Non posso non ammetterlo: è una delle maggiori opere d'arte contemporanea degli ultimi tempi. Malgrado non apprezzi il genere «povero» e concettuale, in gran parte morto e sepolto, il nuovo muro metallico di Via Anelli a Padova molto lo riesuma, arrivando dove neanche Beuys e Kiefer sarebbero mai giunti. Padova, città di Giotto, Donatello, Mantegna, Tiziano, da oggi lo è anche di un nuovo maestro: Flavio Zanonato, sindaco della città, riuscito in un'impresa che neanche i leghisti avevano avuto il coraggio di mettere in pratica. E uno dei pochi meriti indiscutibili dell'arte contemporanea: aver avvicinato enormemente i professionisti e i non professionisti, accomunati da una potenzialità espressiva che non deve corrispondere più a capacità tecniche codificate. Tutti possono essere artisti, se solo vogliano fare arte: e Zanonato la fa. Nessuno mette in dubbio che a Via Anelli i problemi di convivenza e soprattutto di delinquenza, dunque di ordine pubblico, siano serissimi. Proprio perché serissimi, non possono essere risolti da un muro di lamiera. Non è politica, è altro: è simbologia, espressione visiva di qualcosa che idealmente vorrebbe risolvere, ma che gli stessi promotori sanno benissimo che non si risolveranno. Aggirare il muro è troppo semplice, impaurirà per qualche giorno, ma dopo tornerà la routine di Via Anelli. Se dunque Zanonato non fa politica, ma espressione a carattere simbolico, vuoi dire che fa arte. Coraggiosissima, perché evoca un simbolo ancora totalmente negativo. Chiunque abbia visto a Berlino anche i soli resti del Muro, replicato a Padova perfino nello sbarramento di frontiera (il famoso «Checkpoint Charlie»), si chiede come sia stata possibile tanta ottusità che ha diviso e fatto soffrire tanti berlinesi. Finché sarà vivo il ricordo del Muro di Berlino, erigere qualcosa a sua somiglianza sarà sempre evocare un simbolo di vergogna. E siccome un'opera d'arte, ci dice Eco, è un'opera aperta a interpretazioni anche autonome dalla volontà dell'autore, il muro di Via Anelli non può non essere il simbolo straordinario di qualcosa di autolesionistico per Zanonato: l'incapacità attuale di classi dirigenti sempre più ristrette, a Sinistra come a Destra, al centro come nella periferia, in Italia come nel resto dell'Occidente più evoluto, di fare politica senza ricorrere alla demagogia, ritenuta l'unico mezzo con cui stabilire una comunicazione con masse di cittadini dai quali si è distanti anni-luce. La demagogia fa crédere di avvicinare, quando in realtà si tengono le distanze: le classi dirigenti da una parte, a tutelare sé stesse, i cittadini dall'altra, con i loro problemi irrisolti. Quale altra opera affronta in maniera così efficace temi di tale importanza e di scottante attualità, invece di sviluppare i soliti narcisismi e i pensierini da dementi a cui tanti artisti contemporanei ci hanno abituato? Ministro Ru-telli, faccia uno strappo alla regola e vincoli immediatamente il Muro di Via Anelli a Padova, molto più capolavoro di tante mostre nelle ultime Biennali di Venezia. Dargli un titolo è semplice: «Checkpoint Flavio».