Chiesa fondata 1300 anni fa Il progetto è di farne una delle tappe nel tour del circuito museale San Gregorio, gioiello recuperato Tre anni di restauri, oggi il cardinale Sepe rende omaggio alle reliquie di Santa Patrizia IL VENTO DEL RESTAURO soffiato su una scena di Paradiso. La chiesa di San Gregorio Armeno, la sua volta d'oro che ora mozza il fiato con il succedersi dei trionfi di Cristo e di sua Madre, accoglie stamane la festa di santa Patrizia dopo quasi tre anni di lavori. E sarà il nuovo vescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, ad innalzare per il popolo la reliquia del Sangue verso il Cielo, di nuovo rivelato da un recupero che fa di San Gregorio una delle più belle chiese della città. Se non la più bella. Ieri le trentacinque suore Crocifisse che abitano il complesso di san Gregorio Armeno hanno vestito altari, lucidato pavimenti, decorato, spolverato, spostato, trasportato, smontato e rimontato praticamente ogni cosa in un complesso secolare ed enorme per il quale tanto è stato fatto e tantissimo re- sta da fare. La veste per il cardinale è stata preparata ieri sera nella storica sala dell'Adorazione che, con le tracce dei fili elettrici nuovi ancora in vista, incarna la situazione di un luogo, fabbrica di spirito e di identità culturale, a metà del guado di un restauro imponente quasi quanto una fondazione. Se è rinata la chiesa più bella di Napoli, fondata mille e trecento anni fa da un manipolo di donne d'acciaio che sfidarono l'imperatore caricandosi in spalla le reliquie di San Gregorio e le immagini sacre in una biblica fuga da Oriente a Napoli, il complesso dove è incastonata ha ancora tante necessità. Urgenti. Necessità che si accavallano ad una velocità cui spesso la burocrazia e la scarsità dei fondi non sa tener dietro. Cade un fulmine e le necessità dell'impianto elettrico scavalcano il progetto di restaurare la splendida fontana seicentesca del resta sacre chiostro, che ieri ancora perdeva acqua come un qualunque lavandino. Metà del chiostro minaccia di lacerarsi sotto lo strappo delle colonne verso l'esterno e partono i lavori urgenti. Ma per l'altra metà niente da fare. Eppure l'umidità che sale dalle cavità della città sta facendo un lavoro inesorabile sulla cittadella delle donne d'acciaio. Le loro ultime eredi, le suore Crocifisse, la combattono come combattono la povertà, la fame degli umili, la solitudine dei senza casa, l'ignoranza. Un destino, infatti, sembra portare a San Gregorio tutte donne fatte d'altra stoffa. San Gregorio non fu fondato per Santa Patrizia, che vi fu traslata, con la reliquia del Sangue, solo quando fu chiuso il monastero a lei dedicato nel 1864. Eppure le sembra cucito addosso come un abito. Come le suore armene si portarono via in spalla la Madonna e San Gregorio, ribellandosi all'imperatore iconoclasta e negandogli il diritto di impicciarsi di fede al posto del Papa, lei, che di sangue imperiale era, fuggì per mare in una ribellione al mondo che, tredici secoli fa, valeva la santità. Prese il velo dopo la sua fuga. E scelse Napoli per vivere. Tutte le vie portano le donne d'acciaio a San Gregorio. Madre Floriana e madre Rosaria, che guidano l'ultimo manipolo, sono all'altezza della tradizione per la tenacia con la quale non solo svolgono la lora missione, ma presidiano i luoghi e le immagini. Ma non sono le padrone di casa. Sono ospiti dello Stato. Chiesa e complesso appartengono infatti ad un particolare ed autonomo fondo, incastonato nella struttura del ministero dell'Interno, il Fec, cui si devono i lavori di restauro. L'uomo che ha le chiavi di casa è un prefetto, Francesco La Motta che insegue il progetto di fare di San Gregorio una delle tappe di un circuito museale ai Decumani formato dai gioielli che al Fec appartengono. E uno dei suoi traguardi, non solo per l'amore per la sua città. Ma anche lui deve fare i conti con un altro pezzo di Stato, la Sovrintendenza, che, ovviamente, deve autorizzare lo spostamento di ogni chiodo e seguire i lavori. Ed in questo il prefetto La Motta non differisce da un qualunque altro padrone di casa che debba restaurare un edificio vincolato. C'è poi la cronica, nota, scarsità di fondi che insegue gli amministratori. Ma oggi, quando il cardinale alzerà la reliquia al Cielo spazzato dal vento, sembrerà possibile portare l'opera a termine. Per ritrovare la cittadella di Patrizia e delle altre, le donne che fecero, e continuano a fare, il cuore di Napoli.
IL RESTAURO. Napoli. Tornano le meraviglie di San Gregorio
La chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli è stata restaurata dopo tre anni di lavori e oggi ospita la festa di Santa Patrizia. Il cardinale Crescenzio Sepe ha preparato la reliquia del Sangue di Santa Patrizia per essere innalzata al cielo. La chiesa è stata fondata 1300 anni fa da donne che sfidarono l'imperatore caricandosi in spalla le reliquie di San Gregorio e le immagini sacre. Il complesso è stato restaurato, ma ci sono ancora necessità urgenti, come il restauro della fontana seicentesca e la manutenzione delle colonne. Le suore Crocifisse, che abitano il complesso, hanno lavorato duramente per preparare la chiesa per la festa.
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