Ci sono al mondo mura e mura. Ci sono quelle interminabili come la Muraglia Cinese che attira turisti da ogni parte del mondo. Ci furono quelle mitiche troiane di Ettore e Achille del poema omerico. Quelle medioevali di Ferrara che dopo un intervento di restauro sono state inserite tra il patrimonio dell'umanità. Altre rimangono legate alla storia d'Italia, come quelle della breccia di Porta Pia. Altre sono meta di pellegrinaggio, come quelle di Gerusalemme. Altre ancora sono legate a spiacevoli ricordi come il muro di Berlino. Qualunque sia la città, chi erige un muro lo fa per difendersi, per i posteri, a memento, a memoria, a monumento. E' per questo che la gente poi le rispetta e le preserva. Solo a Palermo accade il contrario. Solo a Palermo accade che le antiche mura, quelle che una volta servivano a dare sicurezza e protezione, oggi, perduta la loro originaria funzione si rivoltino contro gli abitanti che avrebbero dovuto continuare a proteggere. Da qualche giorno, appesi su un muro campeggiano fogli in fotocopia con su scritto : "Polizia municipale di Palermo. Nucleo tutela patrimonio artistico. Il complesso storico delle Mura di Porta Sant'Agata del XIV secolo è sottoposto sotto sequestro preventivo". Cartelli difficili da notare perché sono affissi sulla parte interna delle vecchie mura, dietro la cortina di case che dalla stazione centrale salgono verso il villaggio universitario. Li nota solo chi, dopo avere superato lo steccato di un ristorante, attraversa la "bâb sciant Agâth", l'antica Porta Sant'Agata e poi prosegue a piedi verso il mercato storico di Ballarò, parallelamente alla via Lincoln. Le mura oggetto del sequestro sono lunghe un centinaio di metri e al loro interno hanno enormi stanzoni con muri spessi due metri. Muri robusti al punto tale che qualcuno ha pensato di sfruttarne la ciclopica mole per costruirvi sopra la propria casa. Qui adesso il problema non è tanto il perché del sequestro ma come mai il Comune intervenga solo ora che il monumento è fortemente degradato. Eppure non si tratta di un muro qualunque. Sono le mura che una volta fungevano da caravanserraglio per cavalli e cavalieri che andavano e venivano dentro e fuori la città dopo avere attraversato un fossato. Sono mura militari, alte, robuste, che hanno alloggiato le truppe addette alla difesa della città. Mura tanto resistenti da riuscire ad arginare anche le piene dei due fiumi, il Kemonia e il Papireto, che prima di essere interrati lambivano la vecchia Palermo. Mura che una volta persa la loro funzione difensiva originaria, si è cominciato ad abbatterle a poco a poco, fino a farle giungere a noi con un foglio di via sotto forma di un umiliante atto di sequestro preventivo. In un centro storico che si infradicisce d'inverno e si sbriciola d'estate, malgrado una Soprintendenza che conta un esercito di funzionari e di impiegati. Malgrado i tanti piani particolareggiati, programma, regolatori, non si è riusciti a preservare e a tramandare, come fanno altrove, le mura che definiscono il vecchio "disegno" della città di Palermo. E visto lo scarso interesse verso queste tracce storiche, adesso anche a "rischio sequestro", non è azzardato temere che anche gli altri pezzi di mura sparsi attorno alla città possano subire lo stesso destino. Tanto per fare memoria, ci sono parti delle vecchie mura che continuano ad essere gestite come lavaggio, deposito, garage. Tutte attività che nulla hanno a che fare con la loro originaria funzione, fosse soltanto quella di fare "monumento". E' accaduto di peggio sopra ai bastioni della Kalsa. Non mancano però le nobili intenzioni. Come di chi ha ricavato tra le mura un libro-pub. Oppure di chi all'interno delle mura gestisce il suo supermercato dal 1940. Attività lecite, ma che nulla hanno a che fare con la funzione originaria di un bastione di difesa. Attività che per essere svolte hanno richiesto la modifica dell'impianto originario con pesanti manomissioni e comunque sempre "concesse". Ormai di tracce delle vecchie fortificazioni a Palermo, a ben pensarci, ne sono rimaste poche. Non hanno un programma unitario di recupero, e ogni pezzo vive vita a sè. Succede così che alcuni pezzi di mura abbiano la lucetta serale, come al Papireto. Altre, meno fortunate rimangono nascoste ai palermitani e ai turisti in quanto annegate dalle abitazioni che ne occludono la visuale. Come le vecchie mura dello Spasimo alla Kalsa, di fronte all'Orto Botanico. Solo percorrendo ciò che rimane del bastione dello Spasimo, ammirando il mare e i giardini di Villa Giulia, ci si rende conto del panorama che poteva, o potrebbe, apparire a chi da sopra guardasse verso la Conca d'oro. Sequestri permettendo.