MILÀN - La guerra dei Mantegna, ormai la chiamano così la contesa tra Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura di Milano e presidente del comitato nazionale per la celebrazione dell'anniversario di Mantegna, la Pinacoteca di Brera e la Ca' d'Oro di Venezia. Il "Cristo Morto" e "San Sebastiano" sono stati negati dalle rispettive sovrintendenze, per "ragioni di salute", alle celebrazioni del cinquecentenario dell'artista veneto a Mantova, Verona e Padova che inizieranno tra poche settimane, il 16 settembre, nelle tre sedi espositive di Palazzo Té, della Gran Guardia e degli Eremitani. Sgarbi non crede alle motivazioni dei sovrintendenti e, come già anticipato su la Padania di mercoledì, ha chiamato in causa il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli chiedendo il suo sostegno anche se, per il momento, senza esiti. Quali sono le novità di oggi dopo la richiesta del celebre critico d'arte di una perizia sullo stato di salute del "Cristo morto" da parte del restauratore di fiducia del Ministero, Gianluigi Colalucci? «Sulle opere d'arte - risponde Sgarbi - Brera è la pinacoteca meno leghista del mondo ha un'idea di centralismo napoleonico che porta via dai luoghi di diritto le opere. Però in occasione di mostre dovrebbe quantomeno restituire quanto ha "rubato". Se fossi stato già assessore (all'epoca dell'ideazione del cinquecentenario n.d.r.) avrei potuto aggiungere alle tre sedi anche Milano. Ora mi trovo in questa paradossale situazione quella cioè di dover dialogare come assessore di Milano con il mio alter ego presidente per le celebrazioni dell'anniversario. Come assessore devo dire "il Cristo morto sta da Dio a Milano". Come presidente devo chiedere al Ministero l'intervento presso i prefetti della cultura cioè i sovrintendenti che non possono opporsi se il Ministero ordina di dare le opere». «Nel caso di San Sebastiano - continua il critico - si ha da Venezia un atteggiamento irriguardoso e arrogante che manda il dipinto in restauro, anche se non ha nessun problema, per non darlo alla mostra, mentre a Verona, per esempio non hanno avuto problemi a spostare una pala importantissima, il Trittico di San Zeno». Sull'intera questione Sgarbi chiede una valutazione "prò veritate". «Oggi il Ministero mi chiede di non avere una posizione antagonista, dice il neo assessore alla cultura di Milano - Ho quindi pensato di indicare come perito Colalucci che già lavora per il Ministero (Giotto, Istituto centrale del Restauro; Mantegna, la cappella restaurata; Michelangelo, Vaticano)». Un nome strategico quindi quello del perito richiesto, infatti dice Sgarbi: «Se io dico Colalucci, nessuno potrà dubitare di perizie di parte. Ho promesso che fino alla diagnosi non mi muoverò. Attendiamo quindi il responso del "medico" che dirà se il dipinto è sano o malato. Visto che la giustificazione del diniego non era sul valore simbolico del dipinto per Brera ma sullo stato del dipinto». Quali previsioni per la conclusione della "guerra"? «Fra due giorni sapremo - risponde - poi mi regolerò di conseguenza». In veste di assessore a Milano pensa di avere rapporti più facili in futuro con Brera? «La grande novità è che faremo in primavera anche a Milano una mostra che avrà riferimento a Mantegna. -continua - La mostra già prevista "Bramante Bramantino" verrà estesa a Mantegna e si intitolerà "Da Mantegna a Bramante", sul tema della scultura del '400 a Milano». Nella mostra ci saranno le sculture, che ora Sgarbi porta a Mantova, capolavori conservati nel Castello Sforzesco di Luigi Piatti, grande scultore padano che ha lavorato alla Certosa di Pavia, alla Tribuna del Duomo di Milano e all'Arca dei Martiri Persiani di ere-mona, perché, spiega Sgarbi: «Piatti è una specie di Mantegna della scultura. Dalla Basilicata arriverà alla mostra di Mantova l'unica scultura che si conosca del Mantegna "Sant'Eufemia". Dato che il "Cristo morto" di Brera con il suo meraviglioso panneggio può essere considerato quasi una scultura, voglio dimostrare che c'è un Mantegna "scultore" che ispira la scultura». La mostra verrà fatta in due sedi: il castello per le arti non pittoriche e, per la pittura, la Pinacoteca di Brera. «La mia guerra è scoppiata perché ho una visione centralista e federalista insieme. - conclude Sgarbi - Se voglio parlare come ministero non posso sopportare che i sovrintendenti facciano le loro deregulation se invece voglio parlare di singole località dico che Brera è peggio di Roma perché ha rubato i quadri in tutta Italia. Attacco Brera da leghista ma sono centralista come rappresentante del Ministero». Una specie di ping pong giocato nelle due anime tra le quali oscilla Sgarbi, in questo momento nella duplice veste di rappresentante Ministero e di Assessore milanese. Una partita che però si deve concludere per il momento a favore della città virgiliana.