27-AGO-2006 Chi avesse fatto quest'anno del turismo in Calabria avrà senz'altro strabuzzato gli occhi: proprio in quella Calabria asfissiata dall' ndrangheta, vivisezionata dall'omicidio Fortugno e martoriata dai continui attentati a tutto ciò che sa di giovane e di rinnovamento, nell'ultimo anno sono stati aperti tre musei. Erano finiti da anni. Ma mai resi fruibili per le solite burocrazie, mancanza di fondi, resistenze. Strutture tutt'altro che secondarie: Scolacium (Catanzaro), aperta grazie a un accordo con gli albergatori che si sono fatti carico delle spese per le visite guidate e l'accoglienza, Casino Macrì (Locri), aperto grazie a un accordo con un'associazione di volontariato. E il museo di Crotone, sull'imponente area sacra di Hera Lacinia, comprendente mura, templi e la colonna che da il nome a Capo Colonna: finito da quattro anni, ma mai aperto per via dell'inerzia burocratica della Sovrintendenza che non ha dato corso all'accordo con la Provincia. Questa sorta di miracolo è avvenuto grazia a una figura introdotta dalla riforma Veltroni, e confermata nella precedente legislatura dal successore Urbani (che da ministro mise mano all'amministrazione periferica dei Beni culturali). Ed era ora, perché quella cultura amministrativa si era formata agli inizi del '900, in una logica prefettizia di presidio del territorio che non intravedeva alcuna necessità di rapporto con gli enti locali, risultando inadeguata al clima di trasferimento di alcuni poteri alle Regioni, che sovente interpretavano l'operato delle Sovrintendenze come un fattore paralizzante. Nacque così la figura del Direttore regionale, moderno manager, diventata presto figura chiave (in Campania come in Calabria), perché l'unica in grado di realizzare quell'indispensabile concertazione con gli enti locali intorno agli accordi di programma che rappresentano grazie ai fondi strutturali e privati, la fonte più sostanziosa di riforme per i beni culturali, di molto superiore soprattutto nel Mezzogiorno all'ammontare dei finanziamenti ministeriali. Proprio a questa figura taglia le gambe una circolare (la 2 del 28 luglio scorso), perché al ministero dei Beni culturali il Capo Dipartimento emanante ha ordinato ai Direttori regionali di spogliarsi dell'incarico di reggere direttamente alcune Sovraintendenze, attenuando così il rapporto di dipendenza funzionale dei vari sovrintendenti dal loro Direttore regionale. Col risultato di restituire così poteri alle sovraintendenze di settore e ricostruendo quel circuito perverso di supercentralismo statale alleato di interessi superlocali che rispondono a clientele politico-sindacal-settoriali. Nella logica accettata per cui un bene culturale non entra da circuito internazionale se non viene inserito in eventi, quando rivedremo la grande mostra di landscape art "Time Horizont" che a Scolacium hanno avuto le 107 statue di ghisa dell'inglese Anthony Gormley? Entro l'anno sapremo i dati di una ricerca sui risultati in Calabria da questo nuovo modello di gestione. Che muore sul nascere per colpa di una controriforma che, diversamente da quanto previsto dall'ordinamento per le leggi di riforma, non si avvale di alcuna delega parlamentare, non passa in commissione, ma viene fatta a colpi di circolare alla vigilia di agosto, quando il Paese e i poteri sono in vacanza. Ne è a conoscenza il ministro Rutelli?
CALABRIA: Musei, così si ferma il miracolo calabrese
In Calabria, tre musei sono stati aperti nel 2006: Scolacium, Casino Macrì e il museo di Crotone. Questo è stato possibile grazie a accordi con gli albergatori e un'associazione di volontariato. I musei erano stati chiusi per anni a causa di problemi burocratici e mancanza di fondi. La riforma Veltroni ha introdotto la figura del Direttore regionale, che ha permesso di concertare con gli enti locali e ottenere fondi per i beni culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo