- Il parere dell'ingegnere Maurizio Seracini Ad ogni opera d'arte, un check up completo. Per ogni capolavoro, una cartella clinica. E per fare questo, strumenti simili a quelli del medico: ecografie, radiografie, sensori, termografie, usando le tecnologie per rilevare lo stato di conservazione di quadri ed affreschi come se fossero corpi umani da curare. Il parallelo con la medicina calza bene e l'ingegnere Maurizio Seracini vi attinge a piene mani per spiegare come dovrebbe cambiare l'approccio alla conservazione delle opere d'arte dopo il dibattito legato ai prestiti del «Cristo morto» del Mantegna e della «Annunciazione» di Leonardo. «Sono due discussioni da cui si sono sollevati polveroni inutili che sarebbero assolutamente evitabili se ci si impegnasse a ricercare un approccio nuovo a queste problematiche», commenta Seracini che è stato il primo in Europa ad applicare ai beni culturali le tecniche di indagine scientifica usate in medicina e noto per la sua «caccia», mai interrotta, con queste tecniche alla «Battaglia di Anghiari», l'affresco scomparso di Leonardo da Vinci. «Però oggi nessuno fa così, neanche per i grandi capolavori - spiega Seracini -. Troppo spesso, prima di un prestito, ci si affida al semplice esame visivo di un restauratore che scrive una relazione e che, magari, accompagna l'opera in un lungo viaggio. Invece, io ritengo che bisogna avere lo stesso tipo di approccio del medico con il paziente: conoscere l'anatomia, individuare la patologia e svolgere l'anamnesi, in altre parole definire genesi e stato di conservazione su base scientifica». «E - continua nella metafora - come accanto al medico c'è il radiologo oppure l'analista di laboratorio, bene, accanto al restauratore e allo storico dell'arte, ci dovrebbe essere uno scienziato della conservazione dell'arte che usa attrezzature scientifiche adatte ad esaminare con accuratezza i materiali di cui è costituita l'opera». Seracini è dell'idea di fare un check up scientifico a ciascuna opera e di redigere una «scheda clinica» completa dei dati che la riguardano. Solo così, ogni volta che si deve intervenire su un quadro o un affresco (per un trasporto, per un restauro, per il collocamento da un'altra parte, in un altro ambiente così come si discute in questi giorni del Mantegna di Brera e dell'«Annunciazione» di Leonardo) si potrà essere in grado di stabilire con precisione quali stress può sopportare un capolavoro e quali rischi si possono correre oppure no. O, anche, quali garanzie di protezione ambientale chiedere ai destinatari, per esempio agli organizzatori di una mostra. «Nell'arte - afferma Seracini - è venuto il tempo di affiancare le competenze scientifiche a quelle umanistiche così che si possano esprimere valutazioni basate su dati oggettivi rilevati con tecnologie d'avanguardia». Seracini di schede «cliniche» così, come gli piace definirle, in 30 anni di attività e di committenze di vario tipo, ne ha stilate 2.500, relative ad altrettante opere e tutte custodite nell'archivio della sua società, la Editech di Firenze. La prima volta avvenne ad una mostra a Castelfranco Veneto nel 1978, con una ricognizione su dipinti del primo '500. Ma un grande studio, con questo metodo, ama ricordare l'ingegnere prestato all'arte, fu quello dell'«Adorazione dei Magi» di Leonardo il cui restauro fu avversato da decine di storici dell'arte. Nel tempo il «medico» Seracini ha esaminato Botticelli, Raffaello (ben 33 opere) e molti altri maestri ancora inventando, via via, uno studio, una scienza e un mestiere ancora completamente da sdoganare. Michele Giuntini