Novemila visitatori in 15 giorni per Caravaggio alla Soprintendenza e ora tocca a Laurana Possibile che un'opera d'arte tra le più importanti al mondo si possa trovare proprio lì, in quel luogo inatteso, a portata di mano o meglio di vista? Questa è la domanda che, in primavera, potrebbe essersi posta la coppia di turisti nell'apprendere che la tela con il Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio era ospitata nella sede della Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, sulla frequentata piazza Duomo. Lì attraeva l'occhio uno stendardo che sulla prua di un edificio maestoso e severo mostrava i tratti gentili di una fanciulla poggiata su un letto di umida terra brunastra. Il viso d'adolescente, accarezzato da amorevoli dita di luce, emerge a fatica dallo sfondo di tizzone bruciato reso ancora più intenso dal biancore accecante che invade l'aria. Le labbra tumide si aprono come la corolla di un fiore carnoso, gli archi delle sopracciglia nascondono le palpebre che serrano, per sempre, due occhi, un tempo, splendenti, la curva sensuale del collo è segnata dal confine di una ferita profonda e crudele inferta dal pennello di Caravaggio affilato come il coltello di un carnefice. Il petto virginale, pudicamente avvolto in un sudario di ruvido sacco, è accarezzato da un chiarore che si consuma come una lenta luce notturna. La martire siracusana Lucia è distesa sulla terra che sembra già volerne inghiottire il corpo ancora prima che i possenti fossori possano compiere la pietosa opera della sepoltura. Nell'immagine della santa e di coloro che l'accompagnano nel viaggio estremo non c'è nulla di eroico. «Caravaggio - scrive Nicola Spinosa - ancora una volta spiazza tutti raccontando un fatto epico come se si trattasse di un fatto di cronaca». Ed è proprio questo senso di spiazzamento e di sorpresa che coglie e invade l'osservatore, il turista di passaggio. E' come se durante la festa del patrono la statua del santo scendesse fra la gente fermandosi a parlare delle cose di tutti i giorni o intrattenendosi a giocare con i bambini. Io e Caravaggio, gli allievi di una scuola e Caravaggio, la gita aziendale e Caravaggio. A Michelangelo Merisi avrebbe senza dubbio fatto piacere questo bagno di folla estasiata (circa 9.000 persone in due settimane), questa escursione termica di calore nel tepore pallido di un quotidiano turistico che sembra formattato su percorsi fotocopia. Immaginandolo ai nostri giorni immerso, come avvenne nel passato, nelle antiche atmosfere siracusane delle quali seppe cogliere l'immensa potenza evocativa, avrebbe goduto della visione discreta e quotidiana del suo capolavoro. Forse si sarebbe nascosto tra la gente per coglierne gli umori, verificarne in diretta le emozioni, registrarne i commenti. In un immaginario quadro nel quadro ci piace immaginare Caravaggio che si ritrae mentre guarda il pubblico che guarda, stupito, la tela con la "sua" Santa Lucia. Tra gli elementi di una "grammatica del vedere" isolare un elemento riveste una grande importanza: se un'opera d'arte viene, per un breve periodo di tempo, estrapolata dal proprio contesto, non sempre per scelta volontaria ma, per esempio, come conseguenza del trasferimento da un luogo all'altro, attira su di sé l'attenzione rimandando, però, alla collocazione d'origine: una chiesa, una palazzo antico, un giardino o un museo. Oggi la tela del Caravaggio, dopo la breve sosta nella bianca conchiglia di pietra del palazzo della Soprintendenza, riposa tra la gente della "Borgata" all'interno della chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, accanto ai luoghi memori di una devozione antica. Ora un'altra bandiera nera veleggia sulla prua dell'edificio severo della Soprintendenza e mostra stavolta i tratti gentili di una Madonna candida come la neve che tiene in braccio, amorevole, un bambino. E' proprio il bimbo, che regge la sfera del mondo quasi fosse una palla di gomma, che sorride invitandoci ad entrare. Visto da vicino il grande pannello scuro che ondeggia al vento porta una scritta: "Francesco Laurana due sculture dal territorio siracusano". Un altro museo tra la gente. Per la gente.