- MILANO - IO QUESTA FACCENDA del Cristo Morto neanche la sapevo. Poi Sgarbi mi ha telefonato. Se devo andare vado». Il restauratore Gianluigi Colalucci riemerge con pacato stupore dal megalavoro che sta facendo a Padova, rimettere insieme gli 80mila frammenti che daranno ai visitatori della mostra su Mantegna l'illusione di ritrovare intatta la Cappella degli Ovetari, i cui affreschi furono staccati nel '44 per salvarli dai bombardamenti. Il lavoro sarà finito tra pochi giorni, ma Colalucci dovrà fare un'interruzione per venire a Milano, a Brera, a verificare se il Cristo Morto effettivamente non può muoversi. Sgarbi non demorde, anche se ha deciso di ritirare i suoi periti, e di affidarsi al Ministero, di cui Colalucci, che ha passato 14 anni a restaurare il Michelangelo del Giudizio Universale nella Cappella Sistina, potrebbe essere arbitro imparziale. A Padova, fa sapere l'inesauribile Sgarbi, i ristoratori lanciano per l'occasione il «Baccalà mantegnato», eppure ci sono «funzionari traditori che mentono. Che si decida di non spostare un capolavoro come l'Annunciazione dagli Uffizi è un altro discorso, ma non voler spostare il Cristo Morto perché sta male è una menzogna. Così come non darci il San Sebastiano della Ca' d'Oro che è in restauro. Se è in restauro vuoi dire che si può muovere, e si fa Secessione contro lo Stato. Voglio andare a vedere come fanno il restauro, perché ho paura che la rovinino. Giù le mani dal San Sebastiano icona gay, anche se resto favorevole ai rapporti eterosessuali». Le prenotazioni per la mostra sono già oltre diecimila. Pezzo forte, fra i tantissimi, la ricostruzione degli Ovetari, «la prima grande cappella moderna del Nord Est. E, cosa ancor più affascinante sottolinea Sgarbi «la ricostruzione è fatta per gran parte al computer, ma per un 30 per cento dall'occhio dell'uomo». «In realtà dice un modesto Colalucci noi abbiamo solo continuato quello che fu cominciato nel '44, quando furono salvati i frammenti. L'operazione è interessante. Certo, non giriamo intorno al problema, gli affreschi del Mantegna sono perduti, ma come suggestione dell'immagine, si può avere la restituzione di parte della cappella». IL CLAMORE sollevato da Sgarbi è accolto dalla macchina organizzativa della mostra con stupore e molti punti interrogativi. Qualche sponsor ha mostrato sorpresa e anche un po' di fastidio, ma di qui al 13 settembre (giorno dell'inaugurazione per la stampa mentre il 16 ci sarà l'apertura al pubblico) certo il clima è destinato a farsi ancora più rovente. Difficile ormai che si possa fare in tempo, anche ammesso che il Cristo Morto alla fine possa muoversi, a inserire l'opera in mostra e soprattutto in catalogo. Ma Sgarbi la vuole a tutti i costi e dice polemico: «E poi tenerla contro una paretina di Gregotti, già quello è un delitto...». Perché non solo l'assetto museografico studiato da Gregotti e Citte-rio negli anni '80, ma tutta Brera così com'è non va giù a Sgarbi.
E intanto spunta il caso San Sebastiano
Il restauratore Gianluigi Colalucci sta lavorando a Padova per restaurare gli affreschi della Cappella degli Ovetari di Mantegna, che furono staccati nel 1944 per salvarli dai bombardamenti. Il lavoro sarà completato tra pochi giorni, ma Colalucci dovrà fare un'interruzione per verificare se il Cristo Morto può muoversi. Il critico d'arte Vittorio Sgarbi ha deciso di ritirare i suoi periti e di affidarsi al Ministero, che potrebbe essere arbitro imparziale. Sgarbi è contrario all'idea di spostare il Cristo Morto, che sta male, e ha lanciato un clamore contro il Ministero e il restauratore.
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