È ufficiale. I due non si amano. E non mancano occasione di rammentarlo all'universo-mondo. Sgarbi versus Zecchi, Zecchi versus Sgarbi. Ma questa volta l'accusa è pesante. Niente di personale (dicono), ma il vero cuore del loro mestiere: la presunta mancanza di scientificità. Che in ambito accademico significa: o sei fuori o sei dentro. Ha attaccato Stefano Zecchi. Parlando della celebre mostra per i cinquecento anni della morta di Andrea Mantegna a Mantova e del prestito del Cristo Morto «negato» fino a ieri dalla Pinacoteca di Brera. Tesi secca: «Meglio far girare le persone dei quadri. E se sono i quadri a dover girare che girino per mostre scientifiche. è il motivo scientifico che giustifica lo spostamento. Ora, la mostra di Mantegna mi sembra che abbia più un carattere celebrativo che scientifico». Non l'ha presa bene il neoassessore alla Cultura Sgarbi che ieri ha puntato il mirino contro il suo predecessore elencando per filo e per segno i nomi dei personaggi presenti nel comitato scientifico della mostra di Mantegna. Tutti studiosi doc. «Zecchi non dica insensatezze - attacca Sgarbi -non confonda le mostre turistiche con una mostra filologicamente tra le più accurate. Sono parole indegne e offensive, lesive del rapporto che esiste tra il sovrintendente in pectore degli Arcimboldi e il suo superiore che è l'assessore alla Cultura di Milano, ossia io stesso». Con un pizzico di malignità ricorda che tra i nomi del comitato nazionale per la celebrazione di Mantegna, c'è anche il sindaco Letizia Moratti. Replica Zecchi. «A deciderei della scientificità della mostrai saranno gli storici». Secco. Salvo poi aggiungere due gocce dil veleno. La prima, riguardo alla mostra milanese su Mantegna che Sgarbi ha annunciato per primavera: «Mi auguro, che comunque lui non sia presente in nessun comitato organizzatore perché sarebbe un palese» conflitto di interessi». Poi il filosofo si trasforma in storico e rammenta una vicenda del fascismo: «Quando Mussolini decise che era necessario far conoscere l'Italia in Inghilterra e mise su una nave Raffaello, Bellini, Tiziano e altri capolavori. La nave rischiò anche di naufragare. Quello fu l'unico caso al mondo in cui un politico decise quali quadri portare in una mostra. Rutelli. invocato da Sgarbi, ha sbagliato: non devono essere i politici a decidere quali quadri devono essere spostati, ma i sovrintendenti e i tecnici».