Perché l'arte secondo Sgarbi non deve avere confini, e men che meno quelli del museo. PRESTITI1 Dopo aver ottenuto il «Cristo morto» del Mantegna per la mostra di Mantova Vinta la prima battaglia, Sgarbi non si ferma e punta a vincere la guerra. Una guerra personale contro «direttori e sovrintendenti che dicono no a priori, perseguendo un disegno di privatizzazione delle opere d'arte», così dice, n braccio di ferro non si chiude, dunque, con il Cristo Morto di Andrea Mantegna: dopo averne ottenuto il prestito, grazie all'intervento del ministro Rutelli e nonostante il «no» dell'Accademia di Brera, per la mostra organizzata a Mantova in occasione dei 500 anni dalla morte del pittore rinascimentale, l'assessore alla Cultura di Milano ha rilanciato. «Non mollo sul San Sebastiano. È iniquo che il ministro Rutelli ripeta come un ventriloquo cose che non sa sullo stato di salute dell'opera». Secondo Sgarbi, il dipinto del Mantegna sarebbe in ottimo stato di salute, tale da non giustificare il restauro con cui gli è stato motivato il rifiuto del prestito: «Siamo di fronte al secondo tentativo di mentire, siamo di fronte a funzionari che ingannano il ministro. Comunque per restaurare un quadro di quel tipo basta un mese e mezzo». E non chiede, esige: «Io voglio il quadro alla mostra di Mantova entro il 15 ottobre». Non solo. Alla lista delle opere di Andrea Mantegna che «vuole», Vittorio Sgarbi ha aggiunto anche il San Giorgio custodito a Venezia e la Madonna con Bambino dell'Accademia Carrara di Bergamo. Tanto più che lo scontro di questi giorni rischia la replica nella prossima primavera, quando Milano celebrerà a sua volta il Mantegna con una grande mostra articolata su due sedi: l'Accademia di Brera, dove sarà esposta la pittura del maestro padovano e di altri artisti dell'epoca, e il Castello Sforzesco, dove si allestirà una sezione dedicata alla scultura quattrocentesca di Amadeo e Piatti. Un evento presentato come il primo tassello di una grande stagione di produzione culturale della città, «che certo non è al di sotto di quella di Roma» ha sottolineato l'assessore della giunta Moratti. Aggiungendo: «Anche se la strategia di comunicazione dell'ex sindaco Albertini non era paragonabile a quella di Veltroni per ogni vicolo buio che inaugura». L'agenda futura è fitta: 57 mostre previste per il prossimo anno, molte delle quali allestite in una pluralità di sedi con la promozione di un biglietto unico; un'offerta integrata di cultura e spettacolo in collaborazione con Torino; l'apertura di nuovi spazi espositivi; una mostra per la prossima estate dedicata, secondo Sgarbi, «al più grande artista contemporaneo vivente» Fernando Boterò. L'assessore milanese non ha risparmiato nemmeno Stefano Zecchi, presidente dell'Accademia di Brera, colpevole di aver definito «turistica» la mostra sul Mantegna organizzata a Mantova: « Zecchi non confonda il turismo con la mostra di maggior rigore filologico e scientìfico degli ultimi cin-quant'anni, come dimostrano le decine di studiosi nazionali ed internazionali che compongono il comitato organizzatore. Zecchi non confonda la divulgazione della cultura con la sua volgarizzazione: la mostra di Mantova si propone di far diventare di tutti ciò che oggi è conoscenza di pochi». E per fortuna Vittorio Sgarbi non è ministro: «Se lo fossi, proporrei la sospensione e la censura per quei direttori e sovrintendenti che rifiutano i prestiti per puro capriccio».
Ora Sgarbi pretende il San Sebastiano
Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura di Milano, ha ottenuto il prestito del Cristo morto di Andrea Mantegna per la mostra di Mantova. Nonostante il no dell'Accademia di Brera, Sgarbi ha rilanciato l'opera e ha chiesto il suo prestito per la mostra. Sgarbi ha anche chiesto il prestito del San Sebastiano e della Madonna con Bambino dell'Accademia Carrara di Bergamo. L'assessore ha affermato che il dipinto del Mantegna è in ottimo stato di salute e non giustifica il restauro con cui gli è stato motivato il rifiuto del prestito.
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