IL MONDO DELL'ARTE CONTEMPORANEA REAGISCE CON FREDDA CORTESIA ALLA PROPOSTA DI COLLABORAZIONE DEL CRITICO-ASSESSORE L'arte contemporanea, in cui Torino eccelle a livello europeo, può essere un'occasione di dialogo e di proficua collaborazione con Milano per incentivare il turismo internazionale, ma è prematuro considerarla la base di un'allenza più organica e tantomeno di un unico sistema culturale. Mancano ancora i presupposti e i servizi indispensabili. E' quanto rispondono in sintesi i presidenti del Castello di Rivoli, della Gam e della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Vittorio Sgarbi e Fiorenzo Alfieri, rispettivamente assessori alla Cultura di Milano e Torino. Nel numero di settembre del «Giornale dell'Arte» Sgarbi, nel riconoscere il primato di Torino come capitale dell'arte contemporanea, le propone di allearsi con Milano, in una prospettiva che Alfieri già chiama «polo culturale» del Nord-Ovest», dove le due città potrebbero vivere in «osmosi, collegate dai treni ad alta velocità. «L'unione di due localismi non crea per forza un soggetto internazionale» dice Cesare Annibaldi, presidente del Castello di Rivoli. «Torino, nel mondo dell'arte contemporanea è già un polo di riferimento. Lo stesso Sgarbi lo riconosce. Ciò non toglie che sia proficua la collaborazione con Milano. Ma bisogna individuare i modi. Quello più facile e scontato è di organizzare iniziative comuni. Più utile sarebbe una concertazione per rafforzare nel mondo la credibiità del sistema italiano dell'arte contemporanea, per migliorare i contatti con gli artisti, farli venire nel nostro paese». Naturalmente bisogna trovare anche sintonie e linguaggio condivisi. Il Castello di Rivoli dal prossimo 25 ottobre dedica una mostra a Claes Oldemburg e Coosje Van Bruggen. Sono gli autori di quel monumento intitolato «Ago, filo e nodo» che Milano ha posto in piazzale Cadorna, ma che Sgarbi riterrebbe più opportuno ricollocare altrove: «Starebbe benissimo in un parco, magari in periferia». Come la mettiamo? «L'amico Sgarbi - sorride Annibaldi - può interpretare l'arte contemporanea come vuole, ma noi continuiamo a considerare Oldemburg e Van Bruggen due grandi artisti». Ancora più netta è Patrizia Sandretto, presidente della Fondazione Sandretto Re-Rebaudengo: «Siamo d'accordo a dialogare con Milano. Siamo sempre favorevoli a collaborare. Ne è un esempio la Triennale di Torino. Ma ritengo che l'esperienza trentennale che Torino ha maturato nel settore non sia esportabiie a Milano. E' fritto di una programmazione e di progetti che il pubblico ha scelto, così come sceglie di frequentare una particolare università. Anche gli artisti guardano a Torino percbè sanno come lavora. Sono felice che Sgarbi riconosca la nostra eccellenza. Mi ero stupita quando in un'intervista all'Espresso aveva definito Francesco Bonami, direttore artistico della nostra Fondazione, "un pittore fallito". E soprattutto, che non ha un'idea in zucca». Il pensiero di Giovanna Gattaneo, presidente della Gam, va invece ad Alfieri: «Il suo progetto di polo culturale fra Torino e Milano è affascinante. Per realizzarlo ha però bisogno di strutture. In questo caso la cultura è schiava dei trasporti. Finchè non ci sarà l'alta velocità è difficile pensare che in una sera si possa andare a un vernissage a Milano e poi arrivare per tempo a una prima del Regio. E' vero, le due città sono divise solo da 110 chilometri, ma sappiamo noi che fatica facciamo per portare a Torino i giornalisti, anche quando si organizzano grandi manifestazioni. Dobbiamo allestire carovane di puilman». Amiibaldi: «Il polo culturale è una buona idea, ma dobbiamo trovare una sintonia» Aperti al dialogo, ma con le riserve del caso Patrizia Sandretto: «Fa piacere che ora Vittorio riconosca il buon lavoro Tatto a Torino. Proprio lui definì il nostro direttore un pittore fallito e senza un'idea in zucca».