Non è stata una vera e propria tirata d'orecchie, ma un caldo invito, a onor del vero, questo sì: basta coi Van Gogh chiusi nei caveau, fuori i Messina dagli scantinati. L'ha rivolto a banche e fondazioni Giuseppe Zadra, direttore generale dell'Abi (Associazione bancaria italiana), in una recente audizione alla commissione Cultura del Senato. «È opportuno rivolgere alcune riflessioni - sono parola sue - poiché molte banche hanno accumulato nel tempo una tate quantità di opere d'arte da non riuscire più a gestirla». La finanza, insomma, complici le Borse che grattano il fondo, si è ubriacata d'arte, e l'arte, sempre più, sta legando i suoi destini alle scelte dei manager. Assicurano i vertici italiani di Sotheby's, casa d'aste tara le più importanti al mondo: nel 2002 le vendite di sculture, dipinti, e grafiche hanno fatto registrare un aumento del 20 rispetto al 2001. Tra gli acquirenti, parecchie maison d'investimenti. Che non si tratti di amori stagionali, lo si evince dai piccoli tesori allestiti negli anni. Banca Intesa possiede la più importante collezione nel panorama artistico occidentale d'icone russe, dal XIII al XIX secolo, la Banca Nazionale del Lavoro ha una vasta proprietà di dipinti, tra cui la "Collezione Roma" nata dalla passione di Cesare Zavattini per le pitture formato cartolina, il Credito Valtellinese gestisce due gallerie. L'elenco potrebbe occupare un'intera pagina, se contemplasse anche gli interventi di finanziamento riservati a restauri, kermesse e mostre. L'arte ha sempre rappresentato, insomma, per gli istituti di credito, un terreno fertile sul quale costruire attività culturali all'incrocio tra dimensione non profit, impegno civile e marketing. Tuttavia, ciò che sta assumendo negli ultimi tempi un molo prioritario è la visione dell'arte come investimento alternativo. Quadri e sculture meglio delle azioni, dei mattoni, dei titoli di stato e delle speculazioni sulla valuta. Citibank, tanto per intendersi, ha varato L'Art Advisory Service, un servizio di consulenza in arte per clienti dal patrimonio a sei zeri, mentre Ubs, allo scopo, dedica un'intera divisione. Le case d'investimento si stanno attrezzando per cogliere tutte le opportunità offerte da questo nuovo mercato. Al punto che, oggi, a Milano, due società specializzate Datamat e Gabrius, presentano i primi indici obiettivi riservati ai professionisti, simili al Mibtel di Piazza Affari, o al Dow Jones di Wall Street, per una valutazione quanto più oggettiva possibile dell'investimento in arte. Il meccanismo è lo stesso in base al quale si stabilisce il valore del titolo Fiat sul Mib 30: vengono considerate solo le opere d'arte battute all'asta, calcolando la media dei prezzi fatti registrare nelle ultime sedute certificate. L'analisi viene fatta sia per i singoli artisti sia per i movimenti, di modo che l'indice può rivelare un cubismo "in ascesa" e un impressionismo "in stallo". Un secondo "listino" confronta invece la media dei riscontri d'asta con le valutazioni delle principali case, fornendo i presupposti per una certa omogeneità nelle stime, soprattutto in riferimento a ipotetiche "sopra" o "sotto" valutazioni. Gabrius ha messo a punto anche un terzo strumento d'analisi, presentato sempre a Piazza Affari, che si rifà al mercato delle commodities. Semplificando grossolanamente, si cerca di valutare un'opera d'arte spogliandola dagli optional: come per un'automobile si perviene al prezzo base sottraendo il valore dell'autoradio, de climatizzatore o dei cerchi in lega così, per un Picasso, si cerca di determinare il prezzo dell'opera in sé, sommando successivamente il fatto che sia di un dato periodo, che sia un olio su tela, che sia sempre appartenuto ad un solo collezionista, ben conservato e via dicendo. L'utilizzo di questi strumenti, finalizzato ad una corretta allocazione delle risorse, non è secondario. Per un private banker consigliare di acquistare De Pisis o Fontana è ben diverso dal consigliare una tempera di De Pisis o un olio di Fontana. E chi nel 2001 avesse acquistato un olio italiano contemporaneo si ritroverebbe oggi con un guadagno a due cifre mentre i principali indici borsistici mondiali a due cifre sono in perdita. Anche in fasi di Borsa crescente esiste comunque un rapporto diretto tra il ciclo del mercato azionario e quello dell'arte contemporanea: quando l'indice di borsa mondiale sale di un punto percentuale, quello dell'arte cresce di 3,6 punti. Non è poco.