II governatore Galan ha messo a esposizione per l'esposizione permanente delle opere Palazzo Priuli-Manfiin, incentro storico, ma finora non c'è stato alcun contatto ufficiale con i rappresentanti della famiglia Venezia Dallo scorso aprile a Venezia nessuno ne aveva più parlato. Anzi, tutti avevano capito che proprio la presenza a palazzo Grassi della prestigiosa ma "ingombrante" collezione Terruzzi (cinquemila pezzi, tra cui sei Canaletto e diciassette Guardi) è stata la discriminante del naufragio della trattativa tra la città e il finanziere genovese. Ospitarla in modo permanente avrebbe inficiato, secondo l'ex sindaco Paolo Costa (lo dichiarò su II Gazzettino del 29 aprile scorso), la possibilità di realizzare grandi mostre a rotazione come finora era stato fatto. Da quando Vittorio Sgarbi (assessore alla Cultura di Milano) e Francesco Rutelli (ministro ai Beni culturali ed ex sindaco di Roma) hanno reso visita a Terruzzi e portato a casa (a Roma) la prima mostra di una selezione delle opere di sua proprietà, il mondo politico della città è entrato in fibrillazione. Così, immemori di quanto era accaduto pochi mesi prima, quasi tutti i rappresentanti degli enti locali hanno detto la loro, sostenendo che non è possibile che la collezione vada a Roma o Milano e che Venezia troverà una sua sede, prestigiosa come palazzo Grassi. Impresa più facile a dirsi che a realizzarsi. Il Comune non ha più palazzi antichi di quel prestigio e di quelle dimensioni da destinare a museo-esposizione e così la Provincia. Si è fatto avanti allora il presidente della Regione, Giancarlo Galan, annunciando di mettere a disposizione il settecentesco palazzo Priuli-Manfrin, ai piedi del ponte delle Guglie e affacciato sul rio di Cannaregio a due passi dal più noto palazzo Labia, affrescato dal Tiepolo e oggi sede della Rai. «Ribadisco la necessità ha detto Galan - ove il signor Terruzzi decidesse in senso positivo per Venezia, che una commissione di esperti e storici dell'arte, evidentemente di gradimento anche di questo straordinario collezionista, individui i criteri scientifici per l'ordinamento della collezione a Palazzo Manfrin. Auspico per davvero una conclusione positiva per questa vicenda, anche perché un materiale fino ad ora erratico tornerebbe alla città con una dimora più che adeguata». Tutte prese di posizione avvenute comunque sui giornali, visto che nessuno si è rivolto formalmente alla famiglia. «Prendiamo atto del comunicato - ha detto la curatrice della collezione, Annalisa Scarpa, come aveva fatto anche qualche giorno prima -, ma allo stato non esiste alcun contatto con la Regione Veneto a proposito della collezione. Con l'attuale amministrazione comunale i rapporti sono ottimi e cordiali». La famiglia Terruzzi, insomma, in questo momento preferisce interpretare la parte dello spettatore. Troppo rischioso lanciarsi con entusiasmo nelle paludi politiche veneziane, dove tutto sembra facile ma diventa ad un tratto irraggiungibile a causa di una postilla o del veto di qualche notabile. «Al momento la nostra attività è rivolta all'esposizione temporanea a Roma (probabilmente al Vittoriano, ndr) di una parte delle opere in collezione, L'incontro con il ministro ai Beni culturali ha fatto molte piacere alla famiglia Terruzzi e la città di Roma ha mostrato di essere molto reattiva su questo fronte, di avere idee e di saperle portare a compimento». Nella capitale, d'altronde, sarà esposto a partire da fine anno anche il ciclo pittorico giovanile di Giambattista Tiepolc (e del suo maestro d'allora, Nicolo Bambini) custodito nel veneziano palazzo Sandi. Terrazzi lo ha acquistato per sei milioni di euro con il proposito di esporre le tele al pubblico, e così sarà. In una sala dell'Hilton Cavalieri, anche quello di sua proprietà.
Venezia tentenna, Roma decide. I capolavori della collezione Terruzzi farebbero gola anche a Sgarbi, che li porterebbe a Milano
Il governatore della Regione Veneto, Giancarlo Galan, ha annunciato di mettere a disposizione il palazzo Priuli-Manfrin a Venezia per ospitare la collezione di Terruzzi, una famiglia genovese di collezionisti d'arte. La collezione, che comprende cinquemila pezzi, tra cui sei Canaletto e diciassette Guardi, era stata esposta a Palazzo Grassi a Venezia, ma la presenza della collezione avrebbe potuto influire negativamente sulla possibilità di realizzare grandi mostre a rotazione. La famiglia Terruzzi ha preferito non contattare direttamente la Regione Veneto, ma ha espresso interesse a esporre la collezione a Venezia.
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