Una conferenza intermediale di R. Pulejo e un'esposizione permanente Le vertigini barocche dell'oggi e le tormentate sculture di Antonio Francavilla Continua il nostro viaggio estivo fra le sorprese della nascosta enclave brindisina. Dopo Villa Castelli, dopo Ceglie Messapica, ecco San Vito dei Normanni. Qui un altro convento domenicano è divenuto contenitore culturale: vi ha sede la Biblioteca Comunale, nel suo chiostro e nella sala maggiore si svolgono eventi d'arte. Vi si sono tenute le serate inaugurali del festival di musica barocca, organizzato nel nome del grande compositore concittadino Leonardo Leo. Tra Caravaggio e Mick Jagger Di rilievo, per l'intelligenza di provocazioni suggerite, una conferenza intermediale di Raffaella Pulejo, docente a Milano di storia dell'arte (insegna a Brera) ma con solidi legami col nativo ambiente barese. Provocazioni, nel senso di lettura con sensibilità contemporanea di alcuni aspetti del tempo barocco fra Roma e Napoli, tra sensi pubblici - le spettacolari feste - e privati - il corpo, l'eros. Ne cito alcuni. L'idea di «arte della meraviglia», sino alle macchine zampillanti fuochi (correva maliziosa fra il pubblico l'allusione alla recente festa berlusconiana a Porto Rotondo: ma, come ha scritto Salvatore Settis, il vulcano acceso dall'ex presidente del Consiglio nella sua villa rimanda piuttosto a Las Vegas). Le vertigini spaziali che rompono l'unità della prospettiva rinascimentale. I messaggi di complessa «modernità» che percorrono opere da Caravaggio in poi: sicché dalla berniniana Estasi di Santa Teresa le immagini in proiezione trapassavano alle performances recenti di Marina Abramovic. Discorso sigillato dal confronto fra due immagini sorprendentemente «gemelle» a distanza di secoli: il Bacchino malato caravaggesco e Mick Jagger, leader dei Rolling Stones. Una settimana prima, una sala superiore della Biblioteca era stata inaugurata come spazio di esposizione permanente di sculture di un altro concittadino molto stimato, Antonio Francavilla (1900 - 1981). Esponente di quella cultura plastica delle nostre periferie, che interpretava l'accademismo ottocentesco con sentimentale, se si vuole, ma sentita partecipazione etica. Cultura plastica che ha connotato in ogni paese del Sud cimiteri e piazze, con cappelle gentilizie e monumenti ai Caduti eo alla Vittoria (nella prima guerra mondiale ovviamente). Quello di San Vito fu realizzato dal tarantino Francesco Paolo Como, maestro del nostro. Tradizione di patriottismo che nel discepolo si tradusse in vibrata adesione alle pulsioni nazionaliste ed «eroiche» del tempo fascista, trascorrenti dal Duce a Beethoven, fra Balilla e Trasvolatori. Espresse in scultura con caute aperture alle sintesi formali di gusto novecentesco. Ma in diversi busti corre qualche brivido di tormento spiritualista alla Wildt, artista che Francavilla ammirava molto. Per esempio è quasi una maschera mortuaria il volto di D'Annunzio (1946), un marmo che sembra calco di cera, in origine addirittura coronato da una sorta di aureola. Negli anni Cinquanta intervengono anche omaggi a eroine del cinema, dalla Giovanna d'Arco del 1954 che ha il volto di Ingrid Bergman, e Silvana Mangano come Circe, ad una seriosa Gina Lollobrigida del 1956. Ma ormai umori che si macerano in malinconia subentrano alla compassata fierezza giovanile. L'arco della vita declina verso il pietismo («Il cieco»), il fatalismo («Ineluttabile»), e svolta in religiosità popolare. Quasi una riscoperta del primitivismo romanico, in bozzetti statuari come «Le Tre Marie» o «Il bacio di Giuda» (1957). Sino all'immancabile busto di Padre Pio (1974), aggiornato topos dell'arte devozionale. Glorie locali e aperture al presente Vita ed opere dell'artista sono ripercorse in un accurato catalogo da un saggio di Alvaro Spagnesi, docente nella Accademia di Lecce, e annotate dal figlio Clemente Francavilla, molto impegnato nel promuovere il culto paterno: col sostegno autorevole di Vitilio Masiello, l'illustre docente dell'Università di Bari, sanvitese doc anche lui. Determinante, naturalmente, la disponibilità della Amministrazione Comunale, oltre che della Provincia di Brindisi. Dalla doverosa celebrazione delle glorie locali, è legittimo attendersi ora iniziative di apertura al contemporaneo: magari seguendo le tracce disseminate da Raffaella Pulejo. Un po' come Pollicino.