In principio erano casermoni che, dal 1928 in poi, ospitarono tantissimi di quei 1.125 confinati antifascisti relegati dal regime mussoliniano a Lipari. Poi, a cavallo tra il 1954 ed il 1956, divennero sede dell'attuale museo archeologico "Luigi Bernabò Brea". Un affascinante museo che, proprio quest'anno, celebra i cinquant'anni dalla sua fondazione. Un Museo, quello eoliano, che sorge all'interno del castello capace di dominare tutto il centro urbano dell'isola, poggiando alcuni suoi muri addirittura a mare. Castello che ospita, adiacente allo stesso museo, oltre alla cattedrale dedicata al protettore delle Eolie, san Bartolomeo, l'antico palazzo vescovile, edificato all'inizio del diciottesimo secolo sulle rovine d'una parte del monastero normanno. Un museo, quindi, «cinto» di storia, amplificata ancora di più, dai resti dell'acropoli e necropoli liparota, risalente all'età del bronzo. Ed è suggestivo visitare quei padiglioni e quelle stanze che ospitano, elencati e sistemati in modo certosino, migliaia di reperti in grado di raccontare oltre settemila anni di storia e civiltà eolica. Cocci, statue, vasi, tombe con corredi funerari, anfore, alcune delle quali si conservano integre, che colpiscono per la loro magnificenza artistica, oltre che per ì messaggi di «quotidianità storica», anche per quanto riescono a trasmettere e documentare. Sicché, su vasi, ad esempio, decorati da pittori di Lipari, è facile individuare «consuetudini domestiche»; oppure scene di rappresentazioni teatrali. Ed a proposito di teatro, il museo "Luigi Bernabò Brea" (dedicato all'insigne archeologo che ne fu fondatore, insieme a Madaleine Cavalier ed Isabella Wainiker-Conti) raccoglie decine e decine di maschere in miniature riconducibili alle commedie e tragedie greche rinvenute a Lipari durante gli scavi che ininterrottamente proseguono dal 1941. Un museo, quello eoliano, insomma, che riesce realmente a raccontare storia mitologia leggenda. «È una peculiarità unica di questo museo. Qui la storia si miscela con la mitologia», commentò il presidente della repubblica Sandro Pertini quando si recò a Lipari in visita personale. «Questo è realmente un patrimonio che deve essere consegnato, integro, all'umanità intera. E le Eolie devono restare quindi legate al patrimonio dell'Unesco anche per questa ragione», ha detto Vittorio Sgarbi durante uno degli incontri promossi per ricordare i cinquant'anni della fondazione del museo. Eppure al di là dei cocci e dei ritrovamenti facilmente visibili, importantissimo nel museo archeologico eoliano è l'apparato didattico. Un apparato fatto di grafica a due livelli: quello didascalico e quello multimediale. Nel primo le informazioni essenziali vengono esposte in una rapida cartellonistica in grado di elencare ed annoverare i dettagli più minuziosi. Sono inoltre attive e disponibili per la consultazione del pubblico, tre postazioni informatiche che con prodotti interattivi sul pc fanno navigare virtualmente il visitatore. Addirittura, alcune telecamere, sono collegate direttamente con siti archeologici che attualmente si trovano nei fondali delle Eolie. Si pensa ad esempio a delle navi greche e romani, alcune delle quali ancora cariche di anfore che i visitatori, tra poco, attraverso un computer potranno visitare quotidianamente, come già succede a Favignana e a Levanzo. Il museo ha inoltre curato la realizzazione di audiovisivi didattici. Uno su archeologia e vulcanologia e l'altro sul teatro. Si parte da Eschilo e si viaggia nel tempo attra-versando Menandro. Due secoli di teatro greco attraverso i reperti archeologici visibili in alcuni padiglioni del museo liparota. Nei sotterranei del museo ancora devono essere catalogati e sistemati altre migliaia di reperti. Depositati in casse, ancora chissà per quanti anni dovranno restare in quegli scantinati. «Però dice Riccardo Gullo, direttore del museo parecchi di quei reperti li stiamo già sistemando in altri musei. Abbiamo già inaugurato quello di Filicudi nel quale abbiamo sistemato le varie testimonianze recuperate nei fondali di quell'isola o sulla terraferma, e quello di Panarea. Un museo nel quale, verranno anche li sistemati cocci, vasi e anfore che siamo riusciti a recuperare». «Salina, invece, i suoi musei già ce li ha prosegue Riccardo Gullo li dovremo continuare ancora a sistemare altri reperti. Il nostro intendimento è quello di realizzare in ognuna delle isole delle Eolie un proprio museo. Particolarmente importante, ritengo, sarà quello di Stromboli. Un museo ovviamente che raccoglierà a parte quanto ritrovato in quell'isola, in grado anche di raccontare da un punto di vista scientifico la reale formazione vulcanica di Stromboli. Un progetto, del quale, siamo certi, che tra qualche anno vedrà la luce»