PRESTITI. Mantegna da Brera. Sì del ministro allo spostamento del dipinto del Mantegna da Brera per l'esposizione curata dal critico d'arte: che rilancia: «Voglio anche il San Sebastiano» Vince Sgarbi: il «Cristo Morto» andrà alla mostra di Mantova. Parola di Rutelli ----------------------------- Potenza di un terremoto mediatico: Vittorio Sgarbi aveva fatto fuoco e fiamme e ora potrà esporre il Cristo morto del Mantegna alla mostra mantovana sul pittore padovano, al via il 16 settembre, dopo che nel 2005 i tecnici della Pinacoteca di Brera gli avevano negato il prestito. Glielo avevano negato perché giudicavano troppo precarie le condizioni di salute della tempera su tavola. Ieri è arrivata la retromarcia. Niente da fare, invece, per l'altro dipinto che Sgarbi voleva, il San Sebastiano della Ca'd'oro di Venezia: la tela è in restauro, era stato risposto no, no rimane e il critico promette un'altra battaglia per averlo: «La tela del San Sebastiano è più sana del Cristo Morto. Non possono dirmi di no». Una prima conseguenza di questa lotta è che il ministero avrà una commissione sui prestiti. A dare notizia del prestito concesso e rimettere tutto in gioco è niente meno che lo stesso ministro per i Beni culturali Rutelli, al quale s'era vivacemente appellato l'assessore alla cultura di Milano, critico d'arte e già sottosegretario del ministero con Urbani. Nel suo appello a mezzo stampa Sgarbi affermava che il quadro non poteva godere di eccellente salute nel 2002 per l'esposizione sui Gonzaga La Celeste galleria ed essersi ammalato negli ultimi quattro anni. Accusava Brera di mentire. In una prima battuta Rutelli scriveva però di poter «indirizzare», ma non voleva stravolgevere il parere dei suoi tecnici. Una posizione di rispetto apprezzata tra numerosi direttori di musei bersagliati di richieste e di restauratori. Sgarbi allora ha rilanciato: voleva una nuova perizia, aveva chiesto che potesse vedere il dipinto uno dei restauratori più conosciuti, Colalucci.Nel frattempo un articolo dello storico dell'arte Quintavalle, sul Corsera, in sostanza lo spalleggiava affermando che per i dipinti medioevali (tavole) i prestiti sono concessi facilmente, per i grandi maestri del Rinascimentono. Allora il dicastero ha inviato una restauratrice dell'Istituto Centrale del Restauro (ha sede a Roma) la quale ha dato il suo benestare. Smentendo la Pinacoteca. Con una decisione che può trascinarsi dietro altri effetti: «Abbiamo reso disponibili, anche con l'intervento del ministero -ha aggiunto Rutelli - altre opere richieste sia dal comitato organizzatore sia dai sindaci delle città. Penso che si tratti ora di decidere una linea guida per quanto riguarda i prestiti e le mostre. Per questo ho insediato una commissione di alto profilo scientifico perché si possa operare su binari di maggiore certezza». Traducendo: meno discrezionalità nei prestiti da parte di musei e soprintendenze e tecnici. La vicenda, senza precedenti, è emblematica: Sgarbi reputa il Cristo essenziale perché l'esposizione richiami le centinaia di migliaia di persone preventivate (e relativi incassi), Brera lo ritiene indispensabile nel suo percorso. E questo quando i musei ricevono costantemente richieste soprattutto dei capolavori (ricordate Buttiglione? Voleva portare la Venere di Botticelli in Giappone). «Per una direzione di museo è lecito decidere se prestare o meno un'opera - commenta Colalucci, che poi non ha compiuto la perizia per cui non si pronuncia su questo Mantegna. - La pittura su tavola è più delicata, viaggiare è sempre uno stress. È vero che il capolavoro in mostra attrae molto più pubblico, è un fatto psicologico». Dovuto dalla cultura dell'evento? «Sì, c'è la cultura dell'evento e c'è un'industria sviluppata intorno agli eventi - risponde.- Se è un modo per avvicinare la gente all'arte e a queste opere è cosa buona, ma non so se il fenomeno è positivo o meno».