Ai piedi di una torre storica Gela. L'abusivismo edilizio dilaga ancora. Nella Sicilia, regione italiana in cui si compiono più abusi edilizi nelle coste, Gela rappresenta una delle roccaforti in fatto di abusivismo. Un fenomeno duro a morire nonostante la linea dura adottata nell'ultimo anno dalla Procura di Gela verso gli amanti del "mattone selvaggio". Ed a Gela sono proprio tanti. La lista è lunga e non comprende solo chi ha martoriato intere aree per realizzare ville ed abitazioni. Ora c'è chi arriva a trasformare in "cosa loro" interi costoni, vincolati in parte dal demanio, per realizzare non solo residenze estive da sogno, ma anche strade private che rendersi più agevole l'accesso in spiaggia. Una storia che ha tutti gli ingredienti per assumere i connotati dell'incredibile se si pensa che lo scempio è stato consumato ai piedi della storica torre di Manfria (una torre d'avvistamento la cui edificazione - secondo alcune fonti - risalirebbe alla seconda metà del '500), in una zona in parte vincolata dal demanio. A scoprirlo sono stati, l'altro ieri pomeriggio, gli agenti della squadra nautica del Commissariato di polizia di Gela. Erano a bordo del natante e stavano effettuando un servizio di vigilanza lungo tutto il litorale volto ad arginare reati ambientali. Giunti nello specchio d'acqua antistante la torre di Manfria si sono trovati al cospetto di uno spettacolo allucinante. Il costone roccioso ai piedi della torre era stato sventrato dall'opera scriteriata dell'uomo per realizzarvi ville e strade private d'accesso a mare delimitate da muretti ed inferriate. E come se non bastasse dalla spiaggia l'ingresso alla strada era stata precluso con l'installazione di un cancello. Alla vista di quello scempio, i poliziotti sono rimasti senza parole. «Il troppo stroppia», recita un vecchio proverbio, ma in questo caso gli autori di quell'abuso hanno proprio esagerato. Dell'incredibile abuso, i poliziotti hanno subito informato la Procura e la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta. Ora l'area è destinata a finire sotto chiave su ordine della magistratura. La polizia di Gela, con in testa il vice questore Salvatore La Rosa e il commissario Giovanni Giudice, in queste ore sta lavorando alacremente per dare un volto ed un nome ai responsabili di quell'abuso. I sospetti sono concentrati principalmente su una persona, la cui abitazione insiste in quella zona, la quale - secondo gli inquirenti - avrebbe agito con il benestare degli altri proprietari delle ville. La polizia ritiene che i lavori di sbancamento del costone siano stati eseguiti nel tempo e durante le ore notturne per non dare nell'occhio. Dei lavori non si era accorto nessuno visto che la parete rocciosa "violentata" dall'opera dell'uomo non è visibile da terra, ma solo da una barca. Le opere abusive potevano essere scorte solo dal mare. Così gli abusivi l'hanno avuta vinta. Solo che ora dovranno fare i conti con gli strali della giustizia che - promettono gli investigatori - non tarderanno ad arrivare.
Gela, costone sventrato da costruzioni abusive invisibili da terra
A Gela, in Sicilia, è stato scoperto un abuso edilizio di grande entità. Ai piedi della torre storica di Manfria, sono state realizzate ville e strade private con muretti ed inferriate, limitando l'accesso alla spiaggia. Gli agenti della squadra nautica del Commissariato di polizia di Gela hanno scoperto lo scempio durante un servizio di vigilanza. La Procura e la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta sono state informate e l'area è destinata a essere chiusa. La polizia sta lavorando per identificare i responsabili, che sono stati sospettati di aver agito con il benestare degli altri proprietari delle ville.
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