisce un «radicato disprezzo verso tutta l'architettura contemporanea» dimenticando che sono io ad aver chiamato Mario Botta alla Scala. Il 2 settembre incontrerò l'architetto Rota per discutere con lui il prossimo recupero dell'Arengario, e ho già stabilito con l'architetto De Lucchi il piano di interventi nel Castello Sforzesco. L'architetto Chipperfield avanza nei lavori all'Ansaldo; e una commissione è pronta ad indicare, finalmente, i criteri per il restauro della Sala delle Cariatidi in Palazzo Reale. Inoltre, contrariamente alle sue previsioni, mi accingo a ridare dignità all'arte contemporanea, a tutta, portando a Milano grandi maestri: Antonio Lopez Garzia, Gianfranco Ferroni, Luigi Serafini, Lucien Freud, Francis Bacon, Andres Serrano, sostenendo anche la Triennale che offre, da subito, Basquiat e Hartung. Non capisco perché dovrei considerarla «essenzialmente insigni-ficante». La considero poco conosciuta, e sopraffatta da alcune feroci lobbies di mercato che impongono soltanto alcuni, dimenticando numerosissimi talenti cui ho intenzione di dare spazio. Quanto all'arredo urbano, una nuova commissione sta studiando alcune regole basilari e l'8 settembre presenteremo, con Cadeo, un primo piano di interventi esemplari. Non capisco, poi, il riferimento ad Alessandro Riva: non si è occupato, e non continua ad occuparsi di artisti italiani contemporanei? O l'arte è solo quella che ha stabilito Brandolini o chi, come lui, la confonde con le mode? assessore comunale alla Cultura