IL CASO Svolta nella guerra dei musei. Sgarbi rilancia: «Voglio anche il San Sebastiano» MILANO Inizialmente la Pinacoteca ha negato il «Cristo morto» a II Ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, si è presentato in anticipo all'incontro di ieri a Cortina d'Ampezzo. Ha estratto alcuni fogli che aveva in tasca e, quasi con abile regia, ha dato la notizia più attesa: «La decisione è definitiva: il "Cristo morto" del Mantenga andrà alla mostra di Mantova. Perché nulla è cambiate rispetto al 2002, quando l'opera venne trasportata nella stessa città». Dopo il parere negativo per ragioni di conservazione espresso dalla pinacoteca di Brera (dove l'opera è custodita) e la polemica sollevata da Vittorio Sgarbi, che presiede il Comitato nazionale per la grande mostra sul V centenario del Mantegna, il ministro da il via libera alla partenza dell'opera. Anche se il suo primo pensiero è il ringraziamento ai funzionari: «II ministro ha fiducia nei suoi collaboratori tecnici, e tuttavia cerca di rendersi utile quando viene richiesto il suo intervento». Seguono apprezzamenti anche per la sollecitazione che è venuta da Sgarbi, ma non per il metodo adottato. «Appena sono stato interpellato ho disposto, senza bisogno che questo, fosse fatto in maniera spettacolare, un sopralluogo per verificare se il "Cristo" fosse intrasportabile». A Brera è stata inviata una restauratrice dell'Istituto centrale per il restauro, «la più autorevole istituzione mondiale nel settore». Il sopralluogo ha confermato il parere dato dai funzionari in occasione del trasporto a Mantova dell'opera per la mostra del 2002: «può essere trasportata». La condizione è assolutamente identica. Sin dal 1999, infatti, il quadro è custodito in una teca a microclima stabile e con vetro antiriflesso. «Ferme restando le valutazioni di ciascun sovrintendente, il problema del ministro è accertare se il trasporto da Brera a Mantova possa apportare danni all'opera». Così non è, e quindi il «Cristo morto» partirà. «Abbiamo positivamente collaborato con Sgarbi dice Ruttili e con i tre sindaci delle città, che ci hanno chiesto di integrare fa disponibilità di opere nelle tre rispettive mostre». In totale saranno esposte 350 opere, 64 delle quali del Mantegna, provenienti da 140 musei. «La presentazione che ho già tenuto a Berlino della mostra è legata a un'impostazione alla quale tengo moltissimo: far conoscere non solo l'Italia delle grandi città, quella del Colosseo, degli Uffizi e di Piazza San Marco, ma anche l'Italia delle città mirabili che hanno un patrimonio unico al mondo e che debbono essere conosciute come punto attrattore per la nostra industria turistica». Prima del «Cristo» Rutelli aveva parlato delle altre opere richieste per la mostra e ancora incerte, elencandole una per una e giustificando il sì o il no al prestito. Nulla da fare per il «San Sebastiano» della Cà d'oro e per il «San Giorgio dell'Accademia» di Venezia. Passano l'esame, invece, il «Ritratto virile» degli Uffizi, la «Sant'Eufemia» del Museo di Capodimonte e il trittico di «San Zeno» a Verona (che poi sarà restaurato). Per la «Madonna con il bambino» dell'Accademia Carrara (che è privata) c'è il si del direttore e la perplessità del sindaco. E poiché sono in continua crescita le richieste di prestito da tutto il mondo per le nostre opere, il ministro ha annunciato che è venuto il tempo di dare a questa materia degli indirizzi coerenti. «Ho deciso di insediare un'alta commissione formata da sette personalità che nel mese di settembre formuli una proposta di linee guida concernenti il prestito di opere sulle quali il ministero esercita la sua tutela». Rutelli non dice i nomi dei commissari: «Li renderò noti nei prossimi giorni dopo aver interpellato una per una queste grandi personalità». Il risultato della commissione verrà presentato al costituito Consiglio superiore dei Beni culturali. «Confido ha concluso il ministro che da questo lavoro scaturiscano indirizzi stabili, non tali da aprire ogni volta una discussione». Un indiretto suggerimento ai sette saggi arriva da un ingegnere fiorentino, Maurizio Seracini, titolare della Editech, società che fa diagnostica dei beni culturali e già intervenuto all'«Adorazione dei magi» degli Uffizi: «Bisogna fare check up completi usando un metodo scientifico e redigendo schede clini-che per ciascun capolavoro, in modo da conoscerne con esattezza caratteristiche fisiche e chimiche prima di destinarlo a un prestito o di avviarlo a un restauro». Dal ministro è giunta poi l'indicazione che anche l'«Annunciazione» di Leonardo andrà a Tokio nel 2007, nonostante il parere sfavorevole del direttore degli Uffizi. «Ce lo ha chiesto il governo giapponese per quella che sarà la più grande mostra del Giappone: è un sacrificio che va fatto». Soddisfazione per la notizia da parte di Vittorio Sgarbi: «Ringrazio il ministro per la lungimiranza mostrata nell'aver compreso le ragioni di Stato di una mostra che lui stesso ha ritenuto di sostenere presentandola a Berlino. Era assurdo presentarla e poi negare l'opera più importante. In assenza di ragioni di conservazione, che non erano plausibili per il "Cristo morto", si è scelta la strada corretta di prestare l'opera. La giusta decisione di Rutelli stabilisce il primato dello Stato rispetto a una gestione privatistica di alcuni dirigenti di musei. Il risultato positivo raggiunto lo si deve al sapiente intervento del direttore generale Giuseppe Proietti, che ha diplomaticamente mediato». Ma poiché non può esistere uno Sgarbi buonista, ecco il rilancio: «Trovo comunque assurdo il "no" al San Sebastiano della Ca' d'oro, che la sovrintendente Nepi Sciré non vuole prestare. Non sono decisioni contro di me, è proprio una mentalità incomprensibile. Comunque se la tela è davvero in restauro, per realizzare questo intervento basta un mese e mezzo, e io aspetto il quadro alla mostra di Mantova entro il 15 ottobre». Dalla direttrice regionale della Lombardia a cui fa capo la pinacoteca di Brera, Carla Di Francesco, nessuna polemica: «La Sovrintendenza non lo sapeva, ma prendiamo atto della decisione del ministro. E una vantazione diversa, maturata sulla base di una perizia,' ed è una decisione definitiva». Il quadro andrà a Mantova.