«Sono Vittorio Sgarbi, vorrei spiegare a quei fighetti che se la tirano con il primato di Torino nell'arte contemporanea che mi hanno frainteso. Il gemellaggio fra Torino e Milano che ho proposto come assessore alla Cultura di Milano al mio collega torinese Fiorenzo Alfieri, non ha alcuna pretesa di trasferire a Milano l'esperienza d'arte contemporanea torinese. A me l'arte contemporanea non interessa. E' sovente fatta di rifiuti, è merda, la famosa "merda d'artista". Se ne occupi pure Torino. Vuole fare la mostra su Oldemburg e Van Bruggen? Faccia. Vorrà dire che io farò quella su Leonardo a Milano». E' un fiume in piena Sgarbi, il noto critico e storico dell'arte che Milano ha scelto come assessore. Appare evidente che non gli è piaciuta la cortese ma distaccata accoglienza che i presidenti del Castello di Rivoli, della Fondazione Sandretto Re-Rebaudengo e della Gam hanno fatto alla sua proposta di far risorgere il progetto «Mi-To» come «osmosi» fra la capitale lombarda e quella piemontese, nella prospettiva di unirle, tramite i treni ad alta velocità, in un unico sistema culturale. «Ce l'hanno con me perché non me li filo» replica Sgarbi. «Così la mia proposta nasce per ora solo legata alle iniziative musicali. Il primo settembre l'assessore Alfieri verrà a Milano. Con lui annuncerò le iniziative del progetto Mi-To. Affiancheranno le proposte di "Milano Musica" a quelle della rassegna torinese "Settembre Musica". Mi dicono che è stupenda. Io non la conoscevo. E dire che mi era noto il "Festival di Spoleto", che pure è un paesino, ma "Settembre Musica" lo ignoravo. Sono certo che propagandata da Milano, che ha più immagine di Torino, potrà avere quella ribalta che merita». E tutto il resto? «Mi-To per ora è musica e basta. Il resto sarà solo coordinamento di ruoli diversi, nel rispetto di linee culturali autonome, che potranno comunque trovare comune propaganda. Non voglio porta-te le cose di Torino a Milano. Non farò un museo di arte contemporanea a Milano perché bastano già quelli di Torino. La complementarietà ci consentirà di fare cose differenti. Pertanto non c'è bisogno di alcun dialogo per quanto riguarda l'arte contemporanea. Uno che sa tutto non può dialogare con quelli che non sanno niente. Posso benissimo dialogare con il Castello di Rivoli, ma solo se ci sono sintonie». Non ci sono? «A Torino c'è gente che si riempie la bocca di arte, ma non ne sa nulla. Fanno parte del mondo di mercato, non di quello dell'arte. Chiamano arte quello che è moda. Non si accorgono di essere dei modaioli, che documentano solo merda. Ma d'altra parte quali libri hanno scritto? Quale curriculum possono presentare? Mi chiedo ad esempio se Patrizia Sandretto sa spiegare le differenze fra un Bramante e un Pistoletto». Poi incalza Francesco Bonami, direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: «Confermo e ribadisco quanto ho già detto di lui sull'Espresso: è uno che non ha scritto un libro. Lo ritengo un odontotecnico dell'arte. Se gli faccio vedere un quadro dell'Ottocento lo capisce? E' un pittore fallito. Soprattutto non ha un'idea in zucca». Ha riservato a Sgarbi alcune stroncature e lui non gliele perdona: «Non voglio lezioni da incompetenti, fra i quali metto anche Bonito Oliva.». Sgarbi si rivolge poi a Torino, che accolse con qualche polemica e con scarsi entusiasmi la mostra «Il Male», da lui organizzata tempo fa a Stupinigi: «Avete una città stupenda, ma vi ingegniate a nasconderla. Durante le Olimpiadi avete occultato i simboli della vostra storia. Palazzo Reale è stato coperto da quei cubi e palchi olimpici. Tesori come l'autoritratto di Leonardo e l'Antonello da Messina, le opere più belle che possedete, sono state blindate e quasi nascoste. Anche Palazzo Madama si è negato. Le sue preziose collezioni le hanno esposte? Se sì, chi se ne è accorto?».
Lo schiaffo di Sgarbi
Vittorio Sgarbi, critico e storico dell'arte, ha scritto un articolo in cui si scaglia contro la città di Torino per aver frainteso il suo gemellaggio con Milano per l'arte contemporanea. Sgarbi sostiene che il gemellaggio non ha alcuna pretesa di trasferire l'esperienza d'arte contemporanea torinese a Milano e che non gli interessa l'arte contemporanea. Invece, vuole concentrarsi sulle iniziative musicali. Ha anche criticato alcuni critici e storici dell'arte, come Patrizia Sandretto e Francesco Bonami, che secondo lui non hanno una conoscenza sufficiente dell'arte.
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