«Nella capitale i fondi arrivano dai privati: perché non succede la stessa cosa con le forze economiche del VenetoCortina d'Ampezzo II "Cristo morto" del Mantegna andrà alla mostra di Mantova, non ci andrà invece il "San Sebastiano", custodito alla Ca' d'Oro di Venezia, attualmente in una delicata fase di restauro. Dal palco di Cortina In-con-tra, ieri, il ministro per i beni culturali Francesco Rutelli ha placato l'ira di Vittorio Sgarbi, presidente del comitato per le celebrazioni del 5 centenario della morte di Andrea Mantegna. Imbufalito di fronte al no della Pinacoteca di Brera di prestare l'opera alla grande mostra sull'artista rinascimentale, che si svolgerà dal 16 settembre al 14 gennaio tra Padova, Verona e Mantova, Sgarbi, proprio dal palco di Cortina, aveva chiamato in causa il ministro invitandolo a collaborare nell'individuare «la menzogna del funzionario» che aveva opposto il no. Il via libera al "Cristo morto" è stato dato dall'Istituto centrale di restauro e condiviso appieno da Rutelli Sgarbi, a distanza, ringrazia, ma torna ad animarsi per il no al "San Sebastiano", tela definita dal critico più sana di quella contesa inizialmente, impuntandosi nel volerla a tutti i costi a Mantova per il 15 ottobre. Rutelli ha annunciato anche, smentendo le affermazioni apparse ieri su alcune testate, che da tempo è stato dato il via libera al trasferimento in Giappone dell'Annunciazione di Leonardo per prendere parte alla mostra «Primavera italiana 2007». «L'Italia ha un patrimonio immenso - ha affermato affrontando le problematiche connesse al crescente interesse internazionale per l'arte italiana - che va tutelato, ma va fatto conoscere. Ho dato quindi parere favorevole sia al trasferimento del "Cristo morto", sia di altre opere. Si tratta ora di decidere una linea guida per quel che riguarda i prestiti alle mostre e per questo ho insediato una commissione di alto profilo scientifico. Nei prossimi giorni renderò noti i nomi delle sette personalità che vi faranno parte». A margine dell'incontro, ha trovato il tempo per rispondere anche ai timori su un possibile conflitto tra la Mostra del cinema di Venezia e un'analoga manifestazione in programma a Roma. «Voglio difendere quella che è la più antica e straordinaria mostra del cinema che l'Italia abbia avuto ed abbia oggi - ha dichiarato rassicurando Venezia -. Ritengo che una certa competizione faccia bene, risvegli le capacità. Dunque ben venga se Roma avrà una festa del cinema, ma non dimentichiamo che Venezia è un pilastro della cultura nazionale e io sarò lì per garantire che c'è un impegno di tutta la nazione, affinché Venezia cresca e non si senta minimamente minacciata da altri eventi. Viva la competizione, che faccia nascere nuove idee e, mi auguro, anche un nuovo palazzo del cinema. Sui finanziamenti - ha proseguito - ho chiesto una riunione che terrò a Venezia con il sindaco, i presidenti della Regione, della Provincia e della Biennale, auspicando anche la presenza della Camera di Commercio. Spero che arrivino indicazioni positive dalle forze economiche del territorio; ci sarebbe ragione di lagnarsi nei confronti della mostra di Roma se avesse un sostegno pubblico, invece, stiamo vedendo che Roma trova il sostegno dei privati. Auspico la stessa cosa per Venezia». E sulla possibilità di istituire un ticket d'ingresso nelle città d'arte, idea lanciata dal sindaco di Venezia, Massimo Cacciali, Rutelli si limita alla massima sintesi, senza dare giudizi: «Ogni città decide. Non è una politica che spetta a Roma, ma solo al territorio». Oltre un'ora e mezza a tutto campo, ieri pomeriggio in un Pala-volkswagen gremito di gente, per il vicepremier che ha spaziato, sotto l'incalzare di un graffiante Enrico Cisnetto, dal Libano, con «la ritrovata autorevolezza italiana», all'immigrazione, con la disponibilità a poter anche rivedere al rialzo il numero di anni necessari per concedere la cittadinanza italiana. Non poteva mancare la lotta all'evasione fiscale dentro alla quale Rutelli ha lanciato l'idea, applaudita, dì portare ad una cedolare secca molto bassa l'imposta sugli affitti. I fischi del meeting di Rimini sono ormai acqua passata e quassù tra i Monti Pallidi Rutelli li ritiene solo una protesta minimale di «un gruppetto organizzato». Sono stati l'arte e il turismo a tenere banco, binomio che, non a caso, ricade sotto lo stesso ministero proprio per la loro complementarità. «Entro una decina d'anni - ha dichiarato Rutelli - l'Italia dovrà tornare ad essere il primo Paese per arrivi, primato che negli anni Settanta ci apparteneva». E per Cortina? «Spero si possa aprire il campo da golf, ovviamente senza costruzioni. Servirà a destagionalizzare il turismo». Poco dopo, il ministro Rutelli ha avuto un colloquio con Franco Miracco, portavoce del presidente del Veneto, Giancarlo Galan. Miracco ha ringraziato Rutelli per l'attenzione dimostrata verso il progetto del campo da golf a Cortina e ha chiesto la sua collaborazione per due progetti culturali che stanno molto a cuore al governo regionale: la gara per gli spazi di Punta della Dogana e l'approdo a Venezia della prestigiosa collezione Terrazzi - una quadreria di eccezionale valore nella quale spiccano sei Canaletto e ben 17 Francesco Guardi - per ospitare la quale Galan ha proposto palazzo Friuli Manfrin.