Stagioni teatrali, musica e danza, ma anche summit internazionali. Sarà questo il futuro di Villa d'Este a Tivoli che ieri, alla presenza del ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, ha compiuto un nuovo, importante passo avanti sulla strada del suo completo recupero. La spettacolare Fontana dell'Organo, che emette una melodia grazie a un paricolare meccanismo idraulico con la semplice pressione dell'acqua senza la presenza di un musicista, è tornata a suonare dopo duecento anni. Accanto ad essa ha ricominciato a zampillare anche la Fontana della Civetta, dove il canto degli uccelli scaturisce da un delicato allestimento coreografico, voluto dal maestro Emilio Farina, che restituisce al monumento l'idea dell'antico aspetto originario. «L'Italia recupera uno dei parchi storici più conosciuti nel mondo e che più hanno ispirato la fama dei giardini all'italiana - ha detto Urbani - perché non ci siamo limitati a intervenire sui singoli manufatti ma ci si è invece posti l'ambizioso obiettivo di recuperare la grandiosità della villa nel suo insieme, restituendo persino gli effetti sonori delle fontane perduti da secoli e ancora presenti nella memoria collettiva». Il restauro dell'intero complesso monumentale, voluto a metà del Cinquecento dal cardinal Ippolito d'Este, secondogenito di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d'Este, duca di Ferrara, ha coinvolto anche gli affreschi del piano superiore della Villa e quelli di due sale al piano sottostante, il mosaico della volta nei corridoi e l'intero porticato del cortile. Una prima parte dei lavori, costati fino ad oggi circa 6 milioni di euro, di cui una buona percentuale proveniente dai fondi del Lotto, si era conclusa nel gennaio del 2000, quando l'installazione di un depuratore per ripulire le acque dell'Amene, aveva consentito un primo ritorno degli zampilli su alcune delle spettacolari fontane, come quel la di Venere all'ingresso della Villa. Dal fiume, infatti, grazie a una straordinaria opera di ingegneria idraulica, si alimentano tutte le fontane della splendida dimora rinascimentale. Oggi, con la fontana della Civetta e quella dell'Organo si è giunti al recupero di circa il 70 per cento delle opere in programma. «Ma per il totale recupero della struttura serviranno ancora un paio d'anni - ha dichiarato Costantino Centroni, sovrintendente al Patrimonio storico e artistico del Lazio - perché dobbiamo ancora intervenire su oltre mille metri quadrati di affreschi su un totale di tremila, e cercheremo di riportare al loro aspetto autentico altre fontane che nel corso dei secoli sono state del tutto snaturate». Accanto al restauro squisitamente artistico, sulla celebre residenza estense sono stati fatti anche interventi di servizio come il sistema di accesso per i disabili, una nuova segnaletica, il ristorante in terrazza, bookshop e postazioni multimediali. Amata da Listz e D'Annunzio Villa d'Este, monumento fra i più famosi del mondo, amato da Franz Liszt e Gabriele D'Annunzio, fu costruito tra il 1551 e il 1572. A volere la realizzazione di questo gioiello artistico e architettonico fu il governatore di Tivoli, il cardinale Ippolito d'Este, figlio di Lucrezia Borgia e del suo terzo marito, Alfonso I d'Este, duca di Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Nato a Ferrara nel 1509, Ippolito d'Este a dieci anni era già stato nominato cardinale, ruolo che cominciò a ricoprire effettivamente solo nel 1540. Dieci anni dopo Papa Giulio III gli conferì la carica di governatore di Tivoli. Quello che in origine era un convento benedettino, però, non piacque troppo a Ippolito d'Este, uomo molto ambizioso e desideroso di sfarzo e lusso. Ci pensò Pirro Ligorio, architetto conosciuto per la sua stravaganza ed erudizioene, insieme allo stesso Ippolito, a progettare e poi a far costruire il monumento su una collina che si affacciava sulla vallata solcata dall'Aniene. Per non rovinare il panorama, il porporato fece evacuare e poi demolire un intero rione. Il parallelepipedo che forma la villa, cominciò così a emergere adiacente alla chiesa di Santa Maria Maggiore, di epoca romanica. Tra gli ambienti più raffinati e decorati di questo capolavoro del Rinascimento, il «Salone del trono» e la stanza da letto del cardinale con il soffitto abbellito con legni policromi.