Sono sempre di più coloro che scelgono di andare alla scoperta dei fondali marini Cresce la voglia di diventare detective del mare. L'archeologia subacquea attrae sempre più per il fascino di scoprire il mondo sommerso. Ed è boom per le scuole che offrono la possibilità di andare a caccia dei tesori nascosti nei fondali e che d'estate organizzano corsi che possono rendere più suggestiva e indimenticabile una vacanza. Chi non ha mai fantasticato sulle storie di galeoni di pirati affondati, magari con la cassaforte piena d'oro e gioielli, inghiottita nel ventre del mare? L'universo marino fa grande presa sull'inconscio collettivo e ciò spiega il successo di film che hanno sbancato il botteghino e bucato gli schermi, come "litanie" o "La maledizione della prima luna", che hanno appassionato bambini e adulti, per non parlare di opere intramontabili come "Moby Dick", "Ventimila leghe sotto il mare" e "L'isola del tesoro". E c'è anche una lunghissima tradizione orale di storie di pescatori, ballate di marinai, uomini "mezzo pesce" che vengono dal mare, di mappe trovate nelle bottiglie e trascinate dalla risacca. Ora immergersi in questo meraviglioso universo è dunque possibile. Ed è possibile provare il brivido della scoperta, iscriversi a uno dei tanti centri specializzati sempre più numerosi nel Mare Nostrum. Le più importanti e pubblicizzate anche on line sono almeno una ventina. Dilettanti e professionisti, insieme a studenti universitari per alcune settimane vengono presi per mano da istruttori e archeologi e condotti nei fondali marini, dove giacciono i relitti e le tracce delle civiltà del passato. I corsi, della durata di poche settimane, si dividono a seconda della preparazione di base di chi vuole avvicinarsi al mondo dell'archeologia subacquea. E il costo varia dai 400 ai 700 euro circa. "Durano generalmente due o tre settimane e sono organizzati attraverso una serie di lezioni, teoriche e pratiche, dove vengono insegnate tutte le metodologie, dall'uso di una semplice quaterna metrica - spiega all'Adnkronos Alessandro Tagliapietra, pioniere dell'archeologia subacquea italiana - e di una bussola, fino all'utilizzo di reticoli e di macchine fotografiche, che forniscono una mappatura dei siti e una straordinaria documentazione delle immagini dei relitti". "A livello teorico - prosegue -, si insegnano argomenti che riguardano la storia dell'archeologia subacquea: ad esempio le rotte commerciali nell'antichità. Poi vengono spiegati i principali tipi di reperto e le tipologie delle anfore. Il tutto viene trattato abbastanza superficialmente. Infine si entra nello specifico, parlando delle varie tipologie di esercizi, come quello di una cordella metrica, che serve per misurare le distanze". In alcune scuole la parte teorica precede quella pratica mentre, in altri casi, la giornata è divisa in ore di laboratorio e in immersioni in piscina o in mare fino a quando, dopo un esame finale, si otterranno i sospirati certificati di partecipazione o brevetti. "L'esame consiste nella simulazione di un eventuale ritrovamento - rivelano da Archeo Sub di Venezia - prevede il rilievo del sito in mare o in piscina e una documentazione da presentare alla soprintendenza". L'esame dura cinque o sei ore e ci sono vari livelli. I brevetti non consentono di fare rilievi in mare o l'accesso alla professione, per i quali ci deve essere l'autorizzazione della soprintendenza. Ma quali sono i limiti di profondità? "Si scende giù fino a 40- 150 metri sottacqua - spiegano i promotori di Archeo Sub -e d'inverno la temperatura, nel caso di Venezia, può abbassarsi fino ai tre o quattro gradi. Passati i 40-50 metri, si parla di "immersioni tecniche", che comportano l'utilizzo di attrezzature molto sofisticate e particolari. La forza d'aria è consentita solo a 40- 50 metri, poi si usano diverse miscele che contengono ossigeno unito all'elio in percentuali che devono essere opportunamente calcolate. I partecipanti ai corsi sono in maggioranza di sesso maschile. Si oscilla dal 60 al 75 per cento a seconda delle scuole, con un'età che va dai 20 ai 40 anni. L'età minima per accedere ai corsi è di 16 anni. I corsisti sono subacquei o semplici amatori, accomunati dal profondo amore per l'immersione. Alcuni di loro sostengono di "essere nati in mare", di riscoprire nell'acqua le radici e l'ambiente primordiale dell'uomo. Ma lo zoccolo duro dei corsisti è rappresentato da studenti e laureati in Archeologia o conservazione di Beni culturali. "Andare sott'acqua - raccontano dallo Ias di Palermo - è andare in un mondo che non si vede. Ma le emozioni più intense, in un mondo dove tutto è noto, si provano davanti a un sito vergine, ancora inesplorato. La spedizione che mi ha appassionato di più è stata quella in Libia più di vent'anni fa ". "La missione - spiega all'Adnkronos - prevedeva il recupero di un relitto del 1600, che poi abbiamo scoperto essere una nave della Serenissima. Il relitto, dove abbiamo trovato 32 cannoni, era abbastanza integro per quanto riguarda l'attrezzatura di bordo. Non era mai stato toccato. Prima di noi in Libia avevano scavato solo i francesi". "Nei vari anni ho visto' crescere quest'attenzione verso l'attività subacquea - racconta invece Tagliapietre -. Un'esperienza che mi ha fatto venire i brividi e che cerco di trasmettere agli 'studenti' è quella sul relitto di Albenga, in Liguria, a cui ho partecipato. È una nave funeraria romana, una nave da trasporto che portava 10 mila anfore. Si trovava a 40 metri sottacqua, adagiata sul fondale. È stata il primo oggetto di scavo in Italia. All'inizio si cercò di trasportare le anfore, ma erano più quelle che distruggevamo e abbiamo pensato di preservare quello che c'era". "In Italia - prosegue l'archeologo subacqueo -, fortunatamente, abbiamo una legislazione che conserva il sito. In America, ad esempio, le leggi autorizzano i recuperi. La nostra è una buona legislazione e cerco di portare avanti questo enorme lavoro insieme alla sensibilizza-zione nei confronti del nostro patrimonio storico e ambientale". "Qualche anno fa - racconta Tagliapietra - ho avuto la fortuna di recuperare un relitto della seconda guerra mondiale e ho trovato un libro che descrive i porti, gli scali e gli approdi della costa ligure. Ovviamente, essendo un libro, è fatto di carta. La nave è affondata nel 1943. La carta ha resistito per più di 50 anni sottacqua probabilmente perché è rimasta sotto il fango e si è conservata in quest'ambiente anaerobico". "Quando lo racconto ai corsisti, molti si provano emozioni e io rivivo le mie. In laguna, invece, - conclude - i brividi mi sono venuti con le famose galee veneziane. Sono state trovate nel 1997-98 a ridosso di un'isola scomparsa, sulla quale c'era un monastero. Erano integre e sono state impiegate per cercare di fermare l'acqua che avanzava sull'isola Del monastero non si vede più niente. Le poche tracce sono rimaste sottacqua". Scomparse, fine a quando il mare le restituirà, per la gioia di chi organizza e di chi partecipa ai ritrovamenti, anche come aiutante dei professionisti.