La balena dimenticata. Abbandonata per anni sulla riva della diga di San Giuliano a Matera, è stata scoperta da un incredulo signore di Altamura, Vincenzo Ventricelli. L'uomo è corso a darne notizia alla Soprintendenza ai beni archeologici della Basilicata e ha scoperto che da più di cinque anni i funzionari erano a conoscenza dell'esistenza del reperto. Nessuno però in tutto questo tempo si era preoccupato d'intervenire. Ora la balena rischia di essere distrutta. UNA balena dorme da più di un milione di anni sulla riva di un invaso. A San Giuliano, vicino a Matera, la carcassa di quel gigante che affiora appena dai sassi ricorda che da quelle parti un tempo c'era il mare. Ora lì c'è un agriturismo. E c'è un uomo, Vincenzo Ventricelli, che nei caldi giorni d'agosto, passeggiando frai terreni di sua proprietà, si è accorto di quella strana presenza. Ha chiesto aiuto a chi, forse, poteva dargliene per mettere al riparo il prezioso tesoro. Ha chiamato la Soprintendenza ai Beni archeologici: «Veniteha dettoho trovato qualcosa che mi sembra importante». Ma prima nessuno gli ha dato ascolto. Poi qualcuno, fra le carte impolverate del museo Ridola di Matera, ha scoperto che di quel reperto già si conosceva l'esistenza da almeno cinque anni. Ed è qui che nasce il mistero della balena dimenticata. Lo scheletro risale a più di un milione di anni fa, all'età pliopleistocenica. È un fossile che supera i 15 metri e le cui vertebre (se ne riconoscono chiaramente almeno dodici) sono ancora l'una attaccata all'altra. Lo scheletro è praticamente intatto: ed è proprio questa la particolarità del reperto, praticamente unico al mondo. La sorprendente scoperta è stata fatta il 6 agosto da Vincenzo Ventricelli, altamurano di 69 anni, che ha notato i resti del gigantesco cetaceo passeggi andò nella sua proprietà, un agriturismo situato vicino alla diga di San Giuliano. Un ritrovamento di evidente eccezionalità anche per un profano. Vincenzo è subito corso a denunciare l'incredibile episodio ai carabinieri. Non era infatti riuscito a parlare con nessun funzionario del museo di Matera: «Sono tutti in ferie», si era sentito rispondere al telefono. Senza nemmeno immaginare che negli uffici della Soprintendenza della Basilicata sapessero già da anni dell'esistenza della balena. «Un'incuria ingiustificabile». Antonio Ferrante, nipote del proprietario dell'agriturismo che si sta interessando appassionatamente alla vicenda, stigmatizza così il comportamento dei funziona-ri del museo. «I resti del cetaceo dicesono a mezzo metro dall'acqua e si trovano sotto una parete franosa. Potrebbero essere sommersi o distrutti da un momento all'altro». In realtà, proprio l'acqua, in tutti questi anni ha protetto la balena, nascondendola agli occhi dei curiosi. Ora invece l'acqua si è ritirata, l'argilla che copriva le ossa è stata portata via. La balena che dorme da un milione di anni è tornata alla luce. Soltanto ora, dopo la denuncia di Vincenzo, la Soprintendenza ha deciso d'intervenire. Lo scheletro è stato messo al riparo: lo hanno coperto con un telo e sotterrato sotto una montagna di sacchi di sabbia. Un intervento d'urgenza, evidentemente. Che però poteva essere realizzato quando i funzionari del museo, cinque anni fa, videro affiorare il prezioso fossile per la prima volta. Perché tanti anni di noncuranza? Alla Soprintendenza non c'è nessuno che voglia dare spiegazioni. Parlano però i fatti. All'epoca del ritrovamento nessuno pensò che fosse necessario avvertire il ministero per i Beni culturali. Qualcuno disse che sarebbe stato comunque inutile. Il fossile non era riconoscibile da parte di occhi inesperti. E poi era ben protetto da rocce e acqua. Soldi, comunque, per tirar fuori da quel nascondiglio la balena non ce n'erano: non c'erano denari per pagare il riscaldamento del museo, figurarsi per imbarcarsi in un'avventura del genere. D'altronde, a Matera non c'era e non c'è proprio nessuno che possa certificare effettivamente che tipo di essere sia nascosto sotto quelle rocce, né che possa dire da quanto tempo quello scheletro si trovi lì. La Soprintendenza, infatti, non conta fra i suoi dipendenti alcun paleontologo. Insomma, fra un assurdo e un paradosso sono trascorsi cinque anni di silenzio. Fino alla scoperta di Vincenzo Ventricelli. Dopo la sua firma su un pezzo di carta davanti a un carabiniere, i funzionari del museo i soldi li hanno dovuti trovare: quattromila euro per l'intervento d'urgenza. «Ora però ci vuole qualcosa in più - dice Ventricelli - Ci vuole che il ministero intervenga. Ma bisogna far presto. Prima che arrivi l'inverno. Prima che la balena di San Giuliano torni a dormire per chissà quanto altro tempo sotto le acque della diga».