MILANO «Brera? L'ambasciata di un paese straniero in terra italiana. Il quartiere è della città, la Pinacoteca, che poi è la più importante d'Italia, è un corpo estraneo che nessuno va a visitare». L'idea per riconciliarsi con Brera è ardita: creare un circuito «Milano Musei» in cui, con uno stesso biglietto, si possa accedere sia a un museo dello Stato, come appunto Brera, sia a uno del Comune, come ad esempio il Castello. Tavolo produttivo quindi quello su Brera, con un «benedicente Rutelli» a tentare di mettere pace fra la reggente, la nuova sovrintendente e l'assessore alla Cultura. Vittorio Sgarbi è pieno di buone intenzioni: «L'abbraccio non deve essere mortale, ma vitale. Ma ribadisco che l'idea di coordinare le produzioni di Triennale, Castello, Brera e così via, non è una provocazione spettacolare, è il semplice coordinamento di una città che produce cultura, e tanta». Sicuramente ci sarà il lieto fine, anche se la polemica non si placa. Rivalutato invece il Museo Diocesano. «Ha fatto la prima mostra organica su Mantegna, grazie al bravo direttore Paolo Biscottini». Ottimo e arruolato nel grande progetto che farà di Milano una metropoli a misura di nuovo artista, soprattutto senza mezze misure.