ALTAMURA. Un altro anno perso per la cava delle impronte dei dinosauri. Il sito paleontologico resta chiuso al pubblico. Cresce l'indignazione. Ma sale anche la preoccupazione per lo stato delle orme che, a detta dei più appassionati, si stanno micro-fratturando. La Valle dei dinosauri che doveva essere una delle meraviglie del mondo scientifico è in realtà una valle... di lacrime. Lacrime per i rimpianti di questa chiusura prolungata che significa mancato turismo, che si traduce in mancata valorizzazione di Altamura, che comporta mancata conservazione di un passato che caso e fortuna hanno lasciato intatto dopo 75 milioni di anni circa, dall'era del Cretacico. L'anno scorso il traguardo sembrava vicino, ad un palmo di mano. Almeno questa era la netta sensazione dopo gli accordi importanti e chiarificatorii tra Comune ed Ecospi per la fruizione della cava e tra Comune e Soprintendenza per il subentro dell'ente locale nella gestione del finanziamento di un milione di euro da destinare alla valorizzazione del sito. Tutto nero su bianco. Tutto definito. Ma da allora nessun passo avanti. Non bisogna dimenticare infatti che, mentre la paleosuperficie dove si stima la presenza di 30mila impronte di dinosauri è di proprietà dello Stato (quindi, Soprintendenza), la cava e la strada di accesso al sito sono della Ecospi, società privata. Per accelerare le procedure ci vorrebbe la cessione della servitù di passaggio. Tutto potrebbe (al condizionale) diventare più facile. Ma, appunto, dagli accordi del 2005 la questione è ancora in piedi. Così, quando il Comune avrà terminato il progetto per la sistemazione della strada esterna alla cava, il problema si riproporrà. Come fare? Mentre accade tutto questo, anzi meglio, mentre non accade quasi nulla, sono passati già diversi anni dalla scoperta (1999). Evidentemente ci si sbagliava quando tutti ritenevano o speravano che per le orme dei dinosauri sarebbe stato più semplice rispetto all'Uomo di Altamura (11 anni sono passati dalla scoperta all'apertura del Centro visite di Lamalunga). Invece no. Con una differenza in peggio. Se lo scheletro di Lamalunga si è conservato nel suo habitat ipogeo, le orme emerse sono soggette all'azione degli agenti atmosferici e sono a forte rischio. Chi le conosce e le ha riviste, è molto preoccupato: «Le piste di impronte sono irriconoscibili». A sondare le intenzioni degli enti, si annunciano nuovi incontri. E' la sfida a cui sono chiamati tutti gli attori: alla cava delle orme dei dinosauri servono solo fatti e soluzioni, concrete e praticabili.