"Ben vengano indici, analisi e statistiche. Purché siano obiettivi e non difendano lobby artistiche come quella dell'arte povera, che sta condizionando il mercato in Italia». È la premessa di Nicola Loi, già gallerista e ora responsabile dello Studio Copernico, che si occupa della promozione e realizzazione di mostre per la valorizzazione degli artisti. La "finanziarizzazione" dell'arte non la spaventa? «L'opera, se vale davvero, non ci perde e non ci guadagna nulla. Non si sporca, è la speculazione a far male: ma riguarda opere che poco comunicano e molto interesse suscitano.» E dove sta il confine? «Lo coglie un occhio attento, formato. Per questo è fondamentale che gl'indici siano compilati da persone di provata competenza.» E delle banche che accumulano quadri e si trasformano in cassaforte a doppia mandata, che ne pensa? «Mi pare ci sia stata un'inversione di tendenza, non è più così. Le istituzioni finanziarie hanno capito che il ritorno d'immagine mutuato dall'arte è fondamentale. Il problema, semmai, è un altro.» Quale? «Che questo tipo di acquirente difficilmente arriva all'arte contemporanea. Le banche al massimo arrivano all'Ottocento.» Come spingere lo sguardo più vicino a noi? «Devono entrare in gioco i consulenti.» Il mercato dell'arte sta attraversando un buon periodo? «La cultura dell'investimento in arte, anche per quel che riguarda la scultura, sta indubbiamente crescendo. Anche a livello pubblico. Ed è davvero un buon segno che da qualche anno sì sia iniziato ad abbellire gli uffici. Non solo dal punto di vista economico.»