VENEZIA La Biennale di Architettura avrà il suo «Padiglione Italia». E un progetto che farà discutere Purini: «II futuro è tra Verona e Mantova. Mai più metropoli» La città ideale? Nascerà nel Nord-Est e si chiamerà Vema, nome all'apparenza senza senso, ma che in realtà serve a definire bene la sua collocazione sul territorio italiano: tra Verona e Mantova. Doveva essere all'apparenza una Biennale di Architettura tranquilla, quella curata da Richard Burdett che si apre a Venezia il 10 settembre. Invece gli argomenti di dibattito e di discussione sembrano non mancare soprattutto per quello che riguarda l'urbanizzazione («Città. Architettura e società» è d'altra parte il tema di questa decima edizione). E così, qualche tempo fa, aveva fatto discutere la scelta di non inserire Roma tra le sedici megalopoli del futuro (al centro del workshop «Dar forma alla città futura» in programma il 6 settembre), preferendogli invece l'asse Milano-Torino. E potrà forse fare ora discutere la scelta di dedicare la prima mostra del neonato Padiglione Italia al progetto per una città ideale (Vema appunto) da collocarsi rigorosamente al confine tra Veneto e Lombardia. «Perché proprio tra Verona e Mantova? Abbiamo chiesto a Nomisma di individuare una serie di aree dove avesse realmente senso immaginare un nuovo insediamento spiega il curatore della mostra e del Padiglione Italia, l'architetto Franco Purini . La risposta è stata chiara: quella è un'area destinata ad un grande sviluppo, anche perché vicinissi-ma all'incrocio dei nuovi corridoi ferro-viari europei Lisbona-Kiev e Berlino-Palermo. Lì si può cominciare davvero a pensare ad oltrepassare i confini del nostro Paese, a guardare verso l'Europa». Nessuna possibilità verso Sud? «Anch'io avevo pensato alla Sicilia, alla Calabria o alla Puglia.: Ma sa, appartengo alla scuola di pensiero di Eraesto Nathan Rogers che parlava di un'utopia della realtà, di qualcosa insomma da immaginare ma che possa essere in qualche modo anche realizzabile. Certo, ci sarà qualcuno che potrà fraintendere, che leggerà questa scelta politicamente. Ma è solo un dato di fatto: Vema o qualsiasi altra città del futuro potrebbe nascere, ora come ora, solo tra Lombardia e Veneto». «La Città Nuova. Italia-y-2026. Invito a Vema» è dunque il titolo (un po' arzigogolato) della mostra nel nuovo Padiglione Italia all'Arsenale (l'inaugurazione è prevista per venerdì 8 settembre durante i giorni delle anteprime per addetti ai lavori della Biennale). Una mostra e un Padiglione «nati» sotto il segno della Dare (la Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanee del Ministero per i beni e le attività culturali) e del suo direttore Pio Baldi, mentre il presidente della Biennale Davide Croff si dice «orgoglioso di aver raggiunto con un anno di anticipo l'obiettivo di dare all'Italia un padiglione tutto suo». Infatti, come spiega Baldi: «Abbiamo passato anni confusi, in cui l'Italia non aveva un proprio spazio per fare il punto sulla situazione della nostra arte e della nostra architettura. Mentre il Padiglione Italia veniva, potremmo dire per abitudine, di volta in volta affidato ad un curatore straniero che certo ci metteva degli italiani ma non solo loro. E questo aveva creato, direi giustamente, del malumore». Conclude Baldi: «Da quest'anno in poi il Padiglione tornerà ad essere a tutti gli effetti italiano, per l'arte come per l'architettura. Oltretutto la sfida proposta da Purini è particolarmente intrigante perché riguarda i giovani». I venti architetti (single oppure associati) che progetteranno Vema dovranno essere infatti giovani, tra i trenta e i quarant'anni, così recuperando le antiche radici della Biennale. «A partire dal 1996, dalla Biennale di Hans Hollein spiega Purini , l'appuntamento di Venezia è diventato solo una rassegna dei progetti dei più grandi architetti di tutto il mondo. Certo una scelta interessante, dal punto di vista documentario e spettacolare, che però ha penalizzato notevolmente il carattere sperimentale». Quel carattere sperimentale che «aveva caratterizzato le edizioni affidate a Vittorio Gregotti, Paolo Portoghesi, Aldo' Rossi, Francesco Dal Co».