Daniele Liberanome, direttore dello sviluppo del business di Gabrius (gruppo specializzato nel servizi per il mercato dell'arte), è uno degli esperti che presenta oggi a Milano i nuovi strumenti per la valutazione delle opere. Questo matrimonio sempre più stretto tra finanza e arte, se giova di certo alla prima, non rischia di strangolare la seconda? «No, perché la libertà del mercato libera anche l'arte.» In che senso? «Le toglie quella patina irreale da pura e semplice categoria dello spirito. L'arte è incarnata, è un fatto culturale e sociale. Girare l'occhio anche verso il mercato conferisce allo sguardo completezza.». Ma degli indici di stampo borsistico rivolti al private banker, quale contributo possono dare? «Anzitutto avvicinano gli investitori, e quindi le aziende, al mercato dell'arte. Questo permette ad esempio alle banche di uscire dall'ottica del puro e semplice marketing, e al mercato dell'arte di svincolarsi dalla dimensione della sponsorizzazione pubblica. L'operazione culturale è possibile sempre più dove c'è uno sviluppo dell'economia privata. In secondo luogo, visto che vengono coinvolte le università, grazie a questi strumenti si ricongiunge la ricerca accademica al mercato dell'arte, contribuendo a far sì che gli atenei non si limitino ad essere dei "rivistifici".» Ma le imprese sono sensibili alla mutazione? «Sempre più aziende trovano proprio nell'arte uno strumento per la crescita culturale delle risorse umane. Ma devono poter acquistare opere, entrare nel mercato, per non percepire il museo o la galleria come un asettico luogo del bello.» E se le opere poi finiscono nei caveau? «Succede più spesso con i musei. In questi casi si fa comunque un grande torto alla cultura»
Il mercato giova anche alle opere che si svincolano dalla sponsorizzazione
Daniele Liberanome, direttore dello sviluppo del business di Gabrius, presenta i nuovi strumenti per la valutazione delle opere d'arte. Questo matrimonio tra finanza e arte può aiutare gli investitori e le aziende a entrare nel mercato dell'arte. Gli strumenti possono anche avvicinare la ricerca accademica al mercato dell'arte, contribuendo a far sì che gli atenei non si limitino ad essere dei "rivistifici". Tuttavia, le imprese devono essere sensibili alla mutazione e poter acquistare opere e entrare nel mercato senza percepire il museo o la galleria come un asettico luogo del bello. Se le opere finiscono nei caveau, si fa comunque un grande torto alla cultura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo